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L’utilizzo farmaceutico dello zafferano: tra scienza e mito

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utilizzo farmaceutico dello zafferano

Nel parlare dell’utilizzo farmaceutico di un prodotto come lo zafferano, non pensato a scopo terapeutico, mi vengono in mente i classici luoghi comuni coniati dalla saggezza popolare per proteggerci dagli eccessi. Con i problemi legati alla salute:”Prevenire è meglio di curare”, e questo ormai è scienza, come l’altra frase: “La moderazione paga”, ma non è sempre facile vivere in modo salutare e allora si ricorre ad integratori, di solito sostanze o composti antiossidanti capaci di abbattere i radicali liberi dal nostro sangue, ma purtroppo in molti casi questo è un mito.  Per fortuna non è sempre così, tanto è vero che mi è capitato di ascoltare in una lezione del Professor Luigi Campanella (il più famoso biochimico italiano e presidente onorario MUSIS) una antica ricetta cinese che ho riportato nell’articolo “radicali liberi? Provate l’antica ricetta cinese a base di aglio” pubblicato su Greenious.it.

Lo zafferano può essere mortale

 Tra gli integratori che funzionano, ci sono anche quelli a base di zafferano, ma prima di parlarvene vorrei riportare un altro modo di dire: “Stavo bene, per star meglio qui giaccio” che a dire di mia zia era scritto su una lapide! È importante che sappiate che lo zafferano in dosi massicce, decisamente superiori a quelle indicate per scopi alimentari, può diventare tossico o addirittura mortale.

LA DOSE MASSIMA GIORNALIERA DI ZAFFERANO PER UNA PERSONA È DI 1,5 GRAMMI. COME ABORTIVO LA DOSE È DI 5/10 GRAMMI. UNA DOSE DI 20 GRAMMI DI ZAFFERANO È MORTALE!

L’unico caso realmente documentato di aborto con lo zafferano è quello, riportato più volte in letteratura, di una giovane donna che, avendo assunto nel latte 5 grammi di zafferano, abortì ed ebbe anche diversi altri effetti: ecchimosi diffuse su tutto il corpo dovute a problemi di coagulazione, ma anche gravi danni cellulari, a livello addominale.

Utilizzo farmaceutico dello zafferano

Molti divulgatori, spesso per pubblicizzare qualche prodotto, parlano della storia della medicina, ma non sempre si tratta veramente di storia. Si dovrebbe parlare di storia quando ci sono documenti, possibilmente scritti, a testimoniare, in periodi certi, un uso di sostanze o di trattamenti. Per lo zafferano i documenti scritti più antichi non si riferiscono ad usi terapeutici, ma a sacrifici agli dei o all’uso del fiore di Croco per onorare gli ospiti. Tuttavia alcune scoperte archeologiche ci hanno permesso di supporre che già nel 1700 a.C., a Creta, le donne fertili usassero lo zafferano come analgesico per placare i dolori mestruali. I lavori di scavo della città di Akrotiri che nel 1628 a.C. venne sepolta dall’esplosione del vulcano Santorini, hanno portato alla luce alcuni dipinti murali, particolarmente ben conservati, che mostrano delle donne che coltivano piante di Crocus sativus e poi preparano lo zafferano. Secondo le ricerche di una delle più importanti elleniste (esperta in farmacopea siriaca), la professoressa Susan Amigues, le donne ritratte rappresentano le sacerdotesse di una dea (di cui ancora non si conosce il nome) che probabilmente si occupava della salute delle donne. I dipinti rappresenterebbero una specie di percorso didattico a disposizione delle fedeli. Tuttavia, come avevo anticipato, si tratta di ricostruzioni archeologiche e non di documentazione storica.

Agli amanti dello zafferano segnalo il volume, scritto in latino dal medico tedesco Joan Ferdinando Hertod, “Crocologia”, la cui terza edizione del 1671 è disponibile in rete grazie a una scansione della biblioteca Cantonale di Zurigo. Nel volume gli appassionati potranno scoprire che il medico, già in quegli anni, proponeva l’uso dello zafferano per curare varie malattie degli occhi (compresa la cataratta), le malattie legate all’umore, quelle che oggi definiremmo “depressione”, ma anche tantissime altre patologie. È un testo fondamentale di cui vi cito il titolo completo segnalandovi che ho riportato le maiuscole e le minuscole così come sono state stampate nel 1671:

CROCOLOGIA seu Curiosa CROCI Regis Vegetabilium ENUCLEATIO Continens Illius Etymologiam, differentias tempus quo viret, & floret, culturam, collectionem, usum mechanicum, Pharmaceuticum, Chymico-Medicum, omnibus pene humani corporis partibus destinatum, additis diversis observationibus, e quaestionibus Crocum concernentibus ad Normam et Formam S.R.i. Academiae Naturae Curiosorum congesta.

