Come difendere le nostre piante dal ragnetto rosso

Tetranycus urticae o ragnetto rosso è un acaro che può essere allontanato dalle nostre piante con metodi ecosostenibili

Luciano Zambianchi
Pubblicato il 30 Lug, 2018, 11:03 am

Il ragnetto rosso è un acaro che nutrendosi di linfa vegetale è responsabile del cattivo sviluppo e della morte di tantissime piante, sia orticole come i pomodori o la soia, che ornamentali. È possibile combatterlo e allontanarlo usando metodi ecosostenibili, vi spiegherò come fare  e soprattutto cosa fare.

Intanto il significato: ecosostenibile è un intervento che, nel rispetto della diversità e della ricchezza biologica del territorio, privilegia l’uso di antiparassitari naturali e di specie antagoniste all’uso dei prodotti chimici. Attenzione, personalmente non sono contrario alla chimica, riconosco che tutto è chimica e quindi anche decotti e macerati di piante di fatto contengono prodotti chimici, sono contrario ad una chimica particolarmente aggressiva, che nel risolvere un problema non tiene conto degli effetti collaterali.

Tetranycus urticae o ragnetto rosso

Trombidium holosericeum o ragnetto rosso

Trombidium holosericeum il ragnetto rosso del travertino, gli esemplari più grandi arrivano a 1,5mm, sono Crichi di carotenoidi e se schiacciati la macchia rossa rimane indelebile

È estremamente difficile, anche per i pesticidi chimici, eliminare il ragnetto rosso, meno difficile è allontanarlo, per farlo dovremo conoscere meglio le abitudini del nostro nemico. Un ulteriore avvertimento, molti confondono il ragnetto rosso del travertino con il T. urticae, sono due generi diversi accumunati solo dal colore e dal nome volgare: quello del travertino Trombidium holosericeum è un aracnide, non è un acaro, non produce una tela e non si nutre di linfa vegetale, è assolutamente innocuo e l’unico

Tetranychus-urticae ragnetto rosso

Tetranychus urticae il vero ragnetto rosso, fortemente ingrandito gli esemplari più grandi arrivano a 0,3mm-

danno lo produrrà se lo schiacciamo, in questo caso la macchia sarà indelebile. Oltre a questo le dimensioni sono molto diverse, le femmine di T. urticae sono al massimo lunghe tre decimi di  millimetro, mentre le femmine dell’animaletto rosso del travertino sono quattro o cinque volte più grandi. Di fatto il ragnetto rosso è un nemico invisibile, che manifesta la sua presenza grazie alle ragnatele che costruisce sulla parte apicale e sui giovani germogli delle piante. L’effetto della infestazione è la riduzione e a volte il blocco della crescita, l’ingiallimento delle foglie e dei fusti a cui manca la clorofilla (succhiata dai parassiti) e nei casi più gravi la morte delle piante infettate. Ho appena detto che questi parassiti sono microscopici, però il loro ciclo riproduttivo è velocissimo e fa sì che dopo pochi giorni siano milioni di esemplari. È proprio grazie ai danni prodotti dal ragnetto rosso che sono stati studiati i rimedi biologici.

L’utilizzo di insetti antagonisti

L’utilizzo di insetti antagonisti che, prodotti in milioni di esemplari nelle biofabbriche, poi vengono venduti in flaconi in modo da poterli rilasciare sulle colture infettate. In Italia la biofabbrica più antica è stata fondata a Cesena nel 1988 e poi nel 2005 è stata affiancata da Eugea, la società seguita  dal compianto professor Giorgio Celli, che a Bologna ha messo in vendita delle scatolette con larve di insetti e semi di piante, proposte come accattivanti regali per ecologisti in erba. Tornando ai rimedi specifici contro il T.urticae, gli insetti che lo predano sono molti, il più comune è l

Stethorus punctillum

Stethorus punctillum La coccinella dark gran mangiatrice di ragnetti rossi. È prodotta e venduta dalle biofabbriche

o Stethorus punctillum una coccinella dark (la sua livrea è quasi completamente nera), poco colorata ma estremamente utile per le nostre piante. Ci sono anche altri antagonisti specifici, Amblyselus cucumeris, Phytoseiulus persimilis, Aeolothrips intermedius, che potrebbero funzionare allo stesso modo, solo che da noi in alcune particolari situazioni potrebbero produrre degli effetti secondari dovuti alla anomala dispersione nell’ambiente.

