Home Focus Rupofobia. Quando la pulizia diventa un’ossessione

Rupofobia. Quando la pulizia diventa un’ossessione

87
0
Rupofobia, Mame Melloni

Non siamo in grado di capire se quattro o cinque secoli fa ci fossero persone malate di rupofobia. È lontana l’epoca in cui le persone, specialmente nelle città, gettavano i propri escrementi in strada e un po’ ovunque. Al tempo l’acqua non veniva usata quotidianamente per l’igiene personale e non erano state ancora scoperte le tante sostanze in grado di igienizzare e disinfettare ferite e abrasioni che potevano essere causa di gravi infezioni. Le malattie facilmente trasmissibili divenivano vere e proprie epidemie che colpivano migliaia di persone destinate, in molti casi, a perdere la vita.

Rupofobia: cosa sapere

La rupofobia è un disturbo nevrotico riguardante la paura della sporcizia. Il termine deriva dal greco rupon che significa sporcizia, sudiciume e riguarda una problematica che rende le persone schiave della pulizia ossessiva e della necessità di lavarsi spesso per allontanare il timore di ammalarsi a causa della sporcizia.

In questi casi il soggetto vive nella continua tensione che si manifesti un evento tale da far scatenare tutti i sintomi dell’ansia e del panico, anche in assenza dello stimolo reale. Questo perché chi soffre di fobie non necessita sempre di uno stimolo reale che lo porti al rischio vero e proprio, ma è sufficiente il solo pensiero a far scattare il meccanismo fobico. La stessa cosa succede a chi soffre di rupofobia.

Al giorno d’oggi, il vivere situazioni di stress eccessivo dovute alle tante attività quotidiane che spesso ci sottraggono gran parte del nostro tempo, impedisce di cogliere aspetti rassicuranti del nostro organismo sottovalutando la sua capacità di adeguarsi, rispondendo correttamente a tutte le stimolazioni ambientali.

La nostra pelle ha un significato psicologico molto importante: ultimo apparato dell’organismo che protegge tutti gli organi interni, è il confine tra noi e l’esterno e risponde agli stimoli con l’adattamento necessario.

È per questo motivo che talvolta usare un mezzo pubblico, sorreggersi toccando le maniglie che altri hanno toccato, respirare la stessa aria che altri respirano in ambiente ristretto, può portare a manifestazioni particolari; non ultimo una sorta di claustrofobia che induce il soggetto ad abbandonare rapidamente il contesto che gli procura tensione rendendolo vulnerabile da un punto di vista igienico.

Rupofobia: qualche esempio

Percorrere una via della città con l’emanazione di olezzi maleodoranti per la presenza di rifiuti (spesso fuori dagli appositi cassonetti), induce a pensare che il nostro corpo si stia intossicando e infettando.

Percorrere marciapiedi sporchi di escrementi di animali domestici potrebbe creare timori relativi alla possibilità di contrarre malattie causate dalla sporcizia (inutile dire che a parte ciò, un po’ di rispetto per le strade che percorriamo in compagnia dei nostri amici animali non guasterebbe).

Gli esempi da fare potrebbero essere moltissimi ma ciò che è importante tener presente sono alcune semplici regole da seguire per evitare malattie e ansie particolari. Il fobico della sporcizia si lava molte volte al giorno ma per non sporcarsi sarà sufficiente:

  • Lavarsi accuratamente le mani prima di utilizzare cibi e bevande, ma anche fare attenzione a toccare il nostro corpo con mani pulite.
  • Togliersi le scarpe in casa per evitare che lo sporco venga distribuito sul pavimento domestico.
  • Farsi la doccia con regolarità (può essere sufficiente una volta al giorno).
  • L’uso di guanti nei mezzi pubblici può essere un espediente per evitare il contatto, specialmente in estate.

Lo psicologo consiglia

C’è un aspetto psicologico particolare, comunque presente nei fobici di tale specie. Ricordando quanto fece Pilato nel processo di Cristo, lavarsi le mani troppo spesso, è un comportamento che riporta al sentirsi in colpa per qualcosa.

Il consiglio dello psicologo è quello di guardarsi dentro, per conoscere meglio le nostre paure, le quali non si presentano mai da sole. Sarebbe opportuno imparare a combatterle altrimenti potrebbero renderci la vita più difficile.

Articolo precedenteLa rivoluzione del viaggio: il turismo sostenibile
Articolo successivoNovembre 2017
Sandro Bocci
Sandro Bocci, Psicologo e Psicoterapeuta, laureatosi in Psicologia Indirizzo Clinico nel 1984, presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma; riceve il titolo di Psicoterapeuta a far data dal 1994. Specialista in Terapia Sistemica, della Coppia e della Famiglia, in Sessuologia e specialista in Ipnosi. È stato ricercatore e sperimentatore in Ipnosi per il Centro Italiano Ipnosi Clinica e Sperimentale, di cui ha rivestito il ruolo di Segretario della Sezione Regionale del Lazio, partecipando a congressi e convegni quale relatore. Già responsabile di una casa di accoglienza di minori abusati per violenze fisiche e sessuali presso il Comune di Corridonia (MC), e referente psicologico per la Scuola di Discussione per Adolescenti, Coppie e Famiglie del comune di Corridonia (MC). Relatore di numerose conferenze per Adolescenti, Coppie e Genitori di figli scolarizzati; ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche riguardanti aspetti psicologici dell’Innamoramento e Amore. Autore e conduttore da tre anni di trasmissioni su emittenti web di Zero Gravità Psicologia in Radio. Per qualsiasi informazione potete commentare l'articolo o scrivere a: sandrobocci50@gmail.com

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here