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Terme di Caracalla, paradiso di acque

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Capolavoro dedicato all’acqua e all’amore dei romani per questo elemento, le terme di Caracalla furono indicate tra le meraviglie di Roma già nel V secolo d.C. per la loro ricchezza, la maestà e l’incredibile perizia ingegneristica e architettonica messa in campo dai romani per creare un vero e proprio tempio laico dedicato all’acqua, al benessere e all’equilibrio tra corpo e mente. In questo campo noi moderni non abbiamo inventato assolutamente nulla. Stiamo solo riscoprendo. Gli imperatori edificavano Fori per glorificare la propria persona e il proprio operato. Caracalla affidò alle sue terme questo compito. D’altronde non si trattava di semplici edifici dedicati alla cura del corpo e dello spirito, perché le terme romane erano anche luoghi di incontro, di studio, di socialità.

Un imperatore dal pessimo carattere

Caracalla, figlio di Settimio Severo, era chiamato così in virtù di un mantello di foggia celtica che amava indossare, ma il suo vero nome era Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto, motivo per cui le sue terme sono conosciute anche come Antoniniane. Caracalla fu una figura controversa, che legò il suo nome a brutali omicidi e ritorsioni, ma fu anche l’uomo che con la Constitutio Antoniniana concesse la cittadinanza romana a tutte le persone libere dell’impero. Nello stesso anno, il 212 d.C., Caracalla inaugurò le sue splendide terme.

L’aspetto delle terme

Entrando nell’edificio rettangolare, si incontrava nel corpo centrale la sequenza di calidarium, di forma circolare, tepidarium, Terme di Caracallafrigidarium e natatio, una vera e propria piscina olimpionica. Ai lati vi erano due palestre, biblioteche, botteghe che offrivano vari servizi e un giardino lussureggiante. D’altronde le terme erano dedicate anche a socializzazione e relax, ed è importante ricordare che questi luoghi di piacere e benessere erano gratuiti per tutti i cittadini. Possiamo parzialmente ricostruirne le decorazioni lussuose: alte colonne di marmo, pavimenti a mosaico o di materiali preziosi, stucchi dipinti e ancora marmi, bronzi, statue. È terribile pensare che un tale paradiso terrestre fu spoliato per costruire chiese o addirittura per ricavare calce dalla triturazione del marmo.

Le terme di Caracalla il loro “mondo di sotto”

Sotto le terme di Caracalla correva, parallelo, un altro mondo brulicante di vita, che permetteva alle terme stesse di esistere e di funzionare. Vi si trovavano i forni, le stanze di servizio e i magazzini necessari per la gestione delle terme e il tutto era collegato da una vera e propria rete stradale che serviva per trasportare il materiale necessario al funzionamento quotidiano di ciò che, invece, godeva della luce del sole. Carri andavano e venivano con legno, panni, vivande; c’era addirittura una rotonda stradale per regolare il traffico. C’erano condutture per l’acqua calda e fredda, vasche, fontane e persino un mulino che forniva l’energia necessaria al ricambio delle acque. E, proprio per far fronte alla quantità d’acqua richiesta dalle terme di Caracalla, fu creato un ramo dedicato ad esse nell’acquedotto dell’Aqua Marcia, detto Aqua Antoniniana. Queste terme erano dunque un’opera di ingegneria idraulica e sociale assolutamente maestosa, che necessitava di molte risorse per poter continuare a servire fino a 6-8.000 persone al giorno. I restauri e la manutenzione si susseguirono costantemente, finché l’impianto termale cessò di funzionare nel 537 d.C. segnando anche il tramonto di una cultura che faceva avanzare il benessere del corpo e quello dello spirito di pari passo. Sarebbero stati necessari secoli per recuperarla.

Foto di Sonia Morganti

 

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