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Le carrozze del Quirinale e il loro restauro

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carrozze del Quirinale
Giacomo Pregliasco (progettista), Giovanni Vacca (dipinti), Giuseppe Bonzanigo (sculture lignee), Luigi Dughé (bronzista), Berlina di gran gala detta “Telemaco”, 1817

Parlando dei problemi legati agli arazzi ho potuto raccontare dei danni ai tessuti, all’ordito, ma anche ai colori o ai metalli inseriti nei fili. Nelle carrozze le parti deteriorabili sono molte di più, c’è l’aspetto strutturale e meccanico che incide sulla realtà funzionale e ci sono i vari materiali usati per rendere la carrozza più comoda o per abbellirla. Infatti a volte il colore base, che caratterizza il tipo di carrozza, è arricchito da dipinti o fregi, che la impreziosiscono e la rendono una vera opera d’arte, tutto questo assieme alla forma del legno e agli accessori dorati è in sintesi l’aspetto estetico. Di ognuno di questi “aspetti” vorrei riuscire a presentarvi i responsabili del degrado. Considerate che le carrozze da noi non sono più in uso da anni, mentre in altre nazioni sono ancora impiegate e non solo come attrazioni turistiche, questo ha relegato all’ambiente del restauro la manutenzione delle carrozze, non c’è un artigianato specializzato nel realizzare carrozze moderne, non c’è un’evoluzione dei traini, come in Austria e soprattutto in Inghilterra dove addirittura la regina e la famiglia reale escono in carrozza, magari con vetri blindati. Le nostre carrozze, anche le più prestigiose, quelle che erano usate dalla famiglia reale prima dell’avvento della repubblica, erano quelle relativamente “moderne” gestite dal Grande Scudiere, infatti come ricorda il dottor Marco Lattanzi nell’articolo “Le scuderie da tiro del Quirinale al tempo di Umberto I” tra i compiti del Grande Scudiere c’era quello di rinnovare il parco delle carrozze di servizio, era lui che doveva provvedere:

…  “al mantenimento e alla vendita dei cavalli, non che all’acquisto, alla riparazione ed alla vendita delle vetture, de’ finimenti e degli oggetti di selleria” nonché “in occasione di funzioni di gala o di viaggi, l’ordine delle carrozze e di fissare ai Personaggi che ci accompagnano i posti che loro competono rispettivamente” 

È interessante ricordare che il recupero delle carrozze come Beni Culturali e quindi la loro esposizione nel Palazzo è il risultato della legge presentata nel 2004 dal Ministro Giuliano Urbani che ha portato alla emanazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.  

Due parole sui nemici delle Carrozze

Analizzando i responsabili del degrado delle carrozze troviamo che il ferro è sensibile all’umidità e nelle parti esposte tende ad arrugginire, diversa è la situazione per le parti coperte, dove potrebbe essere l’attrito a creare solchi e danni, ma anche i lubrificanti lasciati sulle parti mobili, invecchiando resinificano bloccando o frenando i movimenti o i meccanismi. Diversa è la situazione per i materiali bronzei, che se dorati spesso devono essere puliti e dorati di nuovo, con tecniche coeve alle carrozze. A volte i bronzi sono solo da pulire, se non dorati, altre volte c’è la necessità di bloccare l’ossidazione distruttiva che è conosciuta come “cancro del bronzo”. L’usura è sicuramente un problema caratteristico di tutte le parti mobili, dai freni ai ruotismi, alle cremagliere, ma anche a tutti i punti di contatto tra materiali diversi, ad esempio i punti di collegamento tra le fibbie metalliche e le cinghie. Ho già parlato delle viti metalliche che “purtroppo”, per chi si occupa di restauri su mezzi destinati ai concorsi di “tradizione”, non possono essere sostituite ma devono essere recuperate e restaurate. Il legno è il principale componente delle carrozze al punto che il termine “legno”, per sineddoche, è usato per indicare l’insieme della carrozza, ma il legno è anche un materiale sensibile all’umidità e alla temperatura, e ha una serie di nemici naturali, dai microfunghi e funghi fitofagi, a decine di specie di insetti.  Le vernici, spesso graffiate o scrostate, hanno bisogno di restauri, ma non di rifacimenti, la più importante caratteristica del restauro moderno, quello prescritto dal “Codice del restauro dei Beni Culturali” è la reversibilità, ossia il mantenimento e il rispetto per quello che c’è. Lo stesso vale per le scritte, le eventuali grottesche ecc., ma anche per le cinghie di supporto e il materiale in cuoio, dalle coperture dell’abitacolo ai cuscini dei divani dei passeggeri o di quello del sedile del conduttore, sono tutti soggetti a deteriorarsi, sia seccando che logorandosi. Se il mezzo è stato molto usato, le ruote con le razze e le cerchiature e i mozzi sicuramente avranno bisogno di manutenzione, ricordiamo tutti che nei film western erano le ruote delle carrozze e delle diligenze quelle destinate a rompersi per prime.

Il restauro delle carrozze antiche

Non si dovrebbe nemmeno discutere sui soggetti autorizzati al restauro: è la legge che stabilisce che sulle antiche carrozze possono intervenire soltanto restauratori riconosciuti come autorizzati ad operare sui beni culturali. Chi fa il restauro ha il dovere di certificare il proprio operato, dalla diagnosi all’intervento, documentando il lavoro, i danni rilevati ed i materiali usati nel restauro. Questo documento ha valore legale, per giustificare l’originalità della carrozza, ma anche per garanzia verso i giudici nei concorsi di tradizione. Ho chiesto al dottor Lattanzi quale fosse il tipo di restauro riservato alle carrozze del Quirinale, se solo estetico o anche funzionale, ed egli mi ha spiegato che le carrozze in uso alla corte non sono solo belle e sorprendenti dal punto di vista artistico, ma che rappresentano la tecnologia dell’epoca, gli accorgimenti tecnici realizzati dai fornitori della Casa Reale erano quanto di meglio per l’epoca. La mia domanda era giustificata dalla visione del gruppo storico delle berline raccolte nella sala del fabbricato Cipolla, berline di gran gala eccezionali dal punto di vista estetico e più vecchie delle altre e ricche di storie. Le più belle tra quelle esposte sono: la “Telemaco” splendidamente dipinta, ma anche il  Berlingotto nuziale realizzato nel 1789, lo stesso anno della rivoluzione francese (usato per il matrimonio del Duca d’Aosta Vittorio Emanuele con Teresa d’Asburgo Este), e anche la berlina “Nuziale” (usata per il matrimonio di Vittorio Emanuele II e per il matrimonio di Umberto  I), dipinta con le virtù, ma anche due splendide berline provenienti dal Granducato di Toscana, senza dimenticare la “Egiziana” inizialmente fatta realizzare da Carlo Felice di Savoia per la moglie Maria Cristina di Borbone per il carnevale del 1819 e poi ridipinta di nero e divenuta la carrozza funebre dei sovrani. Sicuramente delle opere d’arte uniche che affascinano i visitatori, e anche degli esempi della grande maestria dei nostri restauratori.

In queste poche righe ho parlato del restauro, ma ora vorrei invitare i miei lettori a considerare un altro aspetto importantissimo che riguarda tutte le opere d’arte presenti all’interno del Quirinale: il problema della conservazione dei Beni Culturali. È un settore affascinante che cercherò di mostrarvi per i suoi risvolti più importanti. La conservazione, come ben sanno i conservatori del Palazzo, è importantissima ed è il centro della loro preziosa attività.

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Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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