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Overshoot Day 2019: la tragedia invisibile del pianeta

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Overshoot Day

L’Overshoot Day segna il giorno in cui l’umanità ha consumato interamente le risorse che la Terra riesce a rigenerare in un anno. Nel 2019 l’Europa, per media continentale, ha tagliato questo non meritevole traguardo il 10 maggio. Per l’Italia in particolare, la data prevista è il 15 maggio.

Overshoot Day 2019: la tragedia invisibile del pianeta

Emettiamo più anidride carbonica di quanta gli alberi e i mari possano assorbirne, peschiamo e cacciamo più esemplari animali di quanti possano essere rimpiazzati dalle nascite e via dicendo. Il giorno in cui iniziamo a essere in debito con la Terra, a sfruttare risorse che non può naturalmente offrirci senza creare voragini nel suo delicatissimo bilancio ecologico, è stato chiamato Overshoot Day. Insomma, l’ecosistema, aggredito dalle nostre esigenze, non fa in tempo a ricrearsi per soddisfarle. Viviamo utilizzando il pianeta come se ne avessimo a disposizione quasi due. Ma di Terra, si sa, ce n’è solo una.

La storia dell’Overshoot Day

Il primo Overshoot Day è avvenuto nel 1971: a fine anno, eravamo in debito con la Terra per 10 giorni. Rendiamo più evidente il problema attraverso i numeri, ribaltando l’esposizione dei dati. Possiamo dire, con maggior chiarezza, che nel 1971 consumammo quanto offerto pianeta in 355 giorni. Da allora, la data che segna l’esaurimento delle risorse che la Terra può produrre, si è anticipata sempre di più. Nel 2018, le abbiamo terminate in soli 213 giorni. Nel 2019, sono stati sufficienti appena cinque mesi – per l’Italia, esattamente 134 giorni – per consumare le risorse che il nostro unico pianeta può offrire e rigenerare nel corso di un anno.

L’Overshoot Day è il capodanno dell’antropocene

La tragedia invisibile dell’Overshoot Day è strettamente legata al nostro stile di vita e, quindi, al cosiddetto impatto antropico. La popolazione europea rappresenta solo il 7% di quella mondiale e tuttavia consuma il 20% della biocapacità del pianeta. La popolazione mondiale, inoltre, è aumentata del 95% dal 1970 e per contro oltre la metà delle specie di vertebrati si sono estinte da quell’anno. Questo è l’antropocene, ossia l’era dell’uomo. Un termine coniato dal chimico olandese Paul Crutzen, che indica una fase della vita della Terra segnata dall’impronta dell’essere umano. Se, scientificamente parlando, il marcatore dell’era è un segno nelle rocce del pianeta (e, con la radioattività, l’abbiamo lasciato), socialmente è caratterizzata da un continuo, dolente rest in peace per le creature terrestri – dalle quali dipende anche la nostra vita – a fronte di consumi sempre più voraci e sconsiderati. Ci si preoccupa degli esiti del nostro comportamento, ma cambiarlo fa più paura. Perché le conseguenze, si sa, non si vedono subito e ricadono prima sui più poveri e poi sulle generazioni future. Miopia ed egoismo non si esauriscono mai.

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