L’Aloe dai fiori bianchi: l’Aloe albida

Luciano Zambianchi
Pubblicato il 01 agosto, 2018, 5:35 pm

L’Aloe albida deve il suo nome alla sua fioritura, che è bianca, anche se non proprio candida: i fiori hanno i petali con sfumature verde chiaro e forse in natura sono profumati. In coltivazione ho potuto verificare che, tra le specie di Aloe, soltanto l’Aloe Haworthioides ha un profumo percepito da tutti. Di solito le piante con fiori bianchi e poco appariscenti hanno bisogno di insetti per essere impollinate e li richiamano con particolari aromi, a volte con l’odore dei ferormoni specifici, ma nessuno, tra i botanici che ho conosciuto o di cui ho letto, ha mai parlato del profumo dei fiori dell’Aloe albida.

Aloe albida. La prima volta che l’ho vista

aloe albida

Foto da “Guide to the Aloes of South Africa” (Ben Erik vanWyk & Gideon Smith)

Anche con questa strana Aloe ho avuto un rapporto speciale, che mi permette di raccontarvi una storia. Alla fine degli anni Novanta del secolo scorso ero il segretario nazionale dell’Associazione Italiana di Amatori di piante Succulente e tra i miei compiti c’era quello di organizzare l’assemblea nazionale dei soci. Quell’anno si era stabilito di tenerla nei locali della Fiera, a Civitanova Marche. Alla sezione Marche dell’associazione competeva l’aspetto logistico ed espositivo, la mia parte era la relazione amministrativa, il bilancio e l’organizzazione della conferenza scientifica con l’ospite internazionale. Ricordo che quell’anno venne l’amico John Jakob Lavranos. In quell’occasione il vicesegretario regionale ci portò a visitare la sua raccolta personale di piante succulente, lui lavorava in un vivaio e curava i rapporti con alcuni importanti clienti della zona. Le sue piante erano bellissime e appariscenti, ma tra le altre c’era una piccola Aloe che mi incuriosiva molto, gli chiesi se poteva vendermela e lui me ne regalò una talea radicata. Era lo spirito di scambio e diffusione che io promuovevo all’interno dell’associazione: chi coltiva una pianta rara o in via di estinzione ha come priorità quella di moltiplicarla e diffonderla, possibilmente gratis. Purtroppo a questa mia idea si opponeva la “gilda” dei venditori di piante grasse del Lazio. Questi venditori, invece di puntare a coltivare e vendere esemplari significativi, cercavano di piazzare con nomi diversi (giocando sui sinonimi) giovani esemplari di piante della stessa specie, spingendo i loro clienti a diventare collezionisti (di etichette!). A onor del vero, non credo che sempre, o tutti, i venditori siano responsabili dei nomi non proprio “validi” attribuiti agli esemplari, che potrebbero aver ricevuto già mal classificati, l’importante è che si possa sempre risalire al primo classificatore. Se amiamo coltivare scientificamente le nostre piante è importante, e non solo per noi, conoscere la loro storia, vi invito a scriverla in un vostro diario di raccolta (in coltivazione): ad ogni pianta potreste dedicare una pagina, in modo da segnare anche gli eventi significativi per l’esemplare (fioriture, divisione, malattie, disinfestazioni, ecc.). Vi raccomando di scrivere tutto, non abbiate paura di non essere “scientifici”, sul diario di uno dei più importanti produttori di piante succulente del Lazio, per l’esemplare capostipite di una sua produzione ho letto: “Pianta trovata su un banchetto in Olanda, ma chi la vendeva non ne conosceva neppure il genere”, certo è un poco deludente, ma è la verità.

aloe albida

Disegno da Grass Aloes in the South African Veld (Charles Craib)

 

Le particolarità botaniche dell’Aloe Albida  

  • Gli esemplari della specie sono piccoli, acauli (senza tronco), non arrivano a 15 cm, non hanno la tendenza ad accestire. Raramente in natura si trovano piccoli gruppi composti da pochi esemplari. Le foglie, lievemente concave, in natura sono spesso spiralizzate a causa del vento. In coltivazione le foglie sono dritte e non si osservano spiralizzazioni.
  • Nella divisione in gruppi delle Aloe accettata dal National Botanical Institute of South Africa la specie fa parte del gruppo di quelle definite Aloe erbacee (Grass Aloes) assieme all’A.boylei, A.chortolirioides, A.cooperi, A.dominella, A.ecklonis, A.fourieri, A.hlangapies, A.incospicua, A.integra, A.kniphofioifdes, A.kraussii, A.linearifolia, A.lmicracanta, A.minima. A.modesta, A.myriacantha, A.nubigena, A.parvifolia, A.saundersiae, A.soutpansbergensis, A.thompsoniae,A. verecunda e A.vossii.
  • Le foglie, da sei a dodici, sono sottili, ricurve, prive di punti bianchi, rosulate (raccolte in verticilli disposti a rosetta), con denti corti piccoli e sottili, distribuiti lungo i margini.
  • I fiori sono raggruppati in un breve ciuffo, su una spiga floreale (semplice) che raggiunge i 10-15 cm di altezza. Il loro colore è bianco.
  • La fioritura dell’Aloe albida è tarda, nei mesi autunnali per le zone d’origine (febbraio, marzo); da noi fiorisce negli stessi mesi, ma nello stesso periodo da noi è inverno.
  • La specie, inserita nel gruppo delle Aloe erbacee, è originaria del Sudafrica, il suo locus typicus è sulle montagne intorno a Barberton, in una zona tra i 1500 e i 1800 metri che, ad uso turistico, è stata rimboscata, addirittura con essenze non autoctone. Questo ha creato dei problemi seri alla specie che ora è da considerare in grave pericolo di estinzione. In precedenza la pianta cresceva sulle zone più esposte, tra i sassi e le rocce, preferibilmente sulle cime dell’altopiano. L’ambiente era brullo e soggetto ad incendi, anche se nella zona di origine la piovosità annua raggiunge i 900 mm, distribuiti quasi esclusivamente nel periodo estivo (quando da noi è inverno). Gli esemplari del gruppo delle piccole Aloe erbacee, secondo la letteratura supportata dal National Botanical Institute of South Africa, riescono a sopravvivere agli incendi, a loro dire il fuoco addirittura stimola la fioritura.
  • Mentre in natura la specie vive praticamente sulle rocce, in coltivazione (anche in Italia) è bene farla crescere in un terreno ricco e non troppo drenato.
  • Le radici gonfie e ricche di riserve sono fusiformi per la prima parte, mentre si assottigliano nella parte finale.

Per colpa del cambiamento degli areali, e quindi della riduzione del già limitato “locus typicus”, ma anche a causa dell’interessamento dei collezionisti alle “rarità”, la specie ora corre un serio rischio di estinzione. Proprio per questo vi invito a coltivarla evitando ibridazioni con altre specie, per poi distribuirne i semi. Può essere il vostro contributo al mantenimento della biodiversità!

Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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