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    Karkadè, Mate e tè di Moringa, gli infusi della natura

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    Nel precedente articolo “I tè semifermentati e gli infusi più famosi” ho iniziato un breve racconto sui tè alternativi, nel caso del Karkadè parliamo addirittura di un succedaneo del tè. Quindi per non snaturare questo lavoro che ha al centro il mondo del tè, anche se gli infusi sono veramente tanti, parlerò solo dei tre più importanti (anche commercialmente): Karkadè, Mate, Tè di Moringa.

    Il Karkadè

    Il Karkadè si produce con il calice seccato del fiore della pianta di Hibiscus sabdariffa, non contiene teina e l’ infuso, dal colore rosso con un gusto dolce, agrumato e rinfrescante, può essere bevuto sia caldo che freddo. È sicuramente una bevanda dissetante di cui comunque non si deve abusare. Come ho anticipato è il cosiddetto tè degli italiani: dopo che la Società delle Nazioni impose le sanzioni allo stato fascista che voleva realizzare il suo “impero” iniziando con l’invasione dell’Eritrea (1935), le sanzioni bloccarono la possibilità per l’Italia di importare vero tè. Oggi il Karkadè è usato come integratore nei tè alla frutta, come esempio, dalla scatola di “tè al mirtillo” (secondo quanto scritto sulla confezione) di uno dei più famosi produttori inglesi, riporto il contenuto dichiarato delle bustine filtro:

    bacche di rosa canina
    Rosa Canina

    Ibisco, frutta 40% (mela, rosa canina, scorza d’arancia, bacche di sambuco, mirtilli neri 1%), aroma naturale 7%, foglie di mora dolci, aroma di vaniglia, estratto di vaniglia 1%.”.

    Come potete vedere l’infuso di Karkadè spesso è associato ad altri ingredienti, sempre erboristici, che ne esaltano il gusto o le qualità terapeutiche, in questo caso la Rosa canina: siamo veramente lontani dal tè.  Anche il Karkadè ha le sue proprietà curative, in particolare è un diuretico e un disinfettante delle vie urinarie, ma anche per questo infuso vi prego di assumerlo almeno dopo aver letto le controindicazioni.

    Il Mate 

    La yerba mate è l’infuso delle nuove foglie tostate e  tritate di Ilex paraguariensis, un agrifoglio originario dell’America del Sud. È proprio nei paesi del Sud America, Argentina, Uruguay, Paraguay, Cile e sud del Brasile, che il mate è la bevanda nazionale, familiarmente chiamata yerba: in quei luoghi è comune vedere in giro le persone che camminano sorseggiando attraverso la loro pipetta (bombilla) la bevanda. I conquistadores copiarono questo uso dagli indios Guaranì. È interessante scoprire come questa bevanda abbia acquisito strumenti e usi che hanno codificato nella socialità.  Gli strumenti indispensabili per sorseggiare il mate sono matero e bombilla (il contenitore di legno o zucca e la cannuccia metallica); se sono nuovi vanno preparati (rodati) prima di poterli usare, proprio come succede per alcuni strumenti per produrre il caffè napoletano. Per quattro giorni la piccola zucca (matero) deve essere riempita con acqua calda e polvere di mate che poi andrà gettato, ma che servirà ad insaporire il matero. Il mate, soprattutto nella Patagonia, è anche la bevanda della “socialità” e dell’ospitalità.

    Il rito della preparazione del mate per gli ospiti 

    Cebar mate è il rito della preparazione del mate, normalmente riservato alla persona più importante o al più anziano della famiglia, che preparerà la bevanda con una serie di passaggi che ricordano una vera cerimonia:

