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La manna di Castelbuono

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Albero con Manna

C’è manna e manna, non solo secondo i commercianti delle Madonie che identificano i “cannoli” come prima scelta, mentre la “drogheria”, ossia la linfa raschiata dai tronchi del Fraxinus ornus, come seconda scelta. La dolciastra linfa dell’orniello (il nome comune del Fraxinus ornus) ha un retrogusto amarognolo al primo assaggio, ma alla lunga affascina chi la prova. Non voglio mancare di rispetto al Dio degli Israeliti che alimentò con la manna i suoi fedeli per oltre quarant’anni (Esodo 16), facendo in modo che il sapore fosse diverso a seconda dei gusti dei consumatori. La manna di Castelbuono è un dolcificante naturale con un sapore costante e ben definito. Certo Egli la fece piovere nel deserto, da noi in Sicilia e in particolare nelle Madonie i coltivatori la raccolgono facendola colare lungo un filo di nailon direttamente dal tronco (e dai rami) dell’orniello, ma non è sempre stato così.

Aspettare la manna dal cielo

Uno dei tanti modi di dire italiani sulla manna, “Aspettare la manna dal cielo, anticipa il feticismo culturale, in pratica sta a sottintendere che è poco probabile che un’entità superiore risolverà i problemi al posto nostro, ma il modo di dire non è così azzeccato. Se avrete pazienza scoprirete che la manna, almeno in Sicilia, è veramente piovuta dal cielo, e anche in un periodo “recente”. Sicuramente non si tratta della manna riportata nella Bibbia, quella con cui il Dio degli Israeliti alimentò i suoi fedeli fuggiti dall’Egitto (almeno secondo il capitolo 16 dell’Esodo), ma la somiglianza, forse dovuta ad alcune traduzioni filo-ecclesiali, è impressionante e potrete verificarla voi stessi leggendo nella biblioteca di Google il testo che ho trovato a conferma del fenomeno:

Il testo, scritto ed editato solo un anno dopo il fenomeno (1793), riporta a pagina 19 il ricordo di un altro episodio avvenuto 37 anni prima, raccontato all’autore da alcuni anziani di Vizzini, però “… in quei tempi niuno di essi si prese cura di analizzare il fatto …”.

Personalmente ho trovato interessante il “lavoro scientifico” del professore di chimica che ha verificato le condizioni ambientali in cui ha constatato il fenomeno, specialmente la temperatura, la pressione atmosferica, l’umidità, la circolazione dell’aria, la direzione del vento, ecc.

La manna e noi

Fino all’inizio del nuovo millennio la manna veniva usata principalmente per le sue virtù medicinali, poi altri prodotti di sintesi l’hanno sostituita, danneggiando i coltivatori che estraevano manna pura e di altissima qualità. Oggi la manna è usata nell’industria alimentare, specialmente nel settore dolciario e degli additivi naturali (E 421). Chi ha più di settanta anni ricorderà sicuramente le dolci tavolette rettangolari di mannitolo che i genitori davano ai bambini come blando purgante che preso la sera faceva effetto il giorno successivo e che apparentemente non aveva effetti secondari: quella era una sostanza di sintesi, poi usata solo sotto controllo medico, che in realtà effetti secondari ne aveva. I lassativi realizzati con la manna pura non hanno effetti secondari e sono adatti anche per l’uso pediatrico.

Nell’Aula Serviana del CUFA Carabinieri forestali a Roma, nel 2019, un ricercatore del Consorzio Manna Madonita tenne una conferenza sulle nuove scoperte relative alla biochimica della manna e sui nuovi sistemi di coltivazione dei particolari innesti ideati dai “mannaluori” (i raccoglitori della manna) per migliorare la qualità del prodotto e le tecniche di estrazione. Tutti concordano nel riconoscere che quella degli ‘ntaccaluori è un’arte recuperata grazie al Consorzio e alla Fondazione con il Sud. Dalla sua fondazione il Consorzio controlla e garantisce la qualità e la purezza del prodotto: il presidente e i consiglieri, che ho conosciuto, sono degli appassionati che mettono al servizio del Consorzio la propria esperienza e sono sempre loro a verificare la quantità di manna inserita nei prodotti che pubblicizzano, dai saponi alle creme per le mani.

