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Plastica per imballaggi: pro, contro e soluzioni alternative

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plastica per imballaggi

L’introduzione in commercio della plastica per imballaggi ha portato con sé numerosi aspetti positivi dal punto di vista economico ma, a lungo andare, siamo davvero sicuri che siano maggiori gli aspetti positivi rispetto alle conseguenze negative sull’ambiente, sull’economia e sull’uomo?

Quando è nata e cos’è esattamente la plastica

L’enciclopedia Treccani definisce plastica tutti quei “polimeri prodotti dall’uomo”; inoltre aggiunge che essa è “nata come surrogato di materiali naturali e poi ha finito per invadere in pochi anni ogni angolo del pianeta. Ogni settore manifatturiero utilizza la plastica, dalla produzione alla distribuzione”.

La plastica ha cominciato ad essere abbondantemente utilizzata nel XX secolo, come conseguenza dell’inizio della corsa al progresso.

In sostanza, la plastica è ovunque.

Sono considerati plastica tutti quei materiali sintetici o semi-sintetici che possono essere:

  • termoplastici: divengono malleabili per effetto del calore; possono essere plasmati in oggetti e poi successivamente fusi e ripassati
  • termoindurenti: possono essere fusi e plasmati soltanto una volta

Pro e contro della plastica

Le caratteristiche per le quali la plastica è tanto utilizzata e amata da molti, sono principalmente legate al fatto che essa è:

  • leggera
  • versatile
  • a basso consumo energetico

Invece, le ragioni per le quali l’uso della plastica dovrebbe essere abbandonato e sostituito da plastiche biodegradabili o altri materiali più sostenibili sono le seguenti:

  • difficoltà di smaltimento e riciclo
  • inquinamento ambientale

La plastica per imballaggi

Come precedentemente accennato, la plastica si trova pressoché ovunque, ma uno dei suoi usi più frequenti e che forse ci riguarda più da vicino è quello legato al settore alimentare, in particolar modo quello relativo agli imballaggi.

Il settore della plastica per imballaggi consuma la maggior delle materie plastiche; infatti, circa il 50% delle merci che circolano in Europa ha packaging composto di plastica.

La normativa Europea in merito alla plastica per imballaggi è piuttosto severa: essa deve essere prima autorizzata all’uso in seguito a una serie di rigidi processi di controllo e poi deve riportare impresso il simbolo internazionale che la rappresenta, ovvero quello del bicchiere e forchetta.

Le ragioni che spingono i produttori a prediligere imballaggi di plastica sono molteplici:

  • facilità nel trasporto per via della loro leggerezza, sia per i produttori che per il consumatore finale
  • versatilità che consente di poterla plasmare in innumerevoli forme dando la possibilità di utilizzarla per una infinita quantità di prodotti di tutte le forme e le dimensioni
  • riduzione dei costi di trasporto per via del peso ridotto
  • conservazione dei prodotti alimentari per un tempo prolungato
  • protezione per  gli alimenti da raggi UV e contaminazioni varie
  • resistenza agli agenti atmosferici

Di fronte a ciò, potrebbe sembrare che gli imballaggi di plastica abbiano solamente aspetti positivi; in realtà, le conseguenze negative del loro uso non sono di poca rilevanza.

Le principali negatività sono legate al fatto che:

  • contengono un elevato tasso di coloranti e additivi che possono rilasciare negli alimenti
  • non sono biodegradabili e quindi sono altamente inquinanti se dispersi nell’ambiente
  • il loro riciclo ha costi elevati ed è un processo ancora molto complesso
  • non tutti i tipi di plastica sono riciclabili

Come risolvere il problema?

Una delle soluzioni che andrebbe adottata in maniera più immediata è sicuramente quella di regolamentare in maniera più restrittiva l’uso della plastica per imballaggi, rendendo il loro utilizzo limitato soltanto a casi particolari.

Un’altra possibile soluzione è quella relativa alla creazione di plastiche biodegradabili, ovvero materiali plastici che sono in grado di essere assorbiti dall’ambiente senza danneggiarlo; più precisamente, ciò che rende le plastiche biodegradabili è la loro sensibilità alle radiazioni UV oppure la loro sensibilità ad agenti batterici particolari.

Altra via è quella delle bioplastiche, materiali ottenuti da oli, amidi o cellulosa; alcuni esempi di questo tipo di plastiche sono PHA e PHB (ottenute attraverso la fermentazione di batteri su substrati vegetali) e PLA (derivato dall’acido lattico).

Infine, una possibile soluzione è quella di rendere il processo di riciclo più facile e meno dispendioso.

Grazie al riciclo molta della plastica per imballaggi potrebbe essere riutilizzata riducendo in questo modo l’utilizzo di materie prime e di energia e impattando andando meno sull’ambiente.

Il consumo di plastica è smodato e fuori controllo, soprattutto per quel che riguarda la plastica per imballaggi, che è notoriamente una plastica usa e getta; conseguentemente anche il problema relativo al suo smaltimento è estremamente rilevante.

La quantità di rifiuti che produciamo cresce ogni giorno. I nostri mari sono popolati da un numero sempre crescente di plastica e lo stesso vale per il suolo.

Questo materiale non danneggia soltanto l’ambiente, ma anche le creature che lo popolano, le quali finiscono per rimanervi intrappolate o per nutrirsene.

Compito di ognuno di noi è quello di ridurre al minimo il suo consumo e di domandare alle autorità una migliore normativa che ne riduca l’uso e che incentivi i finanziamenti legati alla creazione e alla produzione di materiali che siano biodegradabili e quindi sostenibili.

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