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    I tè semifermentati e gli infusi più famosi

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    tè infusi

    In queste due pagine cercherò di darvi le informazioni più importanti sui tè semifermentati e sugli infusi più comuni: tè aromatizzati alla menta, alla cannella e ai frutti di bosco; infine in un secondo articolo parlerò Karkadè, Mate, tè di Moringa. Anche in questo caso dovremmo dedicare un capitolo intero di un poderoso volume a queste bevande, considerando la finalità di queste pagine, però, posso confermarvi che a un “maestro del tè” occorre avere solo nozioni di base sulle bevande che, in qualche modo, distraggono dalla degustazione dei sapori eccezionali e dalle storie, spesso leggendarie, che circondano il mondo del .

    I tè semifermentati

    Sono chiamati anche Oolong o se preferite Ulong. Questa parola deriva probabilmente dall’anglicizzazione del cinese Wu Lung (Dragone nero) nome dato a differenti varietà di che, a seconda delle regioni o nazioni di produzione, sono sottoposti a diversi gradi di fermentazione che possono arrivare dal 25 al 60 % in meno rispetto a tè analoghi; per approfondire potreste leggere Lavorazione del tè nero, del tè verde e dei semifermentati. Oolong oppure tè blu era prodotto fino agli anni Settanta principalmente in Cina o a Taiwan, dove la lavorazione è iniziata in coincidenza con l’arrivo di Chiang Kai-shek sull’isola. In realtà non c’è una relazione diretta tra la fuga dell’ex dittatore della Cina Nazionalista e la produzione del tè semi fermentato sull’isola, si può solo supporre che Chiang Kai-shek abbia dovuto sdebitarsi con chi l’aveva aiutato a fuggire, concedendo una piantagione di tè con la raccomandazione di non far concorrenza ai produttori già presenti sull’isola. Oggi il tè Oolong è un tè molto usato e quindi hanno incominciato a produrlo in molti giardini importanti, dall’Assam ai giardini di Ceylon. I tè Oolong, per il loro gusto dolce, il loro aroma setoso, il loro raffinato retrogusto persistente, si addicono ad essere consumati in tutte le ore del giorno. Tra le altre cose contengono poca (o comunque meno) teina dei loro omologhi e quindi possono essere usati anche per prepararsi una tazza di tè prima di andare a letto. Attenzione alla nuova letteratura WEB che attribuisce al tè oolong proprietà miracolose con la solita formula: “… Gli studi fatti in una prestigiosa università americana hanno dimostrato che chi consuma tè oolong …”. Diffidate!

    Gli infusitè infuso bicchiere

    Ho già inserito in questa categoria anche alcuni che vengono usati corretti al gusto di menta o altro. Per i tè alla menta ho già scritto (su “principali tè verdi classificati secondo le aree di provenienza”) che vengono usati prevalentemente due tipi di tè verdi cinesi: il Chun Mee (sopracciglia di vecchio) e il Gunpowder (polvere da sparo), non ho però spiegato perché e neppure dove sono usati. Il tè alla menta è usato soprattutto nel mondo arabo, dove è bevuto dolcissimo e rovente. In realtà il suo uso, che ora è esteso in tutta la zona che va dal Marocco alla Tunisia, al Maghreb, al Sahara occidentale, fa gustare tè di sapori molto diversi tra loro. I Tuareg, ad esempio, dicono di questo tè che  “Il primo bicchiere è dolce come la vita. Il secondo è forte come l’amore. Il terzo è amaro come la morte” e lo fanno per indicare delle regole di ospitalità. gli uomini blu lo usano come il nostro proverbio “L’ospite è come il pesce dopo tre giorni puzza”, che deriva da Plauto (circa 200 a.C.). In Marocco il tè alla menta è la bevanda nazionale, offerta in segno di ospitalità e che non può essere rifiutata. Tuttavia il primo arrivò in Marocco come dono dell’Inghilterra al re intorno al 1700; solo un secolo e mezzo dopo divenne una bevanda di uso popolare a causa della guerra di Crimea, che causò la chiusura dei porti baltici, e così i mercanti inglesi, che avevano il monopolio sui tè cinesi, si trovarono con una sovrabbondanza di prodotto, che non poteva essere assorbito dal mercato dell’est. I comandanti dirottarono le loro navi sui porti del Marocco dove, per paura di non trovare altri mercati,  svendettero tutto il carico ai grossisti. I mercanti locali fecero di tutto per far diffondere l’uso della bevanda, adattandola agli usi e alle tradizioni del Marocco. La preparazione tradizionale del tè è un’altra cosa, ma è uno spettacolo assistere alla preparazione di questa bevanda: il cameriere versa, da un’altezza di oltre quaranta centimetri, un getto d’acqua bollente super zuccherata ed aromatizzata sulle foglie del tè in un bicchiere, e questo gli riesce senza creare disastri proprio grazie al lungo becco della teiera e alla forma del bicchiere che limita gli spruzzi.

    Tè alla cannella 

    Il tè nero indiano è la base che dichiarano di usare i produttori di bustine di tè alla cannella. In realtà questi signori cercano in qualche modo di imitare il tè del Corno d’Africa, come ho già avuto occasione di raccontare, e oltre alla polvere di cannella in queste bustine c’è anche del cardamomo. Siamo alla fine dei tè da gustare e all’inizio di bevande al sapore di tè: una delle principali e famose aziende inglesi che produce scatole con bustine filtro ne distribuisce 25 tipi diversi.

    Tè ai mirtilli

    Per il cosiddetto tè ai mirtilli la situazione è diversa, la base di questi infusi è quasi sempre composta dai calici di fiori di Hibiscus sabdariffa che seccati sono conosciuti come Carcadè (il tè degli italiani), a cui sono aggiunti aromi e frutti. I più comuni sono mirtilli e frutti di bosco, ma ci sono in commercio veramente tanti preparati, quasi tutti in bustine filtro. Prima ho chiamato il Carcadè “il tè degli italiani”, e la ragione è legata alla storia. Dopo che la Società delle Nazioni impose le sanzioni allo stato fascista per l’invasione dell’Eritrea (1935), le sanzioni bloccarono la possibilità, per l’Italia, di importare vero tè e così si cercò il succedaneo autarchico, ed ecco il Carcadè, o alla maniera araba Karkadè, che gli italiani trovarono, come bevanda dissetante, da secoli usata in Eritrea e in tutta la regione.  Del Karkadè e degli altri infusi più comuni parlerò nel prossimo articolo, già da ora vi anticipo una raccomandazione: troverete su decine di pagine web consigli su come usare il karkadè per dimagrire, per diventare più giovani e belli, ma se vi piace consumatelo pure, seppure con moderazione, se volete usarlo per le sue proprietà terapeutiche non fatelo senza aver prima consultato il vostro medico.

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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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