La manna è la linfa secca del fraxinus ornus

Già sull’origine del nome “manna” sono stati scritti molti libri, al momento l’ipotesi più accreditata è che sia la domanda che gli israeliti si sono posti quando l’hanno vista la prima volta: man hu?  Letteralmente vuol dire “Che cos’è?”, tuttavia alcuni contestano l’etimologia aramaica e non ebraica del termine. L’aramaico era la lingua usata per i testi sacri, quella con cui venne scritto il Talmud.  Sempre nei testi sacri ebraici è possibile trovare altri riferimenti alla manna e in alcuni testi rabbinici l’episodio della pioggia di manna è usato per giustificare lo Shabbat. La descrizione della manna è presente anche nel Corano (in ben tre punti) e se ne trova traccia in diversi testi arabi e curdi, purtroppo non c’è uniformità nelle descrizioni, alcuni sostengono che si estrae dalle tamerici. Da noi la manna è la linfa essiccata dell’orniello (Fraxinus ornus), una pianta che cresce soprattutto nelle zone calde ed asciutte, ma che nella zona delle Madonie ha trovato il clima ideale, ma anche la giusta esposizione e il particolare terreno per produrre la sua speciale linfa. La raccolta, la trasformazione e la commercializzazione della manna hanno rilanciato l’economia di quelle zone, che avevano sospeso l’attività di raccolta dopo la scoperta del metodo di produzione per via sintetica del mannitolo, il cosiddetto “zucchero di manna”. La nascita del Consorzio e il sostegno della Fondazione con il Sud hanno contribuito alla conservazione di una eccellenza delle Madonie. L’interesse del largo pubblico per i prodotti biologici e per i prodotti naturali ha incentivato la crescita dei frassineti e ha stimolato le tecniche per ottenere un prodotto sempre più naturale. A Castelbuono i tre fratelli Fiasconaro hanno realizzato negli ultimi trent’anni un’industria che è diventata un riferimento per chi ama i sapori siciliani, sono loro ad aver avuto l’intuizione e la capacità di integrare le tradizioni del nord Italia (panettone, pandoro, colomba, ecc.) con la manna e le altre eccellenze siciliane (pistacchi, mandorle, ecc.). In pochi anni Fiasconaro è diventato un marchio conosciuto in tutto il mondo e ha portato le sue specialità addirittura al Papa, ma soprattutto è un’azienda che a Castelbuono impiega centinaia di persone della zona e nonostante la stagionalità dei prodotti, le occupa a tempo pieno. Un vero miracolo moderno, almeno dal punto di vista economico.

La somma che fa il totale

Lo ripeteva spesso il babbo di Ornella e al di là della citazione di Totò, divertente anche per il modo con cui veniva proposta, nel mondo delle essenze naturali l’affermazione è vera: non è solo la quantità dei contenuti a determinarne l’efficacia, spesso sono gli “oligoelementi” (quelli presenti in piccole o piccolissime quantità) a fare la differenza, spesso è la combinazione tra gli oligoelementi o addirittura il particolare tipo di cristallizzazione a rendere più o meno efficace il prodotto.

La manna non fa eccezione, potrete trovare sul sito del Consorzio Manna Madonita la composizione minerale e chimica del prodotto, i ricercatori che lavorano per il Consorzio hanno scritto libri sulle capacità terapeutiche della manna. Naturalmente parlo della manna della zona di Castelbuono, in cui la composizione chimica del terreno, l’esposizione delle piante e le tecniche di raccolta producono le condizioni fortunate uniche rispetto a tutti gli altri punti di coltivazione e raccolta.

Ora lo sapete: la manna è piovuta dal cielo sulle Madonie e non c’erano esodi in corso!

Manna
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Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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