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Il geoturismo a Roma, una forma di turismo culturale

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colosseo geoturismo

Ho già raccontato di come e quando ho conosciuto la pubblicazione Geomorfologia di Roma del professor Maurizio del Monte, volume edito da Sapienza Università editrice, Roma 2018. Oggi, continuando a parlare del libro, voglio subito riportarvi la definizione di geoturismo come appare nel volume:

Il geoturismo: una forma di turismo culturale

“Il geoturismo è una forma di turismo culturale, il cui scenario fondamentale è il paesaggio, che si racconta attraverso i processi che lo hanno modellato e gli agenti che lo trasformano. Gli attori del geoturismo sono quindi il territorio, l’uomo e la cultura. Il geoturismo si esplica attraverso strategie di gestione del territorio, attraverso azioni per la conservazione, la ricerca, la divulgazione delle conoscenze, l’educazione ambientale, la ricreazione turistica, e in ultimo – ma tutt’altro che ultimo per importanza – il geoturismo restituisce al territorio sviluppo economico.”

Come vi avevo anticipato, nel volume oltre alle immagini ci sono tre simboli che esprimono, per ogni singola fermata, gli aspetti prevalenti; i simboli rappresentano :

  • Geologia – Geomorfologia
  • Storia
  • Leggenda

Il Circo MassimoLa forma giusta per la giusta funzione

La prima fermata del primo itinerario (Stop 1) ha come titolo La forma giusta per la giusta funzione e riguarda il Circo Massimo, il luogo che già prima del VI secolo a.C. veniva usato per ogni genere di evento. La parte pianeggiante della valle Murcia, tra il Palatino e l’Aventino, costituiva una specie di stadio naturale, ma acquitrinoso, modificato dai romani che già in periodo antico lo drenarono con una serie di canali sotterranei che confluivano nella Cloaca Massima. Vi riporto solo alcune suggestioni tra le decine che potrete avere leggendo le moltissime informazioni presenti. Solo nel II secolo a.C. venne realizzata la “super pista” particolarmente famosa per la corsa delle bighe, la Formula Uno dell’antichità! Nel volume troverete tutte le informazioni su dimensioni, capienza, struttura, ecc. Voglio solo aggiungere due mie osservazioni; la prima è che il terreno della pista doveva essere ricoperto di sabbia: i posti in prima fila erano riservati ai personaggi delle famiglie più potenti che non volevano certo essere infastiditi dalla polvere sollevata dai concorrenti. Per ridurre ulteriormente la polvere, la sabbia veniva bagnata e questo mi fa pensare che dovevano esserci delle grandi vasche per l’acqua nella spina adornata di statue che divideva in due l’arena. Poi occorreva l’acqua per abbeverare gli animali, erano necessari dei box riservati alle squadre, ecc. Ho letto che alcune delle statue disposte sulla spina di separazione avevano delle parti mobili che servivano ai “corridori” come indicatori dei giri fatti (o forse dei giri restanti), le statue erano gestite dai magistrati della gara. Mentre osservate questo imponente stadio immaginate le bighe allineate alla partenza, ma non pensatele su una sola linea, sempre i magistrati facevano disporre i concorrenti a seconda della posizione che avevano nella pista: più lontani erano dalla “spina” e più avanzata era la posizione di partenza, proprio per annullare i vantaggi dati dal percorso più breve destinato a chi correva più vicino alla spina (come oggi accade con i corridori nelle gare in cui non basta un rettilineo). Pensate al “magister” (direttore di gara) disposto in una posizione sopraelevata per essere ben visibile ai concorrenti quando avrebbe dato il via alla corsa lasciando cadere la “mappula”, non c’erano i semafori della Formula 1, mancavano anche anche la bandiera a scacchi e la televisione, ma non vi sembra di sentire le urla dei tifosi? Quelle c’erano e sono state documentate dagli storici.  Per la parte “leggendaria” il volume ricorda che fu proprio nella zona del Circo Massimo che venne consumato il “Ratto delle Sabine”. Ma aspettate che vi riporti qualcosa anche sullo Stop 2: La Rupe Tarpea, un geosito contro i traditori.

geoturismo a Roma

La Rupe Tarpea, un geosito contro i traditori

Dal volume potrete apprendere che il luogo è stato riconosciuto come geosito di interesse regionale, di fatto è un affioramento verticale di “Tufo Lionato” originato da un’eruzione vulcanica vecchia di circa 360.000 anni. Il tufo giace su rocce più antiche la cui superficie risulta inclinata in direzione del Tevere, a dimostrazione che prima dell’eruzione già esisteva un versante di una valle fluviale (del Paleotevere) che nel Pleistocene medio convergeva verso un percorso simile a quello attuale.  La scarpata che delimita il margine del Campidoglio ha la sua parte di storia e di leggenda: è il luogo da dove venivano gettati i traditori, i nemici di Roma, ma anche i figli e le persone su cui aveva la patria potestas il Pater familiae, ma da quando?

L’uso ha origine con il “Ratto delle Sabine”, VIII secolo a.C.: Romolo e i Romani erano in guerra contro i Sabini, per rappacificarsi organizzarono una festa sulla superficie che poi ospiterà il Circo Massimo. I Sabini, che desideravano la pace, caddero nell’inganno e i Romani fecero di tutto per farli ubriacare, così quando i Sabini furono ubriachi fradici i Romani rapirono le donne Sabine e le portarono nella fortezza capitolina. La leggenda narra che il re dei Sabini riuscì ad entrare con i suoi armati nel Campidoglio grazie al tradimento di Tarpea che era innamorata di lui (Tarpea era figlia di Tarpeo, uno dei difensori Romani). Quando il fatto venne scoperto, Tarpea venne condannata a morte dai Romani (come traditrice) e gettata dalla scarpata che prese il suo nome, avendo avuto l’onore di collaudarla. Altri danno al nome spiegazioni diverse, ma sempre legate alla difesa di Roma dai suoi nemici.

Il geoturismo e l’origine della parola “capitale”

Nello Stop 3 ho scoperto che l’origine della parola “capitale” (presente non solo nella lingua italiana) deriva dal colle Capitolino che anticamente era collegato con il Quirinale da una dorsale. Nel primo secolo dopo Cristo Traiano, per ampliare i Fori e dare spazio ai “Mercati di Traiano”, eliminò la dorsale che collegava i due colli. In queste pagine sono offerte al lettore tantissime informazioni e suggestioni, con disegni, immagini che hanno permesso anche a un “vecchio” come me di avere il piacere di imparare cose nuove. In questo percorso ci sono altre quattro tappe che meritano di essere segnalate ed approfondite. Permettetemi perciò di dedicare a questo itinerario un altro articolo. Se avrete la pazienza di aspettare che ve ne parli scoprirete che ci saranno altrettante sorprese e storie interessanti. Se invece volete conoscerle subito potrete acquistare la vostra copia del volume, ho scoperto che (a Roma) le librerie nella zona dell’Università La Sapienza lo distribuiscono.  Buona lettura.

geomorfologia urbana di Roma
Copertina del libro Geomorfologia di Roma del professor Maurizio del Monte, volume edito da Sapienza Università editrice, Roma 2018
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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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