Aloe rauhii del Madagascar, una specie che rischia l’estinzione

Luciano Zambianchi
Pubblicato il 01 Ott, 2018, 4:04 pm

Tra le Aloe del Madagascar l’Aloe rauhii è chiamata “fiocco di neve” per la forma dei punti bianchi (spot) che ne ricoprono le foglie. È un’altra delle Aloe che il professor Reynolds ha dedicato ad un nostro amico, in questo caso il professor Werner Rauh, biologo e docente di botanica all’università di Heidelberg, che aveva trovato l’olotipo (individuo usato per descrivere la specie), nel 1961 in Madagascar, in un suo viaggio di esplorazione botanica. Rauh è stato uno dei grandi esploratori del 1900, ho avuto l’occasione (e il privilegio) di conoscerlo nel 1994 a Roma, di ascoltare una delle sue affascinanti conferenze, di averlo ospite a cena e soprattutto di vedere il Madagascar attraverso i suoi occhi.

Aloe rauhii

Aloe rauhii

Un’occasione persa

Quando lo abbiamo conosciuto Rauh, il professore a cui è stata dedicata la specie Aloe rauhii, era già un signore anziano (aveva circa 81 anni) ma era carico di curiosità e voglia di vivere. In quell’occasione invitò me e Ornella (soprattutto Ornella) ad andare con lui nel successivo viaggio in Madagascar, ce lo descrisse per filo e per segno, ma a quanto ho saputo, quel viaggio non lo ha più fatto. Nel 1994 il professore era appena tornato dal Madagascar e mostrava le centinaia di sue diapositive di tesori botanici e di curiosità turistiche, a me incuriosiva anche la sua docenza ad Heidelberg. Era stata da poco tempo pubblicata, per i tipi di Einaudi, una ristampa del romanzo di Heinrich Böll “Vai troppo spesso a Heidelberg” e chi lavorava per l’editore Einaudi aveva sentito centinaia di volte la stessa frase usata come accusa contro il prof. Giorgio Colli, che aveva proposto di pubblicare l’opera omnia del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. La ragione era che i tedeschi, dopo la seconda guerra mondiale, avevano raccolto ad Heidelberg tutti i manoscritti e il carteggio di Nietzsche che da molti veniva considerato l’ispiratore del nazismo. Mi interessava sapere cosa pensasse del razzismo un morfologo e tassonomista tedesco che insegnava ad Heidelberg dal 1939 (in pieno periodo nazista). Rauh se la cavò dicendo che non aveva avuto il tempo di studiare filosofia.

Aloe rahuii, una specie a rischio

Le mie Aloe rahuii, che avevano più di vent’anni, provenivano da una semina fatta da un vivaista napoletano (Vaino): gli esemplari sono cresciuti in terrazza all’aperto fino alla gelata di marzo del 2018, ora stanno riprendendosi, ma ci vorranno anni prima che ritornino come erano diventati. I colori violaceo chiaro e arancione che questa specie assume quando esposta al sole, assieme al candore dei piccoli denti bianchi e dei grandi spot bianco-sfumati (i fiocchi di neve), evidenziano la presenza di questa specie al primo colpo d’occhio. Oggi anche quest’Aloe è sulla lista rossa delle specie che corrono un reale rischio di estinzione, ma la ragione è sempre la stessa: l’invasione dell’uomo e delle sue attività nei luoghi tipici (“locus typicus”) della specie. Per fortuna la specie è in reale pericolo solo in natura (in Madagascar), infatti è coltivata con successo in tre continenti, Asia, America ed Europa, e ne esistono ibridi (forse naturali) tra Aloe rauhii e Aloe descoingsii. Ho avuto informazioni sulle Aloe rahuii prodotte ogni anno in Italia: solo in Sicilia e in Campania sono centinaia di migliaia di esemplari. In internet, se avete pazienza, potrete scoprire in vendita nei negozi della grande distribuzione “OBI” l’Aloe rauhii coltivata in Kokodama (alla faccia delle liste rosse). Dalla pubblicità del negozio vi riporto due righe su questa tecnica di coltivazione:

“ … Le piante grasse sono coltivate su delle sfere chiamate Kokedamas. Questo termine significa palla di muschio ed è una decorazione tipica giapponese caratterizzata da un substrato terroso dato da un grosso nucleo interno di Akadama (uno strato di argilla minerale rossa) e Keto (torba), completamente rivestito da muschio …”

Caratteristiche dell’Aloe rauhii

Come ho anticipato, anche questa è una delle 88 specie di Aloe descritte da G. W. Reynolds: la descrizione è stata pubblicata a pagina 151 del “Journal of South African Botany” n° 29 del 1963. La sua descrizione si basa sugli esemplari olotipici raccolti da Werner Rauh, nel 1961, tra i densi cespugli che crescono tra rocce di arenaria, secondo gli appunti di Rauh: nella provincia di Tulear, a circa 10 km a sudest di Ampanihy, vicino alla strada principale (Tulear-Ambovombe) nella regione sudest del Madagascar.

  • Pianta priva di tronco (acaule) o con un breve tronco dovuto alla perdita delle foglie inferiori; la pianta accestisce con facilità e forma densi gruppi bassi.
  • Ogni pianta ha circa 20 foglie, lunghe 7 – 10 cm e larghe 15 – 20 mm.
  • Le foglie sono succulente, lisce, con la parte inferiore convessa; il colore è verde oliva pallido con grandi spot bianchi e sfumati, più frequenti sulla pagina inferiore della foglia.
  • Ai bordi della foglia sono presenti sottili e corti denti di 0,5 – 1 mm, di colore bianco, distanti tra loro circa 2 mm.
  • Infiorescenza singola, lunga fino a 30 cm.
  • I fiori sono lunghi 2,5 cm e larghi 5 mm, rigonfi nella parte iniziale (dove si trova l’ovario).
  • I fiori, di colore rosa scarlatto (fino a 16-18), sono collegati al racemo da pedicelli lunghi 10 mm.

Anche i coltivatori giapponesi si sono interessati a questa specie, prima realizzandone dei cultivar, poi dedicandosi alla produzione di ibridi. Partendo dai colori e dalle forme caratteristiche della specie hanno prodotto e diffuso in tutto il mondo un paio di ibridi particolarmente belli dal punto di vista estetico.

Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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