“Sybilla, l’odissea di una bottiglia di plastica” il racconto ambientalista per grandi e piccini

Un libro manifesto sul dramma della plastica in mare, una favola per tutti che fa davvero riflettere

Pubblicato il 22 Nov, 2018, 11:57 pm

Noctua Book porta in libreria, con un’edizione magicamente illustrata, il libro-favola “Sybilla, l’odissea di una bottiglia di plastica”, di Marco Mastrorilli (noto scrittore naturalista e ornitologo) e Imma Vitello (bravissima bodypainter e illustratrice) che sono riusciti a dar vita ad un racconto ambientalista pieno di speranza e appassionante fino all’ultima pagina: una storia, quella di Sybilla, che porta il lettore (adulto o bambino che sia) a dover fare i conti, inevitabilmente e fortunatamente (perché non è mai troppo presto o troppo tardi per aprire gli occhi e riparare agli errori-orrori), con il proprio senso di responsabilità verso il pianeta ed il mare (che sta diventando un mare di plastica!) nel rispetto e nella difesa dell’ecosistema.

È la leggerezza del libro, del modo di scrivere del suo autore, delle illustrazioni fantastiche, quasi dipinte, che sembrano portarti dentro il racconto, a tu per tu con la bottiglia di plastica Sybilla e la sua odissea, che rendono questa storia davvero coinvolgente ed entusiasmante.

Come emozionante (e responsabilizzante!) è anche avere la fortuna di leggerla al proprio bambino che, incuriosito e divertito, è al tuo fianco e ti tiene la mano mentre sfogli e leggi di Sybilla, che il piccolo, nonostante la sua tenera età, già riconosce perché quella bottiglia di plastica è anche nel suo passeggino e lo disseta tutte le volte che mamma lo porta al parco o altrove.

Sybilla, la bottiglia di plastica con un’anima

E allora eccola, Sybilla, la sua nursary è una vecchia fabbrica, dove, a seguito di un blackout, la bottiglia di plastica viene alla luce vibrando più delle altre perché nasce con un’anima. Sybilla è destinata ad un succo d’arancia pregiato, ma a lei non basta essere un contenitore; lei si sente diversa dagli altri “plasticosi”, sente di avere una coscienza e di dover trovare un’identità consapevole e il senso della sua vita; la bottiglia di plastica ha quindi una missione da compiere, seppure ancora sconosciuta. Come sconosciuta è l’odissea in cui si ritroverà di lì a breve ma che, per fortuna, la guiderà verso la “casa della rinascita”, scampando alla cattiva sorte che avrebbe avuto restando nel mare: quella dell’eternità!

Una bottiglia di plastica tra mille perché

E così ci si immerge nel racconto e si resta meravigliati da questa bottiglia di plastica con un’anima buona, che si ritrova spiazzata e confusa già alla sua nascita da ciò che le dicono i suoi simili: tra l’autocelebrazione di Dafne, la smorfiosa giovane e brillante neo-bottiglia in PET contenta del suo essere eterna e invincibile e in attesa del suo vagare per il mondo e per tutti i mari conosciuti dimenticata dagli uomini (questo narrano le leggende), e l’eco del monito di Gertrude, la vecchia saggia, usata e riusata, bottiglia in vetro che svela a Sybilla che la sua vita è tutt’altro che preziosa e che un giorno capirà che l’immortalità non è affatto una situazione positiva.

 “Il canto del mare termina sulla riva o nei cuori di chi l’ascolta?… (KhalilGibran)”

Ed ecco allora che la saggezza e lungimiranza dell’anziana bottiglia illumina la giovane anima di Sybilla, che, desiderosa di verità,  si ritrova protagonista di avventure e peripezie tre esseri “plasticosi” come lei, “bipedi” (umani), balene, tartarughe, gabbiani, albatros e capodogli, che le faranno conoscere la drammaticità della “specie” alla quale appartiene. Un peregrinaggio in mare, travagliato ed emozionante allo stesso tempo, quello di Sybilla, che la condurrà per sua fortuna, verso la rinascita.

Copertina di “Sybilla” edito da Noctua Book

“Sybilla, l’odissea di una bottiglia di plastica”, fa davvero riflettere e ci ricorda che dobbiamo ricordarla (sempre e dovunque!), che non possiamo permetterci di dimenticarla (in nessun luogo!), perché possiamo cambiare il suo nefasto destino (vagare tra le “virgole blu” del mare per anni ed anni, essere ingoiata da sfortunati pesci senza più scampo, o finire a 3000 metri nelle profondità marine dove milioni di pezzi di plastica giacciono sui fondali) cambiando in meglio il nostro futuro. Insegniamo ai nostri figli, quindi, a cominciare dai più piccini, a differenziare la plastica per il suo riciclo, se proprio non possiamo fare a meno del suo utilizzo, perché la sorte del pianeta e del mare sono nelle nostre mani, piccole o grandi che siano.

Laureata in giurisprudenza all'Università degli Studi di Pavia e iscritta all'Ordine degli Avvocati di Lecce, è un'avvocata italiana che svolge la sua professione soprattutto, ma non solo, a Lecce, città dove risiede e vive unitamente al suo compagno e al loro bimbo di tre anni. È specializzata in diritto amministrativo e civile ed è appassionata inoltre di tematiche riguardanti l'antidiscriminazione di genere, l'ambiente e l'ecologia.

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