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La magia del Palazzo del Quirinale

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giardini Palazzo del Quirinale

Alla base del mio lavoro di ricerca sulle attività svolte dalle decine di “artisti” (così ho definito i super tecnici) che si occupano della conservazione, del restauro e della valorizzazione del Patrimonio Artistico del Quirinale, c’è l’idea che la particolare situazione presente nel Palazzo che ospita la Presidenza della Repubblica, cioè la concentrazione di opere d’arte e di competenze sicuramente fuori dal comune, generi non solo un buon lavoro ma anche nuove conoscenze e quindi ricadute scientifiche e artistiche per tutto il Paese. Sinteticamente “le concentrazioni di eccellenze ne producono di nuove”. Questa idea non è solo mia, ma è alla base dello sviluppo scientifico e artistico del Rinascimento italiano. C’è da aggiungere che a differenza dei musei (le altre strutture dove è possibile trovare tante opere d’arte riunite nello stesso ambiente), il Palazzo del Quirinale è un luogo dove centinaia di persone vivono gran parte della propria giornata, e non solo come impiegati. Il Palazzo ogni giorno è al centro dell’attenzione degli italiani. Certo, c’è anche l’aspetto museale, ho già ricordato che è aperto al pubblico cinque giorni su sette, compatibilmente con le attività di rappresentanza ufficiale; ci sono visite guidate, ma queste non interferiscono con la specificità del Quirinale. 

Il luogo, il palazzo e il contenuto

Per secoli il “Colle” (collis) come il Quirinale è chiamato per differenziarlo dagli altri “mons, è stato considerato un luogo magico, sul quale sorgevano i templi dove si veneravano gli dei legati alla salute, e gli dei più importanti. Un esempio per tutti: prima che sul Campidoglio, era qui che veniva onorata la “triade capitolina”, nel “Capitolium vetus”, il santuario arcaico dedicato a Giove Ottimo Massimo. Questo santuario era precedente al più grande tempio di Roma, quello fatto erigere da Tarquinio Prisco nel VI secolo a.C. sul Campidoglio, nel quale Giove Capitolino aveva alla sua destra Minerva e alla sua sinistra Giunone. Giove Ottimo Massimo è il “Giove” nume tutelare dei romani, “Triade Capitolina” è il nome attribuito nel secolo scorso a una statua del II secolo d.C. rinvenuta nello scavo di una grande villa romana, nel parco dell’Inviolata a Guidonia e Montecelio. La statua rappresenta, sedute sullo stesso trono, Minerva, Giove e Giunone; ho usato questa denominazione come semplificazione, anche se ho potuto constatare di persona, osservando il complesso marmoreo esposto ora nell’ex convento di San Michele a Montecelio, che i piedi delle tre divinità sono consumati e lucidi a causa della devozione dei fedeli. Per i più curiosi segnalo che “colle” era il nome che i romani davano a più colline unite insieme, mentre le colline singole erano chiamate “mons”. InGeomorfologia di Roma del professor Maurizio Del Monte, potrete leggere che il Campidoglio e il Quirinale erano uniti tra di loro; fu Traiano che fece abbattere il collegamento per dare spazio a quello che ancora oggi conosciamo come il Mercato di Traiano. Di questo antico fasto restano sulla piazza del Quirinale la fontana con le due statue dei Dioscuri (Castore e Polluce), statue del terzo secolo d.C., provenienti dalle terme di Costantino, che secondo l’iscrizione sul piedistallo sono copie di opere di Fidia e di Prassitele. Una ulteriore curiosità: i due cavalli che affiancano i Dioscuri hanno condizionato l’oronimo che il popolo romano ha attribuito al “colle”, che a partire dal Medioevo è stato chiamato “Monte Cavallo”. 

