Aloe millotii, tra le piante più robuste del Madagascar

Luciano Zambianchi
Pubblicato il 20 settembre, 2018, 2:12 pm

L’Aloe millotii è una tra le piante originarie del Madagascar che hanno trovato da noi (in Italia) l’ambiente adatto. Tra queste ho già segnalato l’Aloe hawortioides, che è quasi estinta in natura ma che è facile trovare nelle composizioni di piante grasse; poi ci sono le molte specie di Kalanchoe e come dicevo questa piccola Aloe millotii che, abbandonata in terrazza, quest’anno è riuscita a sopravvivere alla straordinaria gelata di marzo. Come molte delle piante che coltivo anche questa ha una storia curiosa. Tanto per iniziare la specie millotii è stata descritta dopo quasi dieci anni dalla sua scoperta. Il Professor Jean-Henri Humbert (1887 –1967), uno dei più attivi esploratori francesi, che nel secolo scorso ha scoperto più di settecento nuove specie di piante e a cui sono dedicati otto generi e un gran numero di specie, nel 1946 (l’anno in cui sono nato) raccolse una piccola Aloe a Cap Sainte Marie (in Madagascar) e la spedì al giardino Tzimbazaza, nella capitale Tananarive, assieme ad altro materiale da descrivere.

Dieci anni di attesa per descriverla 

H. Humbert spedì l’Aloe all’amico biologo francese Jacques Millot (1897-1980), con l’intenzione scritta di dedicargliela: Millot, che condivideva la passione per l’esplorazione, per la ricerca e anche per il Madagascar, era stato tre anni prima (nel 1943) nominato Presidente del settore di Anatomia comparata al Muséum National d’Histoire Naturelle, in Francia; nel 1946 si trovava in Madagascar a lavorare nello Zoo Tzimbazaza, poi, nel 1947, fu nominato Direttore dell’Institut Scientifique de Madagascar e, l’anno seguente, divenne Presidente della Accademia Malgascia. Gli esemplari spediti da Humbert non bastavano per descrivere la nuova specie, mancavano anche le fioriture, e così vennero messi in coltivazione e come a volte succede dimenticati. Nei primi di luglio del 1955 Reynolds, accompagnato in aereo da B.M. Descoings (dell’Istituto di Botanica) visitò Cap Sainte Marie, ed ebbe la fortuna di trovare un considerevole numero di Aloe millotii fiorite. Le piante crescevano su calcare eocenico, praticamente sulla costa, e così Reynolds ne fotografò la fioritura. A questo punto Reynolds raccolse il materiale sufficiente per completare la descrizione della specie, alla quale confermò il nome che le aveva già attribuito Humbert. Converrete con me che è un caso proprio particolare. aloe millotii

La mia esperienza di coltivazione con Aloe millotii

Da qualche anno, quando una pianta è abbastanza grande per ricavarne una talea, se è possibile lo faccio e poi, dopo aver preparato i nuovi vasi, coltivo le piantine in diversi posti sul terrazzo (ci sono differenze medie di tre gradi, sia nelle temperature massime che nelle minime, a seconda delle diverse esposizioni). In questo modo riesco a scegliere quello che è il punto in cui la specie cresce meglio. Nel caso dell’Aloe millotii gli esemplari disposti nei vari luoghi, anche se danneggiati dal gelo, sono sopravvissuti ovunque. Anche nelle zone più esposte, le piante che sembravano morte, dopo cinque mesi hanno prodotto nuovi rami lunghi 15 -20 cm.

Le caratteristiche della specie

Il “locus tipycus” è Cap Sainte Marie (nella provincia di Toamasina), ma sono stati trovati diversi gruppi nella provincia di Toliara (sempre in Madagascar). La A. marlotii è una delle 88 specie di Aloe descritte da Reynolds, e la troviamo a pagina 21 del “Journal of South African Botany del 1955”. Per l’ultima volta riporto fedelmente la prima parte della descrizione in latino (con i soliti errori), nei prossimi articoli darò solo l’indicazione di dove trovare la descrizione.

“ … Aloe Millotii (Reynolds), species nova in subsect. Prolongatae, ser. macrifoliae Berger; A. antandroy H. Perrier et A. Bakeri Scott Elliot affinis. 

Planta succulenta. Caules decumbentes vel adscendentes, graciles, elongati, 7—9 mm. diam., 20—25 cm. longi, e basi ramosi, apice per 5—7 cm. sublaxe foliati. Folia 8—10, patentia. recurvula, carnosula, 8—10 cm. longa, 7—9 mm. lata; supra viridia. rubescentia, saepe immaculata, canaliculata; subtus convexa, maculata; dentibus marginalibus deltoideis, albidis, -5—1 mm. longis, 5—10 mm. inter se distantibus armata. Infiorescentia simplex, 12—15 cm. longa. Pedunculus gracilis, superne bracteatus, bracteae vacuae ovato-acuminatae, scariosae, albidae, 8 mm. longae, 5 mm. latae. Racemi laxe 6—8-floribus, 4—5 cm. diam. Bracteae ovato-acutae, infimae 7 mm. longae, 4 mm. latae, scariosae, 3—5-nervatae. Pedicelli 6—8 mm. longi. Perigonium coccineum, 22 mm. longum, circa ovarium 7 mm. diametro, hinc levissime constrictum et decurvulum. fauces versus levissime ampliatum; segmenta exteriora libera. …”

Come al solito integro la descrizione dell’Aloe millotii con la mia personale esperienza. Ho già vantato la capacità di sopravvivere della specie, ma attenzione: anche questo è un fatto relativo, dipendente dal tipo di terreno e di esposizione, dalla qualità e quantità dell’acqua delle annaffiature, dalla forma e dal materiale dei vasi, ecc..

  • Pianta con un tronco sottile (fino a un centimetro) lungo circa venti centimetri, ramificato alla base; accestisce con facilità e forma densi gruppi bassi.
  • Ogni tronco ha una decina di foglie, lunghe al massimo 15 cm e larghe quanto il tronco a cui si collegano.
  • La foglia è carnosa, liscia, con la parte inferiore convessa; il colore è verde glauco con rari spot traslucidi più frequenti sulla pagina inferiore della foglia.
  • Ai bordi della foglia sono presenti sottili e corti denti di 0,5 – 1 mm, di colore bianco, distanti tra loro fino a un centimetro.
  • Infiorescenze semplici, lunghe fino a 15 cm.
  • I fiori sono lunghi 2,5 cm e larghi 7 mm, rigonfi nella parte iniziale (dove si trova l’ovario).
  • Fiori rossi (fino ad 8) collegati al racemo da pedicelli lunghi 8 mm.

Ho potuto verificare che i tronchi, che normalmente non ramificano, dopo la gelata hanno prodotto dei rami laterali. Ho verificato lo stesso fenomeno sull’Aloidendron barberae, sul cui tronco stanno crescendo più di una decina di inattesi rami laterali.

 

Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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