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Aloe descoingsii, la piccolissima specie originaria del Madagascar

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Aloe descoingsii la specie più piccola al mondo

Ho coltivato per vent’anni esemplari di Aloe descoingsii, una specie a cui sono affezionato anche perché è stata descritta nello stesso anno in cui è nata mia moglie Ornella. In realtà la pianta era stata scoperta e raccolta diversi anni prima da Mr. B. Descoings (Botanico all’Istituto di Ricerca Scientifica del Madagascar) in occasione di un viaggio in cui aveva accompagnato il prof. Gilbert W. Reynolds sull’isola, alla ricerca di particolari endemismi. Come spesso accade, gli esemplari raccolti vennero inviati ad Istituti ed esperti internazionali, per essere coltivati fuori dal proprio habitat.

Ho spiegato, in varie occasioni, che le piante raccolte in natura vengono spesso coltivate fuori dai loro areali per verificare la stabilità delle caratteristiche specifiche, può capitare che quelle che sembrano specie nuove si rivelino come forme locali di specie già descritte, proprio per questo, prima di descrivere una nuova specie, è bene vederla fiorire anche fuori dal suo ambiente di raccolta.

A volte ritornano

Capita che il caso porti ad incontrare di nuovo un vecchio amico o una vecchia amica, questa volta l’amica che ho ritrovato è una piccola pianta, per l’esattezza la più piccola in assoluto tra le Aloe a foglia triangolare: l’Aloe descoingsii, una piccolissima pianta originaria del Madagascar. All’inizio dell’anno quella che coltivavo da anni era morta per colpa del gelo siberiano arrivato a Roma; ero convinto di non riuscire a trovarne altre, anche perché in natura la pianta è in grave rischio di estinzione e quindi non è di libera commercializzazione. Il caso che mi ha piacevolmente smentito si è manifestato con una serie di coincidenze inaspettate: nella riunione di giugno 2018 della Società Romana di Scienze Naturali si è presentato come aspirante socio il dottor Luciano Toma che, sempre per caso, ha scoperto la mia passione per il genere Aloe, così il mese dopo mi ha regalato una talea di un suo vecchio esemplare di Aloe descoingsii acquistata anni prima da un coltivatore piemontese, che l’aveva venduta indicandola come proveniente dal continente africano. Come anticipato, la mia, quella che coltivavo da anni in terrazza a Roma, l’avevo acquistata a Roma nel 1998 in occasione del congresso nazionale dell’associazione dei succulentofili; purtroppo, però, la gelata di febbraio 2018 l’ha fatta morire, assieme a molte altre specie originarie del Madagascar: proprio per questo ho interpretato il fatto di averne ricevuto in regalo un esemplare come il segnale che avrei dovuto parlare anche di lei, anche se non lo avevo previsto.

Aloe descoingsii uno strano fiore

Come coltivatore di Xanthorrhoeaceae (ex Asphodelaceae, ex Aloaceae, ex Liliaceae, solo per darvi un’idea delle vicissitudini passate dalla famiglia nell’ultimo mezzo secolo per colpa dei tassonomisti) coltivavo l’A. descoingsii anche perché ero rimasto affascinato dalla convergenza tra i fiori di quello che era un genere monotipico, la Poellnitzia rubiflora (oggi diventato Astroloba rubiflora), e i fiori di questa piccola Aloe del Madagascar. Le due specie non si rassomigliano ma i fiori sono molto simili (stessa forma, stesso colore), anche se quelli della Poellnitzia rimangono chiusi. La ricerca dei “motivi” delle convergenze tra specie diverse (e in zone diverse) è uno dei settori ancora inesplorati della scienza, ma torniamo alla descrizione della pianta.

Fiore di Aloe descoingsii

Un po’ di latinorum

Aloe Descoingsii Reynolds. Species nova, affinis A. jucundae Reynolds, pedunculo graciliore, inflorescentia breviore, racemo capitato, floribus rubris brevioribus differt.

  • Planta parva, sobolifera, mox caespitosa.
  • Folia ca. 8—10, dense rosulata, ovato-attenuata, 30 mm. longa, 15 mm. lata, patentia vel recurvula; supra viridula, parce tuberculatomaculata; subtus convexa; marginibus dentibus cartilagineis albidis 1 mm. longis, 1—1-5 mm. distantibus armata.
  • Inflorescentia simplex, 12—15 cm. alta. Racemus capitatus, 12 mm. longus, 25 mm. diam., ca. 10-floribus.
  • Pedunculus gracilis, 1—1 -5 mm. diam., Bracteae ovato-acutae, 2 mm. longae, 1 mm. latae.
  • Pedicelli 5 mm. longi.
  • Perianthium coccinenm, cylindricum, 7—8 mm. longum; segmenta exteriora per 2 mm. libera. Antherae non exsertae.
  • Stigma demum non exserta. Ovarium 1 -5 mm. longum, 1 -5 diametro.

Capita raramente di leggere la descrizione di una specie. Riporto come curiosità quella pubblicata da G.W. Reynolds in latino, indicandovi solo alcuni errori probabilmente legati all’editore: la prima lettera del nome della specie è in maiuscolo, questo è contrario alle regole che prevedono (anche nel caso di un nome proprio) l’uso del carattere minuscolo per il nome della specie. Soprattutto trovo più grave che le indicazioni metriche (che sono simboli e non abbreviazioni) siano puntate, e questo da noi non si fa neppure nelle scuole elementari. Ma attenzione, uno scienziato come Reynolds è eccezionale e quindi quello che ho segnalato potrebbe essere un errore accettato per “ridurre” in qualche modo l’importanza del suo lavoro.

Aloe descoingsii, caratteristiche della specie

Anche se ho riportato la descrizione in latino non vi risparmio la descrizione dell’Aloe descoingsii secondo i ricercatori, ma anche secondo la mia esperienza.

  • Il suo nome ricorda il suo scopritore, Mr. B. Descoings (Botanico all’Istituto di Ricerca Scientifica del Madagascar).
  • Pianta succulenta priva di tronco o con un tronco molto breve.
  • Le 8 /10 foglie, lunghe 30 mm e larghe 15 alla base, formano una densa rosetta.
  • Le foglie piatte superiormente e ricurvate verso l’esterno, sono rigate inferiormente (canaliculate).
  • Il colore delle foglie è verde scuro, parzialmente tubercolate e puntinate.
  • Al margine delle foglie ci sono spine bianche non rigide, lunghe un millimetro e distanti tra loro da un millimetro a un millimetro e mezzo.
  • L’infiorescenza è semplice, alta fino a 15 cm.
  • I fiori (fino a 10) sono brevi e rossi e sono collegati alla spiga con un peduncolo lungo da uno a due centimetri.

 A Roma, in terrazza, la mia pianta aveva accestito fino alla sua morte causata dal freddo eccezionale di quest’anno; potete vedere dalle foto che per questa specie è abbastanza comune accestire anche se coltivata in vaso. Anche questa è una delle specie che è importante coltivare e riprodurre per raccogliere e distribuire i semi.

Le foto vengono da wikipedia, tranne questa qui sotto che è di Luciano Toma.

Se volete leggere di più sulle Aloe potete visitare il tag di Greenious

Aloe descoingsii

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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