    Dovete sapere che in questo rito intervengono gli strumenti della famiglia, più è vecchio il recipiente e la bombilla, maggiore è il rispetto che si mostra agli ospiti. Per prima cosa il cerimoniere verserà la polvere fino a mezzo centimetro dal bordo, quindi chiuderà con il palmo della mano l’apertura della zucca, agiterà la polvere e poi rovescerà la zucca. Rimesso il recipiente nella giusta direzione, dopo essersi pulito il palmo verserà nel matero l’acqua molto calda ma non bollente, facendo attenzione a farla cadere su un solo punto dell’erba, proprio in quel punto infilerà la bombilla. In seguito la bombilla non verrà più spostata. Chi comanda il rito (cebador) berrà per primo vuotando totalmente la zucca, sono considerati atti di rispetto i rumorosi gorgoglii prodotti dalla bombilla che raccoglie le ultime gocce dell’infuso. A questo punto torna a riempire la zucca e la porge al primo che sta alla sua sinistra, che dopo aver bevuto fino in fondo restituisce il recipiente al cebador che lo riempirà di nuovo con attenzione (badando che l’acqua entri sempre dallo stesso punto e che quindi parte dell’erba rimanga asciutta) e lo porgerà al secondo alla sua sinistra e così via. La cerimonia può durare ore e diversi giri, ricordo che solo il cebador ha l’autorità per spostare la bombilla nel matero. Come avrete capito è quasi come il rito del calumet della pace. Se il rito vi sembra interessante un consiglio voglio darvelo: a meno che non siate abituati al mate non fatevi coinvolgere, se proprio non potete farne a meno almeno dichiarate in anticipo che voi il mate lo consumate dolce. Il sapore dell’infuso di yerba mate è forte, astringente e amaro, e non molto gradevole per chi non ci sia abituato; dolcificato è più vicino ai nostri gusti. Il mate contiene molta caffeina ed è un forte digestivo e se ne abusate (per chi non è abituato basta un secondo giro) rischiate di dover correre in bagno o avere delle palpitazioni. In compenso, come ogni bevanda tradizionale, ha una serie di benefici ma ci sono anche delle controindicazioni ed un paio ve le ho appena segnalate.

    Tè di Moringa 

    pianta della moringa
    Moringa oleifer

    La pianta da cui dovrebbe derivare questo tè è la Moringa oleifera ma la Moringa tutto è fuorché una pianta per il tè. Ho inserito questo tè negli infusi, e la ragione è semplice: questo infuso è un presidio terapeutico. Si ottiene dalle foglie essiccate della pianta di Moringa, particolarmente studiata e promossa, specialmente a Cuba. Il “Leader Maximo”  Fidel Castro ha sempre sostenuto che la sua energia e lucidità erano proprio attribuibili  alla magia di questa pianta che ha una caratteristica unica nel mondo vegetale anche dal punto di vista alimentare: la pianta è in grado da sola di soddisfare tutte le necessità proteiche umane. Si dice che Fidel ne avesse una piccola piantagione da cui ogni giorno spilluzzicava qualche foglia o qualche rametto. La FAO si è interessata alla diffusione della Moringa che, stando agli agronomi, è ideale nell’area dell’arancio, ma è anche possibili nelle zone aride o subtropicali a patto che il terreno di coltivazione sia ben drenato. In Tailandia e nel Myanmar, ma anche in Bangladesh, ormai è entrato da anni nella dieta e nella cucina tradizionale, ricordo di aver gustato, nel Triangolo d’Oro, una zuppa a base di rami e radici di Moringa, una zuppa molto gustosa con il sapore di zuppa di cardo, ma più piccante. Non sono in grado di dire se il sapore piccante fosse attribuibile alla Moringa o alle spezie, di cui in quei luoghi fanno largo uso.  Tornando al tè, chi lo ha bevuto sostiene che ha un sapore delicato e un aroma leggero, ma come dicevo non è un tè. Riporto quello è stato confermato sui principali contenuti della pianta, non mi dilungherò sulle proprietà terapeutiche, ogni volta che sento parlare di magia divento scettico: gli studi provengono principalmente dalle facoltà di medicina delle università cubane che, nell’ultimo mezzo secolo, hanno studiato ed usato tutto quello che avevano a disposizione,  costrette a sopravvivere senza medicine moderne (grazie all’embargo degli USA). Aspetterei le validazioni delle case farmaceutiche occidentali. Comunque ecco quello che sostiene il “Nutritive Value of Indian Foods”:

    Vitamina A: la Moringa ne contiene quasi quattro volte il contenuto delle carote, sempre a parità di peso

    Vitamina C: la Moringa ne contiene otto volte il contenuto delle arance

    Calcio: la Moringa ne contiene quattro volte il contenuto del latte di mucca

    Potassio: la Moringa contiene 3 volte il potassio delle banane

    Proteine: la Moringa ne contiene il doppio di quelle contenute nel latte di mucca

    Questo a mio parere basta a farne qualcosa di eccezionale.

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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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