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Sepolcro di Geta: storia di memorie svanite

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sepolcro di geta

Sull’Appia antica, nella parte ancora molto urbanizzata e vicina alla vita cittadina, tra un cavalcavia ferroviario e il fiume Almone, sorge uno strano edificio la cui sagoma è tipica della zona e, quindi, ben nota agli amanti della campagna romana: il sepolcro di Geta.

L’aspetto del monumento

Purtroppo inaccessibile, perché proprietà privata, è ciò che resta di un tipico “sepolcro a torre”, ossia un monumento funebre a gradoni, costituito da sette corpi volumetrici sovrapposti in più livelli, in ordine decrescente. Segni e alloggiamenti visibili suggeriscono che fosse coperto di marmo, di cui è stato spoliato nei secoli sia per ricavarne materiale da costruzione sia, in seguito, per decorare le case delle famiglie nobili della Roma papalina. Quel che resta oggi è la sagoma di calcestruzzo, sulla quale sorge una costruzione di epoca medievale che ancora nei primi anni del Novecento era chiamata Osteria dei Carrettieri.

I fianchi dell’Appia antica erano costellati di tombe di questo tipo, di moltissime di esse non resta che una sagoma o qualche pietra coperta da terra ed erba. Altre sono state distrutte o inglobate in maniera più o meno trasparente nelle ville moderne. Il sepolcro di Geta, come la tomba di Cecilia Metella, si sono in parte conservati perché durante il Medioevo vennero adattati e sfruttati come posti di vedetta. Per avere un colpo d’occhio su quale doveva essere l’aspetto dei sepolcri che costeggiavano l’antica via Appia, sulla loro grandezza e bellezza, forse è meglio fare una passeggiata nel Parco delle Tombe di Via Latina, tra la Tuscolana e l’Appia antica. Piccolo, nascosto tra un discount e un negozio di cucine, il Parco offre 500 metri di antico paesaggio non eccessivamente deturpato dai secoli e dalle recenti e opinabili scelte di gestione del territorio.

La storia di Geta

Ma chi era Geta? Figlio di Settimio Severo e Giulia Domna, ebbe sempre, fin dalla più tenera infanzia, un rapporto

Geta
Segni della damnatio memoriae subita da Geta

tormentato con il fratello maggiore, Caracalla. Geta si trovava spesso in secondo piano, anche per il carattere fortemente accentratore di Caracalla. Nonostante la mediazione di Giulia Domna e le scelte dell’imperatore Settimio Severo, volte a coinvolgere entrambi i figli nella gestione del territorio in guerra e in pace, il conflitto era ben lungi dal sanarsi. Gli sforzi ci furono tutti, d’altronde Severo auspicava un impero condiviso con saggezza tra i suo due figli, ma purtroppo per lui il senso di responsabilità e la pacatezza non sono caratteristiche ereditarie. Alla morte di Settimio Severo, avvenuta a York nel febbraio del 211 d.C., l’impero venne ereditato congiuntamente dai due fratelli, che però non riuscirono a mantenere armonia. Dopo nemmeno un anno di governo, Geta fu fatto brutalmente uccidere dal fratello Caracalla – pugnalato da alcuni centurioni tra le braccia della madre, che cercava di difenderlo – e colpito dalla damnatio memoriae: ogni suo ritratto venne distrutto o abraso, il suo nome cancellato dalla iscrizioni e via dicendo.

Non siamo nemmeno certi che il monumento chiamato sepolcro di Geta sia veramente l’ultima dimora del fratello minore di Caracalla. L’identificazione del sepolcro è dovuta a un passo dello storico Sparziano, probabilmente neppure corretta e, anche se lo fosse, sappiamo che dovunque si trovasse il vero sepolcro di Geta, le spoglie dello sfortunato quanto giovane “imperatore a metà” furono poi portare nel mausoleo di Adriano. Ma viste le condizioni e il fatto che il la tomba si trova in una proprietà privata, quindi non visitabile, quello che chiamiamo sepolcro di Geta è oggi certamente un monumento funebre all’amore per l’archeologia.

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