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Tassonomia e sistematica per conoscere i nomi delle piante

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tassonomia agave filifera

La tassonomia e la sistematica sono tra le prime cose usate dall’uomo quando ha sentito il bisogno di comunicare; Gabriel García Márquez, descrivendo Macondo, “l’angolo del mondo non ancora scoperto dalla morte” scrive:

“… Macondo era allora un villaggio di venti case d’argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume di acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito …”

Il nome delle cose è la base per poi inventare una sistematica e far nascere la scienza e soprattutto la conoscenza nel mondo.

A volte però anche noi “moderni” amanti della natura rimaniamo affascinati dai nomi, ricordo con quanto interesse acquistai la mia prima Anacampseros rufescens. Linneo aveva dato il nome anacampseros a una specie del genere Portulaca e a una del genere Sedum, specificando che il nome derivava da quello che dicevano, nel proprio linguaggio “triviale”, gli abitanti delle zone di origine della pianta, che la usavano per “risvegliare l’eros sopito”.  Per i curiosi ricordo che in parte la responsabilità è di Plinio il quale, parlando della porcacchia (la Portulaca oleracea), aggiunge che i greci la usavano per controllare l’Eros, purtroppo Linneo non ha spiegato come usarla.

Agave Filifera

Vi ho incuriosito? Se ci sono riuscito sopportate qualche riga di storia, prima che vi riveli la vera ragione che mi ha spinto a scrivere in “difesa” della scienza, ma soprattutto contro l’ignoranza e il pressappochismo di chi mercifica ogni cosa.

Devo dire che, nella maggior parte dei casi, quando mi innamoro di una pianta è perché sono rimasto affascinato dalla sua forma, dai colori delle foglie, delle spine, dei fiori. È un’esperienza comune per tutti quelli che amano il verde e la natura, tutti abbiamo cominciato così, con il tempo però il rapporto con la nostra piantina si è evoluto e abbiamo cercato di saperne di più, di conoscere il luogo di provenienza, di capire quanto diventa grande in natura. Tutto questo con orgoglio, se la nostra pianta è cresciuta e ne abbiamo ricavato diversi vasetti da regalare agli amici, con il desiderio di capire dove abbiamo sbagliato, se invece la pianta che ci piaceva tanto è morta.

Conoscere i nomi delle piante

Conoscere meglio la nostra pianta inizia con il conoscerne il nome. Ricordo ai lettori che è dal 1758 (data della pubblicazione del “Systema Naturae” di Linneo) che inizia la classificazione binomia, una rivoluzione che ha permesso lo sviluppo della sistematica scientifica e quindi della biologia, in tutte le sue branche. Prima di Linneo le classificazioni descrittive raccontavano quelli che erano, secondo i ricercatori, gli elementi oggettivi, ma descrivere una specie era come scrivere un poema e non sempre i ricercatori concordavano sui “dati oggettivi”. Dopo Linneo ogni specie di essere vivente poteva essere riconosciuto grazie a solo due nomi: quello del Genere a cui appartiene la specie (con la prima lettera maiuscola) completato da quello specifico scritto in minuscolo: in realtà la sistematica prevede anche il nome del descrittore e la data in cui la specie è stata descritta. Qualche volta dopo il nome dell’autore c’è un altro nome tra parentesi, questo vuol dire che precedentemente un altro autore aveva descritto in modo diverso la specie, prima che qualche altro scienziato riordinasse il Genere. Con la classificazione binomia, in ogni parte del mondo si conosce con certezza e quindi in modo univoco, di quale specie stiamo parlando. Naturalmente l’evoluzione della scienza, specialmente lo sviluppo della genetica molecolare, ha permesso di definire meglio gli elementi “oggettivi”, creando nuovi raggruppamenti: ad esempio, in base a presunti antenati comuni e ai successivi sviluppi, è la “classificazione filogenetica” la nuova sistematica basata sul “clade” (dal greco Klados = ramo) ad aver rivoluzionato molte specie, così la nostra generazione si è trovata a dover subire una quantità di cambiamenti di nome, cosa che ha creato disorientamento ed incertezze nella comunicazione tra gli esperti, ma anche malcontento tra i non addetti ai lavori e a volte mettendo in dubbio la serietà stessa dei ricercatori accusati di eccessivo protagonismo. In realtà il clade, un gruppo costituito da individui con un antenato comune, ha contribuito a definire meglio le specie.

La Tassonomia è importante ma…

Quando, quasi mezzo secolo fa, ho incominciato ad interessarmi della natura, ho scoperto l’importanza della sistematica, per riuscire a crescere di livello, per scambiare esperienze. Così ho iniziato a raccogliere informazioni nelle associazioni amatoriali, ad apprezzare quei venditori che oltre alla pianta vendevano la sua storia. Tramite le targhette che riportavano i luoghi d’origine ho incominciato a scoprire la sociobiologia vegetale e quindi gli ecosistemi (alieni per noi occidentali) da dove le piante provenivano. La targhetta con il nome era sicuramente un valore aggiunto, sia per chi amando la scienza voleva approfondire la conoscenza, sia per chi aveva in mente di “collezionare” esseri viventi rari per poi esibirli come sfoggio di…

Parodia leningausi

Tutto questo ieri accadeva nelle associazioni, oggi ci sono i gruppi specializzati, che cercano di sostituire le attività di formazione per i soci e di sensibilizzare gli amministratori pubblici o i semplici curiosi sui problemi (o le possibilità) ambientali.

Studiare le piante che più amavamo voleva dire andare a scoprire nelle serre di produzione, tra milioni di esemplari seminati quello “strano”, il tentativo della specie di evolversi, ecc. ecc. Non c’era internet e per identificare una specie era necessario ricercare per giorni su libri pieni d’immagini quella che più si avvicinava all’esemplare da classificare. Un lavoraccio che spesso sottraeva tantissimo tempo alla vera ricerca e all’osservazione scientifica.

Oggi il mondo è semplificato e il mercato ha capito l’importanza del “valore aggiunto” di avere il nome e questo è anche merito nostro. Ma c’è un ma, pensate al danno che potrebbe fare invece una classificazione sbagliata, fatta in modo superficiale: non sarebbe più cultura e conoscenza ma diffusione del pressappochismo e dell’ignoranza. Pensate che questo sia impossibile? Ebbene qualche giorno fa, nel supermercato del centro commerciale vicino a casa nostra, ho comprato un’Agave filifera, una pianta originaria dalle zone desertiche messicane (intorno a Querétaro), venduta con il nome di Aloe broomi, una pianta (chiamata anche Aloe serpente per il suo fiore) di origine sudafricana. Purtroppo, come possono testimoniare le fotografie che abbiamo fatto all’espositore, di una decina di piante solo un paio erano classificate in modo corretto. È un bel problema, tra le altre cose dimostra quanta poca attenzione sia riservata all’ambiente e alla natura. Vendere un prodotto al posto di un altro è considerata “frode in commercio”, ma con le piante si può fare?

Il supermercato verrebbe multato se vendesse farina di mais al posto di farina di frumento, non è la stessa cosa?  Potrete accertarvi di persona che nel WEB l’Aloe broomi in vaso da 10 cm viene venduta a circa 40,00 € mentre l’Agave filifera nello stesso vaso a 4,00 € . Cosa ne pensate, forse è il caso di cambiare qualcosa?

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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