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Come coltivare al meglio le nostre Aloe

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Aloe concinna

Ci sono diverse teorie sugli accorgimenti da seguire per mantenere sane le piante che coltiviamo, alcune riguardano proprio le nostre Aloe. Chi coltiva piante in modo professionale usa i “trattamenti a calendario” (fatti in giorni stabiliti): in questo modo previene l’attacco di funghi dannosi e degli insetti preparando le piante a difendersi dai parassiti.

Attenzione agli antiparassitari chimici

Per usare questo metodo il coltivatore deve conoscere sia la natura dell’attacco (se da parassiti animali o da funghi), che il periodo in cui questi attacchi di solito si manifestano. La controindicazione sta nell’uso massiccio di pesticidi, quasi sempre sistemici, cioè sostanze che entrano nella linfa della pianta rendendola velenosa per i parassiti. Purtroppo queste sostanze, molte a base di esteri fosforici, sono tossiche anche per l’uomo e dovrebbero essere usate solo da esperti. Sulle confezioni dei prodotti sono indicate le prescrizioni da seguire nell’uso, ma ugualmente le piante trattate rimangono tossiche per un lungo periodo. Chi ha poche piante può scegliere di intervenire solo sulle piante malate dopo averle isolate dalle altre, naturalmente usando il giusto antiparassitario. Personalmente sono a favore di una costante prevenzione delle parassitosi, il mio metodo prevede l’uso di “dissuasivi”: sostanze che allontanano il maggior numero di insetti nocivi.

Aloe, come prevenire i parassiti

Anche quello che faccio io è in qualche modo un “trattamento a calendario”, anche se non completamente. Già quando preparo il terriccio di coltivazione inserisco nella composta circa 3 grammi per litro di polvere di zolfo contro gli insetti che vivono nel terreno. Durante i rinvasi, sul fondo assieme al drenaggio aggiungo dei cilindretti di paradicloro-benzolo (un antitarmico che si usa per gli indumenti, facile da trovare nei supermercati), in questo modo elimino le cocciniglie alle radici, tra le più difficili da sopprimere, ma senza avvelenare la pianta. La parte aerea della pianta la proteggo spruzzandola due volte all’anno con una poltiglia a base di aglio e nicotina. La poltiglia me la preparo seguendo la formula di un mio amico agronomo: in mezzo litro d’acqua metto a macerare per quindici giorni sei spicchi d’aglio ridotti in poltiglia con lo schiaccia-aglio, in un altro recipiente con mezzo litro di alcool denaturato faccio macerare per una settimana il tabacco di una decina di sigarette; unisco i due liquidi dopo averli filtrati. Diluisco il liquido ottenuto con due parti d’acqua (100 cc di soluzione più 200 cc d’acqua) e per ogni 100 cc di soluzione aggiungo un cucchiaino di shampoo che ha la funzione di tensioattivo. Purtroppo questa tecnica non funziona con le cocciniglie a scudetto che possono essere eliminate solo con un intervento combinato sistemico più insetticida a contatto. In questo caso è importante conoscere il ciclo vitale delle cocciniglie a scudetto, solo così possiamo capire come riuscire a eliminarle.

Aloe, come eliminare le cocciniglie a scudetto 

L’individuo adulto di questa specie è protetto da uno scudo corneo (e ceroso) ed è ancorato alla pianta attraverso un tubicino che serve anche a succhiare la linfa di cui si nutre. Sotto lo scudo le cocciniglie depongono le uova e sempre lo scudo serve per proteggerne la schiusa. I piccoli appena nati hanno le zampe e quindi escono dallo scudo protettivo per andare a trovare un posto dove stabilizzarsi, quando lo trovano infilano nel tessuto della pianta il sifone attraverso il quale succhieranno la linfa per tutta la loro vita, si auto-amputano le zampe e iniziano a produrre lo scudo caratteristico. Un insetticida a contatto non riesce a penetrare lo scudo ceroso e così occorrerà avvelenare il liquido di cui si alimentano, ma in questo modo si uccidono solo gli adulti e le uova rimangono vive, per liberarsi di questa specie di parassiti occorre una strategia che ci permetta di colpire gli animaletti prima che riescano a creare le loro difese. Occorrerà prelevare un pezzetto di pianta attaccata dalla cocciniglia a scudetto e metterlo in un vasetto chiuso trasparente che porremo vicino alla pianta infetta, ogni giorno osserveremo il vasetto e quando vedremo comparire le piccole cocciniglie (dei puntini sul vetro) sapremo che stanno nascendo i piccoli, entro 24 ore potremo e dovremo eliminarli con un insetticida a contatto. Abbiamo solo un giorno per eliminarli con una semplice nebulizzazione di un insetticida a contatto. Altro problema è combattere il ragnetto rosso (Tetranychus urticae), che è in grado di sopportare veleni anche in dosi massicce, questo animaletto (le femmine misurano fino a 3 decimi di millimetro, i maschi sono molto più piccoli) impara a metabolizzare i veleni: un super-mitridismo. Attenzione a non confondere il ragnetto rosso con quei piccoli insetti rossicci che vediamo correre sui davanzali dei nostri terrazzi. Una invasione del ragnetto rosso la scopriremo dalla comparsa di ragnatele sulla parte elevata delle piante che contemporaneamente inizieranno a schiarire a causa della clorofilla succhiata dai parassiti, e certamente non dalla osservazione diretta degli animaletti. Per fortuna il Tetranychus detesta l’acqua e l’umidità, quindi si può allontanare con continue nebulizzazioni almeno per il periodo necessario a convincerlo ad abbandonare le nostre piante e ad andare su quelle del vicino.Parassiti Tetranychus urticae Questa non è una battuta, infatti la maggior parte delle parassitosi ci vengono trasmesse dalle piante dei vicini, soprattutto se abbiamo la sfortuna di avere un terrazzo su cui cadono le foglie e i frammenti di pianta dai balconi degli altri condomini. Anche nel caso di parassitosi sulle Aloe coltivate in ambiente domestico è importante non usare veleni troppo forti e persistenti, per non rischiare di avvelenarvi, di avvelenare i vostri ospiti o gli amici a cui potreste regalare le piante. Un consiglio legato al buon senso è quello di riservare uno spazio per la quarantena a cui sarà opportuno sottoporre sempre i nuovi esemplari prima di metterli assieme alle altre piante, questo spazio, se protetto, rispetto ai bambini e agli animali di famiglia, servirà alle nostre piante anche come ospedale in caso di parassitosi

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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