Il Palazzo del Quirinale

Il Palazzo del Quirinale ha una sua storia di oltre quattro secoli: la storia dell’evoluzione degli edifici che costituiscono il complesso è un capitolo importante dello sviluppo dell’architettura, ed è naturalmente condizionata dalla funzione del Palazzo.  È possibile infatti leggere l’evoluzione dell’architettura e della struttura stessa del complesso in base alla storia dei suoi inquilini o dei suoi proprietari. Tutto inizia tra il 1400 e il 1500, quando il colle, che già in età imperiale era un luogo riservato alle famiglie importanti, diventa l’area sulla quale i cardinali costruiscono ville a metà tra residenze abituali e case di campagna. Oliviero Carafa era uno di questi cardinali che aveva una villa con una vigna proprio sull’area dell’attuale Palazzo. Quando il cardinale Ippolito d’Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia, decise di aumentare la sua presenza a Roma, prese in affitto la villa del Carafa e trasformò la vigna in un giardino adeguato al proprio stile di vita.  A Tivoli egli aveva trasformato il monastero, che era la residenza del potere papale, nella sontuosa villa che ancora oggi è possibile visitare. Successivamente Gregorio XIII (Ugo Boncompagni), che aveva collaborato con il “cardinale nipote” Carlo Carafa prima di diventare papa, si sdebitò facendo realizzare, a proprie spese (a Monte Cavallo, dall’architetto Ottaviano Mascarino), una villa degna del suo stato papale ma sulla proprietà dei Carafa. La villa fu inaugurata dal Papa nel 1580. Fu il suo successore Sisto V ad acquistare dai Carafa la villa di Monte Cavallo e a trasformarla, con l’intervento di Domenico Fontana, in Palazzo per la residenza estiva dei papi. Sisto V morì nel Palazzo, i pontefici che seguirono trasformarono la sede estiva in residenza “laica”, cioè in un palazzo in cui rappresentare il potere temporale: a questo si dedicarono architetti e artisti del calibro di Flaminio Ponzio, Guido Reni, Carlo Maderno, Gianlorenzo Bernini, Pietro da Cortona. Proprio al Bernini venne affidata la realizzazione della “Loggia delle benedizioni”, che di fatto trasformò il Palazzo, unificando nel Quirinale entrambi i poteri papali. Alessandro Specchi e Ferdinando Fuga completarono l’assetto del complesso e fu proprio Fuga ad adattare il giardino e a realizzare la “Coffee-house” nell’elegante stile del 1700. Quando i Francesi occuparono Roma (1808), e portarono in Francia Pio VII, modificarono il Palazzo che era il simbolo dei papi, per rappresentare adeguatamente il potere imperiale, ma Napoleone non vi abitò mai. I pontefici che seguirono, dal ritorno di Pio VII fino a Pio IX che fu l’ultimo ad abitare nel palazzo, contribuirono a consolidare l’aspetto simbolico del Palazzo, che diventò “Reggia sabauda” dopo la conquista di Roma e lo spostamento della capitale del regno a Roma (1871). In questo ruolo il Palazzo venne arredato per renderlo all’altezza della monarchia. Con l’avvento della Repubblica, la funzione di rappresentanza del Palazzo come Sede Presidenziale (dal 2 giugno 1946) ha dato inizio a quella che è la nuova era di valorizzazione che sto documentando. 

Il contenuto

In realtà non parlerò delle collezioni e dell’enorme quantità di opere d’arte presenti, ci hanno già pensato il dottor Francesco Colalucci e altri con una grande opera dell’UTET dedicata al Palazzo del Quirinale, e i curatori dei volumi su: Gli ArazziLe vaselleLe carrozze e le livreeGli arredi francesiI mobili italiani; La Pittura antica e la decorazione muraleLa Pittura antica e la quadreriaLa quadreria e le sculture, opere 1800 – 1900La piazza del Quirinale e le antiche scuderie papali. Questi nove cofanetti furono realizzati all’interno della serie “Il Patrimonio Artistico del Quirinale, editi con la sponsorizzazione della BNL per i tipi dell’Electa. Vorrei invece ribadire l’importanza dei curatori: molti degli oggetti artistici sono tuttora in uso nel Palazzo. Poi ci sono altri due aspetti da approfondire: uno è il “cerimoniale” e l’altro è legato ai giardini. Considerate che furono proprio i giardini, con la vigna del cardinal Carafa, assieme all’aria buona e salubre del colle più alto di Roma, a portare i Papi al Quirinale. Grazie all’archeologo Louis Godart (accademico dei Lincei), che dall’Università Federico II di Napoli venne chiamato, dal Presidente Ciampi al Quirinale come Consigliere per la conservazione del patrimonio artistico, si sono aggiunti altri tasselli alla storia del Palazzo, proprio a partire dalle sue ricerche sui giardini. Come ho già detto ogni inquilino del Palazzo ha aggiunto qualche cosa alla Residenza, chi spinto da motivi politici, qualcun altro da esigenze difensive, qualcuno concentrato più sull’aspetto architettonico, alcuni impegnati ad arricchirlo con arazzi, affreschi e statue. Spero con quanto vi ho raccontato di aver stimolato il vostro interesse per il Quirinale. Vi invito a visitarlo, ricordando quella che a mio parere è la parte più importante, che spero di essere riuscito a trasmettervi, anche se per ora solo sulla Manutenzione e Restauro degli Arazzi, ossia la “magia” che quotidianamente riescono a vivere e a far rivivere i Conservatori, i tecnici e tutti coloro che popolano il complesso.

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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