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    Contro l’uccellagione, in difesa dell’ambiente

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    uccellagione

    Insieme possiamo fare qualcosa per l’ambiente

    Alcuni anni fa la difesa dell’ambiente era un’attività pericolosa: i volontari, coordinati da associazioni faunistiche, affiancavano le guardie venatorie (anch’esse volontarie) che mettevano a rischio la propria vita per “controllare”, armati di macchine fotografiche, le attività di caccia e di prelievo in natura degli animali. Quegli uccellini che, a detta dei cacciatori, erano un componente essenziale delle ricette tradizionali. Ricordo che da bambino, quando mio zio o mio cugino tornavano dalla caccia, nelle tenute che davano in commenda, mi facevano mangiare degli uccellini cucinati allo spiedo nell’antico camino della casa padronale. Gli uccellini erano avvolti in grasso di maiale ed erano separati da fettine di pane e foglie d’alloro. Il sapore era buono, naturalmente io masticavo anche le ossa quando erano ben cotte, ma ricordo con terrore i pallini di piombo che farcivano le povere allodole, nonostante l’attenzione di chi aveva cucinato. Da grande, quando a metà degli anni ‘70 facevo parte della redazione di “Acquari e Natura”, andavamo in gruppetti di quattro o cinque amici a fare foto nei boschi, con Alessandro Antoniani e Sergio Zerunian.  In pratica eravamo dei disturbatori che cercavano in qualche modo di proteggere la selvaggina dalla guerra scatenatale contro da migliaia di armi da fuoco, ma anche da altri strumenti ancora più pericolosi (reti, vischio, ecc.). Qualche volta ci accompagnavano le guardie zoofile, che agivano come ufficiali giudiziari fino al 1979, anno in cui l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), da Ente con personalità giuridica di diritto pubblico che collaborava con il Ministero dell’Interno, divenne un ente morale, perdendo la sua particolare personalità giuridica.  

    Le ricette tradizionali e l’avifauna

    Ornella Tessitore ed io, alcuni giorni fa, siamo stati ricevuti dal Generale Massimiliano Conti, il Comandante del Raggruppamento Carabinieri CITES. Come spero sappiate la CITES (Convention on International Trade of Endangered Species) è la convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate d’estinzione, e delle loro parti o derivati. Il servizio CITES tutela le specie animali e vegetali protette dalla convenzione: un Ente scientifico e non morale di tutela della fauna e della flora.  Il generale ci ha parlato dell’attività repressiva del Nucleo CITES ma soprattutto di quelle che sono le preoccupazioni più rilevanti per chi protegge l’ambiente in Italia.

    Ci ha ricordato che la Penisola è uno dei percorsi preferenziali dell’avifauna migratoria (gli uccelli migratori) che due volte ogni anno passa da noi seguendo particolari rotte migratorie. Dai passeriformi ai rapaci sono centinaia le specie di uccelli che scelgono di svernare in Italia, ma purtroppo sono centinaia di migliaia gli esemplari che ci lasciano letteralmente le penne. L’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), catturando e rilasciando dopo averli inanellati gli uccelli di passaggio, è riuscita a fare una sorta di censimento, a stabilire le rotte, ma anche le abitudini, dei nostri amici pennuti. Il problema è che per alcune specie esiste una richiesta a scopo alimentare, altre sono ambite dai collezionisti o da chi cerca animali vivi da utilizzare come richiami, un ricco mercato che spinge molte persone a delinquere, rischiando multe e denunce per non aver rispettato le leggi che regolano la cattura e la vendita di animali protetti. In alcune regioni italiane la tradizione viene portata a giustificazione di comportamenti illegali e delinquenziali. Ma quelle tradizioni nate quando c’era bisogno di integrare con proteine animali una dieta povera, oggi non hanno più alcuna ragione di esistere. Migliaia di piccoli passeriformi vengono uccisi per realizzare nel Veneto la “poenta e osei”, ma anche in Sardegna gli spiedini di tordi, eccetera eccetera. Per la cattura di questi uccelli vengono usate le reti, ma anche trappole con richiami realizzati con uccelli vivi, per la CITES è una vera guerra, in cui la cittadinanza è spesso omertosa e fraternizza con chi delinque. Tutte queste azioni sono dei FURTI DI NATURA che oltre a depauperare l’ambiente ne alterano l’equilibrio.