Le ultime ricerche

Non ho notizie di prima mano sull’uso dello zafferano nella medicina popolare, nei “consigli della nonna” ho trovato alcune indicazioni per uso cosmetico. Nei gruppi di discussione che si trovano nel web spesso si leggono delle esagerazioni e così è difficile conoscere la realtà. Tra i tanti siti che vantano le mirabolanti qualità dello zafferano, voglio segnalarne un paio che mi sembrano tra i più seri: uno (della fondazione Telethon) parla degli studi sull’uso dello zafferano nella cura della maculopatia, in particolare del lavoro di due ricercatori, Silvia Bisti e Benedetto Falsini. Riporto un piccolo stralcio dell’articolo con la speranza di incuriosirvi, tutto l’articolo si può leggere all’indirizzo:

 “… Come spesso accade nella scienza, gli incontri giusti al momento giusto possono far decollare le idee e i buoni risultati. Benedetto Falsini lavora presso il dipartimento di Oftalmologia e Otorinolaringoiatria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Come medico si occupa da sempre di malattie oculari, in particolare di quelle retinopatie che portano progressivamente alla cecità o comunque a una grave riduzione della vista a causa della morte dei fotorecettori. Conosce Silvia da tempo, ma un giorno, durante un convegno a L’Aquila, lei gli racconta delle sue recenti scoperte sullo zafferano. Con dati preliminari così esaltanti e con il vantaggio che lo zafferano è una sostanza certamente non tossica visto l’ampio utilizzo in campo alimentare, decidono di testarne l’efficacia su persone affette da degenerazione maculare legata all’età. …”

Il secondo sito che vi segnalo è ugualmente tra i più attendibili: parlo di RIZA, la famosa pubblicazione italiana legata alla psicologia.

Il titolo dell’articolo è “Calo dell’umore? Con lo zafferano diventa un ricordo”, anche se l’articolo è in collaborazione con SANIFARMA e quindi potrebbe essere uno di quei falsi articoli scientifici pagati dalle aziende farmaceutiche.

Lo zafferano e il morbo di Parkinson

In realtà è molto più serio un articolo che illustra le ricerche, ancora in fase sperimentale, del gruppo del prof. Mark Floyd Lew, medico psichiatra (con oltre 55 pubblicazioni scientifiche), esperto e direttore di un centro di ricerca sul Parkinson, che ha ipotizzato la possibilità di rilevare e curare con molto anticipo la presenza del morbo di Parkinson, attraverso l’individuazione di un alterato contenuto proteico delle lacrime. Lo stesso Mark Lew poi ha ipotizzato che i carotenoidi dello zafferano possano influire favorevolmente, rallentando lo sviluppo del morbo.

Su questo punto vi segnalo un altro lavoro scientifico di due medici americani, all’indirizzo:

e sempre per incuriosirvi voglio proporvi un piccolo stralcio tradotto:

“… Vi è una crescente evidenza che il consumo di zafferano, una spezia derivata dal fiore della pianta del Crocus savitus, ha vari effetti terapeutici, compresa la protezione del sistema nervoso centrale. Questi effetti benefici sono stati ampiamente attribuiti alle forti proprietà antiossidanti dello zafferano e dei suoi componenti principali, i dati che dimostrano che queste proprietà antiossidanti sono potenziate dalla presenza di cellule viventi (Ordoudi et al., 2009) e suggeriscono azioni che superano il solo intervento di purificazione direttamente dovuto alla chimica della spezia.  Uno studio recente (Skladnev et al., 2016) ha fornito prove del fatto che lo zafferano alimentare può modulare il trascrittoma cerebrale, regolando i percorsi specifici imputabili allo stress, a questo va aggiunta l’osservazione che lo zafferano mostra una relazione dose-risposta non lineare, questi risultati ci suggeriscono che lo zafferano, come gli altri fitochimici, potrebbe esercitare i suoi effetti neuro protettivi agendo sui fattori di stress biologico. …”

Prima di concludere la sezione sull’importanza dell’uso terapeutico dello zafferano, voglio anticiparvi che credo sia importante che i miei lettori conoscano l’esperienza di chi usa da anni la spezia a scopo salutistico e preventivo. Per questo uno dei prossimi capitoli sarà proprio dedicato a ciò.

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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