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Un orologio di precisione svizzera al Quirinale

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Meridiana Tetracicla

Ricorderete che nel palazzo del Quirinale, Gian Lorenzo Bernini realizzò, nel 1638, la Loggia delle benedizioni. Dieci anni prima Francesco Borromini aveva realizzato per il giardino del Quirinale un particolarissimo orologio solare, un capolavoro tra tecnica ed arte. Pochi conoscono la rivalità tra i due grandi architetti che in quel periodo lavoravano a Roma: Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Questa rivalità generò addirittura una leggenda intorno alla Fontana dei quattro fiumi (realizzata da Bernini) che è ancora l’attrazione principale in piazza Navona a Roma. La grande figura, che nella Fontana dei quattro fiumi rappresenta il Rio della Plata, ha la mano alzata in segno di difesa (verso la facciata della Chiesa di Sant’Agnese realizzata dal Borromini), peccato che la costruzione della chiesa sia successiva alla fontana, infatti iniziò dopo un anno dall’inaugurazione della fontana del Bernini. Per questo la storia che il Bernini volesse indicare che la facciata avrebbe potuto crollare a causa dei difetti di progettazione è sicuramente una leggenda, tuttavia ci sono documenti che mostrano che Bernini si lamentava del rivale che per “lavorare” richiedeva compensi più bassi dei suoi. Cosa c’entra questo con gli orologi del Palazzo? 

La storia dell’orologeria

Già dal 1300, sulle torri dei palazzi comunali dei paesi, erano stati collocati orologi che inizialmente non avevano quadranti ma un meccanismo che faceva suonare le campane che con i loro rintocchi riuscivano a far “sentire” le ore in tutto il paese e anche a chi lavorava in campagna. Successivamente vennero introdotti i quadranti e nelle grandi città i signori locali facevano a gara per possedere gli orologi più belli o almeno i più complicati. Erano orologi astronomici con automi e movimenti in grado di fornire tantissime informazioni: a Padova, nel 1334, Jacopo Dondi ne realizzò uno dei primi in Italia (alcuni storici sostengono che a costruirlo sia stato il figlio Giovanni, che collaborava con il padre). Per quelli che hanno problemi a raccapezzarsi con tutti i quadranti degli orologi astronomici riporto un episodio accaduto a Brescia nel 1540, quando venne inaugurato l’orologio astronomico in Piazza della Loggia: nonostante i due automi che battono le ore (i “matti delle ore Tone e Batista”) un cronista che era presente scrisse che tra i tanti quadranti non era riuscito a leggere l’ora. A Venezia in Piazza San Marco ce n’è uno che è in funzione dal 1493. Questi grandi orologi meccanici (con meccanismi in ferro) erano affidabili per la loro robustezza ma non erano molto precisi, per cui avevano bisogno di essere regolati periodicamente e questo veniva fatto grazie agli orologi solari. Anche se all’epoca non aveva il significato che gli diamo ora possiamo affermare che Borromini (che era nato in Svizzera) aveva realizzato nei giardini del Quirinale un “orologio svizzero”

