Home Cultura e Spettacolo Cecilia Metella e il famoso sepolcro di una donna comune

Cecilia Metella e il famoso sepolcro di una donna comune

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Quando la nostra voce smette di risuonare con il nostro respiro, quel che rimane è il ricordo. Il sepolcro ha il compito di raccontare la nostra vita agli sconosciuti, perché la memoria delle persone non svanisca nei secoli. La tomba di Cecilia Metella è stata costruita grandiosa, per celebrare la storia di una donna e soprattutto della sua potente famiglia, raccontandola ai viandanti che percorrevano l’Appia antica.

Le origini di Cecilia Metella

Cecilia Metella resta quasi in disparte nella tomba a lei dedicata, perché tutto sembra cantare la gloria e la potenza della gens che le dette i natali. Sappiamo che il suo corpo ha riposato lì per via di un’iscrizione sulla parte alta del mausoleo: “CAECILIAE Q(UINTI) CRETICI F(ILIAE) METELLAE CRASSI”, ossia “A Cecilia Metella, figlia di Quinto Cretico (e moglie) di Crasso”. Il Crasso di cui si parla è il figlio maggiore nonché omonimo del famoso Marco Licinio Crasso, triumviro insieme a Cesare e Pompeo, ricchissimo costruttore, sconfitto tragicamente a Carre dai Parti. Il padre di Cecilia Metella è invece il Quinto Cecilio Metello che conquistò l’isola di Creta tra il 68 e il 65 a.C. e per questo fu detto Cretico.

L’aspetto del monumento

cecilia
Dettaglio della decorazione.

La tomba è imponente: di forma cilindrica, è alta ben 11 metri e ha un diametro di quasi 30 metri. Coperta di travertino, poggia su un basamento quadrato che fu privato del suo rivestimento in epoca rinascimentale. È probabile che sopra il corpo cilindrico della tomba sorgesse un tumulo di terra, su cui verdeggiava un giardino. All’interno della tomba si trova una camera unica, coperta da una volta conica con un oculus, ossia un’apertura alla sommità. Lì, protette dalla terra, riposavano le spoglie di Cecilia, sotto un cono di luce che le metteva a contatto con l’infinito cielo. All’esterno della tomba, sul candido travertino, si snoda tutt’ora un fregio di ghirlande e teste di bue, che finirono nei secoli per dare il nome alla zona dell’Appia dove sorge la tomba di Cecilia Metella, ossia Capo di Bove. Non mancano immagini di scudi e di nemici sconfitti, sempre a ricordo dei successi della famiglia in cui Cecilia ebbe la ventura di nascere.

La storia della tomba

Dopo la morte di Cecilia Metella, man mano che la civiltà romana si spegneva, la tomba della donna ha iniziato la sua vita autonoma. Già solo qualche secolo dopo, la ricca matrona Annia Regilla acquistò possedimenti nella zona e forse, secondo alcuni studiosi, lo stesso sarcofago trovato nella tomba e ritenuto appartenere a Ceclia Metella, accolse invece le spoglie di Annia. Il sarcofago si trova oggi a Palazzo Farnese: chiaramente, sorgendo la tomba in un luogo di transito e di facile accesso, gli arredi furono presto rimossi. Sappiamo che nel IX secolo il terreno dove sorge la tomba di Cecilia Metella apparteneva alla Chiesa, nell’XI secolo venne adattata a torrione e annessa al castello dei conti di Tuscolo.

Le più potenti famiglie della storia di Roma

Nel XIII secolo, la tomba passò alla famiglia dei Caetani che la annesse a un vero e proprio borgo fortificato, detto Castrum Caetani. È ancora visitabile, con i suoi camminamenti e quel che resta della sua chiesa interna, dedicata a S.Nicola a Capo di Bove. Da lì, questa ricca famiglia controllava e tassava il traffico sulla via Appia. Ma il passaggio di mano della tomba di Cecilia Metella non era finito: dopo i Caetani fu il turno dei Savelli, poi degli Orsini, dei Colonna, dei Cenci e quindi dei Torlonia nel 1797. Oggi la tomba di Cecilia Metella ha quell’aspetto che piaceva tanto ai romantici: un monumento antico ben conservato, quasi ornato dai segni del tempo e dalla natura amena che vi sorge intorno. Tutto insomma ci fa ritenere che la tomba di Cecilia Metella abbia avuto una vita più avventurosa e più riconoscimenti di importanza rispetto alla donna a cui è stata dedicata.

Foto di Sonia Morganti

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