    Il generale Conti ci ha spiegato che, per reprimere il fenomeno dell’uccellagione, i militari e i funzionari della CITES, oltre alla repressione sul campo, hanno cercato di spiegare ai bambini, nelle scuole locali, l’importanza dell’ambiente, ma il lavoro è lungo e complesso. Lo scorso anno ho scritto un articolo sull’attività di repressione dell’uccellagione, articolo che ha avuto moltissime visualizzazioni a dimostrazione dell’interesse che i lettori hanno verso questo fenomeno. I bambini a cui si rivolgono i funzionari CITES sanno che sono i loro genitori e i loro nonni a catturare e a mangiare quegli uccellini, per quanto il messaggio sia ben fatto e accattivante non riesce a prevalere sui legami familiari. Non si possono certo indicare come “cattivi” i cari nonnini o i genitori. Il problema, anche se ha risvolti malavitosi che devono essere repressi, ha implicazioni culturali che devono essere sradicate con la paziente e continua educazione al rispetto e all’amore per gli animali, e per tutto l’ecosistema. Questa è un’attività importante quanto la difesa sul campo, in cui possono essere coinvolte le associazioni protezionistiche e anche i volontari, ma questa volta senza correre rischi fisici. Naturalmente gli interlocutori privilegiati dei bambini sono gli insegnanti e la CITES è felice di averli come collaboratori, a loro disposizione c’è molto materiale che, assieme a quello prodotto dalle associazioni amatoriali, può essere usato per far conoscere agli studenti gli uccelli e la loro vita. Tra l’altro gli uccelli sono degli eccezionali collaboratori per chi coltiva la frutta, soprattutto nel periodo della nidificazione: insettivori come le cince o le cinciallegre sono capaci di predare ogni giorno migliaia di larve di insetti nocivi, con grande vantaggio sia per gli agricoltori che per l’ambiente (che non avrà bisogno di pesticidi per proteggere le coltivazioni dagli insetti). Il Comandante della CITES ci ha segnalato che il periodo di confinamento per la COVID-19 ha evidenziato un recupero della natura, meno disturbata del solito dall’uomo, con qualche eccezione: in alcune zone montane è raddoppiato il numero dei rapaci uccisi. Secondo una antica mentalità montanara gli animali in montagna hanno la possibilità di esistere solo se sono utili all’uomo o se non si fanno vedere, anche in questo caso la “colonizzazione” da parte di ex cittadini pensionati di vaste zone montane può accrescere il rispetto della natura. È ancora una volta un problema soprattutto culturale, in cui il pastore si sente in diritto di uccidere il rapace o il lupo o addirittura l’orso perché l’animale osa interferire con i propri interessi economici. In realtà nelle zone in cui vivono predatori carnivori sono previsti risarcimenti per gli allevatori danneggiati, questo per evitare che la “preziosa” fauna selvatica venga colpita solo perché deve nutrirsi.

    Uccellagione e tradizioni difficili da sradicare

    Che sia difficile sradicare le tradizioni il generale Conti lo sa bene, l’esempio lo abbiamo sotto gli occhi, neppure le più agguerrite organizzazioni animaliste sono riuscite, ad esempio, a spostare il Palio di Siena su una pista meno pericolosa per i cavalli.  Tutto quello che hanno ottenuto è che i cavalli eventualmente feriti durante la corsa siano curati in una clinica specializzata. Molto peggio è andata a chi ha cercato di fermare le corride. Ecco perché c’è bisogno della collaborazione di tutti, soprattutto degli insegnanti, per far conoscere alle nuove generazioni un ambiente ricco di biodiversità in cui crescere. Se avete idee, competenze e voglia di collaborare, per favore scrivetemi, vi prometto che risponderò a tutti.

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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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