Un orologio di precisione svizzera al Quirinale

Come ho anticipato, nel 1628 Borromini insieme con Agostino Radi aveva avuto l’incarico da Urbano VIII di realizzare un orologio solare come “Ornamento matematico” all’interno dei giardini del Palazzo, in realtà fino alla morte di Urbano VIII (1644) la Meridiana di Borromini segnava l’ora di riferimento per lo Stato Pontificio. La Meridiana Tetracicla, progettata dal matematico di Priverno Teodosio Rubro, ha delle caratteristiche uniche: con i suoi quattro quadranti concavi su cui sono impresse le linee delle ore è stata realizzata in un cubo di marmo e aveva quattro gnomoni (le parti che proiettano l’ombra sui quadranti) costruiti in bronzo dorato, tre a forma di api (lo stemma di famiglia dei Barberini) e uno a forma di sole. Il blocco di marmo con i quadranti era sormontato dallo stemma di papa Urbano VIII e dai simboli papali. Questa Meridiana venne probabilmente rimossa già alla morte di papa Urbano VIII e così si persero gli gnomoni, parte della base e lo stemma papale. Solo nel XIX secolo venne ricomposta nei giardini del Palazzo, con un restauro e la ricostruzione di alcune parti mancanti. Non furono ritrovati i capitelli antichi che erano la base su cui poggiava (un pezzo di colonna proveniente da San Pietro) e neppure gli gnomoni e i simboli papali. Gli attuali semplicissimi gnomoni in ferro furono realizzati per la ricollocazione della meridiana nei giardini (presso la Coffee-house), su una colonna antichizzante con i simboli della collezione Cybo, su un piedistallo di cemento. Nel 2006, in occasione di una mostra sul Barocco romano, venne ricostruita una copia in base alle descrizioni e ai documenti rimasti, ora il modello (perfettamente fedele all’originale) è conservato nel Museo di Storia della Scienza di Roma. Ma la storia non finisce qui. A Sezze (vicino Priverno) nei giardini è stata posizionata una copia in cemento della Meridiana, in memoria di Teodosio Rubro (o Teodosio Rossi). Gli aneddoti legati la Meridiana continuano, infatti la sua presenza, anche se casualmente, ha fatto scoprire nuove cose anche nei giardini del Palazzo. I custodi e i giardinieri si accorsero che la Meridiana stava sprofondando: il peso del blocco di marmo della meridiana, ricollocato su una colonna marmorea e un piedistallo in cemento, aveva causato il cedimento della volta di un antico cunicolo, questo stimolò diversi scavi archeologici che inizialmente sembrava avessero fatto affiorare i resti del Tempio del Dio Quirino. Oggi sappiamo che le strutture scoperte, restaurate, messe in sicurezza e visitabili, sono i resti di abitazioni patrizie risalenti alla Roma imperiale, e si è abbastanza certi che il Tempio di Quirino si trovi sotto palazzo Barberini.

Le ricerche continuano

Le ricerche archeologiche e storiche sono continuate, e continuano anche le scoperte, una delle ultime statue recuperate è stata trovata dai corazzieri che, nella loro attività istituzionale di mantenimento della sicurezza del Palazzo, stavano esplorando uno dei molti cunicoli sotto i giardini. Purtroppo gli archeologi hanno potuto verificare che la costruzione e i molti interventi nel Palazzo hanno praticamente distrutto i livelli antichi. 

Ho già avuto occasione di spiegare che il mio obiettivo non è quello di descrivere i moltissimi oggetti artistici presenti nel Palazzo, ma di far conoscere le molte maestranze superspecializzate che collaborano al lustro del palazzo del Quirinale. In questo caso si tratta dei giardinieri che si occupano di tenere in perfetto ordine i viali del giardino, ma anche di curare le molte essenze rare presenti. Parliamo di circa quattro ettari, con diverse fontane, un labirinto, un boschetto, la meridiana di cui ho già parlato e una lunga terrazza su un panorama mozzafiato, sicuramente tra i più belli di Roma. Nel periodo delle restrizioni causate dalla pandemia le visite sono state sospese, ma di solito il giardino è visitabile su prenotazione ed è aperto al pubblico dalle 9:30 alle 16:00 di ogni mercoledì e in occasione di tutte le feste nazionali. Dal 23 giugno, per volere del Presidente Sergio Mattarella, il palazzo del Quirinale è aperto al pubblico tutti i giorni, tranne il lunedì e il giovedì. La scelta del Presidente è quella di rendere il Quirinale il Palazzo degli italiani, un luogo aperto al pubblico e trasparente.

Spero, con i miei racconti sulle curiosità o sulle eccellenze, di poter contribuire anch’io, nel mio piccolo, ad avvicinare il Palazzo agli italiani.

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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