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La geomorfologia urbana di Roma

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geomorfologia urbana di Roma

Nella sede della Società Romana di Scienze Naturali ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del libro del professor Maurizio Del Monte intitolato Geomorfologia di Roma, edito nella collana “Manuali” di Sapienza Università editrice ad ottobre del 2018. Come naturalista ho qualche infarinatura di geologia, ma non mi era mai capitato di prendere in considerazione la geomorfologia urbana; per me già la presentazione è stata una piacevole sorpresa e la successiva lettura del libro una fonte di spunti e di curiosità, per questo ho pensato di condividere con i miei lettori questa piacevole esperienza.

Il libro

Del libro ho pensato di parlarvi in due o tre articoli, anticipandovi alcune parti che penso potrete utilizzare per scoprire un nuovo modo di conoscere Roma e la sua storia. Intanto vi annuncio che il libro mi è piaciuto e sicuramente piacerà anche a chi ama la storia e la natura. È una pubblicazione scientifica ma leggibile quasi come un racconto, un racconto sul territorio su cui è stata edificata la città di Roma. È un libro pieno di immagini sia esemplificative che riassuntive (molto si può imparare già osservando le immagini e leggendone le didascalie). Spesso a parlare dei libri dei docenti universitari sono i colleghi, a volte invidiosi, o allievi riconoscenti o desiderosi di mettersi in mostra. Personalmente non ho rapporti con l’autore e quindi se troverete delle lodi non saranno certo per piaggeria, con il professore non ho nulla a che fare, se non sperare di ascoltare da lui qualche altra istruttiva e piacevole lezione.

La geomorfologia urbana di Roma

Come ho già detto, non avevo mai preso in considerazione, se non marginalmente, la scienza che studia l’evoluzione delle forme della superficie terrestre, dei rilievi, e anche delle modifiche introdotte da attività naturali, come quelle idrogeologiche o geosismiche, e meno naturali: quelle dovute alle attività umane. Ancor meno l’avevo considerata in ambiente urbano, ed è proprio di questo che si occupa il libro.

Oltre a collaborare con discipline più umanistiche, come l’archeologia, la storia o l’urbanistica, la geomorfologia urbana come spiega il professore:

“… si pone l’obiettivo di valutare:

  • l’impatto della crescita delle metropoli sulla geomorfologia …
  • i vincoli imposti dalla geomorfologia sullo sviluppo urbano …
  • l’attitudine delle diverse forme del rilievo per un utilizzo urbano …
  • la creazione di forme antropiche nel paesaggio urbano …
  • i rischi geomorfologici in ambiente urbano …”

Ma poi, come anticipavo, c’è il geoturismo urbano, che da qualche anno a Roma è diventato un fenomeno di massa: in parte è quello che fanno le migliaia di persone che utilizzano la fermata San Giovanni della linea C della metropolitana di Roma; infatti sulle pareti delle scale mobili sono visibili la profondità dello scavo, date e raffigurazioni con eventi rilevanti e situazioni ambientali legate al periodo considerato. Certamente, dalla superficie ai 20 metri di profondità, sono più la storia e l’archeologia a farla da padrone, ma dai 20 metri in giù la protostoria fa scoprire l’importanza dell’ambiente, dei corsi d’acqua, questo fino ai 30 metri di profondità (dove corrono le rotaie). Scrive il professore:

“…Già a partire dalla fine del secolo scorso alcuni autori hanno enfatizzato il ruolo della geomorfologia urbana come risorsa educativa e come opportunità per lo sviluppo del turismo …”

Ed anche:

“… appare chiaro che il contesto geomorfologico interagisce profondamente con l’espansione urbana. Ricostruire l’evoluzione del paesaggio urbano nel tempo è importantissimo dal punto di vista culturale – si pensi soltanto alla profonda influenza delle forme del rilievo sui riti e le leggende antiche- … una proposta geoturistica, da fruire attraversando senza fretta i centri storici urbani …”

Nel capitolo 7 del libro, con l’aiuto di tre simboletti e tante immagini, il professore ci offre ben 9 punti d’interesse importanti come “un esempio di eccellenza” del patrimonio geomorfologico di Roma, un patrimonio di geodiversità che ha bisogno di essere conosciuto per essere conservato. Ecco il geoturismo utile anche alla geoconservazione, e certamente sono molti più di 9 i punti interessanti. Ad esempio, un altro luogo di Roma già conosciuto dai naturalisti, che mi è venuto in mente pensando alla geomorfologia urbana, è il Museo di Casal dei Pazzi, dove nel 1981, durante gli scavi per la realizzazione delle fondamenta di una serie di palazzi, emerse e in piccola parte venne museizzata una specie di giacimento di fossili (risalente al Paleolitico medio) ricco di resti di Elephas antiquus. Nel Paleolitico in quel sito c’era un’ansa del fiume Aniene dove gli animali andavano a bere e a volte rimanevano imprigionati nei sedimenti e nei fanghi prossimi alle rive del fiume. Ma anche questo sito, che l’immaginario collettivo ha identificato come un “cimitero degli elefanti”, fino a qualche anno fa era interessante solo per i paleontologi. 

Se vi ho incuriosito aspettate che vi presenti un paio dei percorsi e vi mostri qualche immagine, diventerete dei fans del professore. Sono sicuro che tornerete a girare per Roma scoprendo, grazie a questa nuova prospettiva, il punto di vista e le ragioni dei nostri antichi predecessori.

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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