Cosa fare senza ricorrere agli insetti antagonisti?

Come al solito il consiglio migliore è quello di conoscere il tuo nemico. In questo caso il nemico è lento e ha diversi punti deboli, non sopporta l’umidità, vive esclusivamente sulla parte apicale delle piante, ha molti nemici naturali, depone le sue uova nelle ragnatele; a suo favore ha una fantastica capacità riproduttiva e un impressionante mitridismo naturale al punto che un mio amico coltivatore di piante grasse consiglia di bruciare gli esemplari infestati. Nel giro di due generazioni il prodotto che una volta è stato in grado di sterminarli diventa per loro innocuo.  A nostro favore c’è il fatto che i ragnetti detestano l’umidità, quindi basterà nebulizzare dell’acqua tutti i pomeriggi per allontanarli e mandarli sulle piante del vicino. In realtà considerando che il ragnetto colpisce in estate,  non sempre è possibile usare solo questa strategia, personalmente io aggiungo all’acqua sapone di Marsiglia e decotto d’ortica. È sempre un metodo dissuasivo, ma risulta più efficace, almeno per la mia esperienza gli acari si allontanano di più. Come promesso ecco cosa fare: se scoprite che alcune vostre piante sono infestate, isolatele dalle altre, poi ogni pomeriggio nebulizzatele con una soluzione di acqua più un tre per cento di sapone di Marsiglia o di shampoo, più un cinquanta per cento di macerato d’ortica. Questo per almeno dieci giorni, considerate che anche se sono fortemente motivati i ragnetti rossi ci metteranno parecchio ad andarsene, sono piccoli e lenti. Per i più giovani ricordo la differenza tra macerato, infuso e decotto.

Il macerato è ottenuto dalla fermentazione a freddo in acqua e per un lungo periodo delle intere piante o di parte di esse in un contenitore non metallico.

Per l’infuso: occorre evitare di far bollire le piante. Le erbe raccolte si ripongono nel fondo di un contenitore (preferibilmente in vetro, terracotta o smalto), si versa acqua bollente e si lascia riposare per alcuni minuti .

Per il decotto: le erbe raccolte vengono messe a bagno in acqua fredda per 24 ore. Si riscalda tutto a fuoco lento per 20-30 minuti.

Come preparare il macerato d’ortica contro i ragnetti rossi

ortica

Le foglie vanno tagliate prima che la pianta produca i semi

Ecco come preparo il macerato di ortica, intanto il momento buono per prepararlo è l’inizio dell’estate, prima che l’ortica produca i semi, ma se serve ogni momento è buono:

Metto cento grammi di foglie d’ortica  in un contenitore di plastica da un litro e mezzo con un litro d’acqua, la fermentazione produrrà della schiuma e per questo non riempio il contenitore fino al bordo per evitare che esca il prodotto. Copro il recipiente con una retina che protegge il contenuto e allo stesso tempo fa entrare l’aria. Lascio il recipiente al sole fino a quando il liquido diventa scuro e non produce più schiuma, mescolo ogni giorno il macerato, per circa venti giorni, poi filtro la soluzione e la conservo in un recipiente ben chiuso. Il macerato d’ortica è abbastanza comune come antiparassitario ed è a largo spettro. Sono molte le piante e i trucchi che potremo usare per difenderci dai parassiti e dagli animali che insidiano le nostre piante.

Nelle prossime settimane avrete la possibilità di leggere quali sono quelli che io uso e vi racconterò come utilizzarli.

Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

Lascia un commento

  • (non sarà pubblicato)