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Rifiuti, come gestirli e trasformarli in una risorsa

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bidoni per rifiuti vari

Nel 1972 venne pubblicata la raccolta “Le città invisibili” di Italo Calvino. Uno dei racconti di questo romanzo parla della città di Leonia, luogo votato al consumismo e allo spreco; in una delle pagine del testo si legge quella che potrebbe sembrare la descrizione delle nostre attuali città: “più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove.”

Produciamo e consumiamo una quantità smodata di beni, tutti aventi una caratteristica principale: essere poco durevoli e quindi gettati a distanza di poco tempo dall’acquisto.

Ma tutti questi rifiuti che impatto hanno sull’ambiente e di conseguenza sulla nostra salute?

Cosa sono i rifiuti 

Nel linguaggio comune il termine rifiuto è collegato immediatamente alla spazzatura domestica con la quale abbiamo a che fare ogni giorno nelle nostre case, ma sono rifiuti anche tutti quegli scarti che sono il risultato della produzione e del consumo industriale.

Secondo le direttive comunitarie, più precisamente secondo l’art. 3 della direttiva 2008/98/Ce del 19 novembre 2008, si indica come rifiuto “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi”. Quindi, secondo le normative dell’Unione Europea, sono considerati rifiuti tutti quegli scarti generati dai processi di produzione e consumo che possono presentarsi in differenti forme: solido, liquido o fangoso.

Tipologie di rifiuti

Come detto sopra, i rifiuti possono presentarsi sotto diverse forme; principalmente esistono tre tipologie di rifiuti:

  1.  Rifiuti solidi urbani (RSU): tutti quegli scarti prodotti da famiglie, esercizi commerciali, scuole, ospedali, ecc; ovvero tutto quello che viene gettato da enti privati e pubblici. Questa tipologia di rifiuto può essere ulteriormente declinata in ordinaria, ingombrante o pericolosa (nel caso di batterie, farmaci e pile).
  2. Rifiuti speciali (RS): l’insieme di scarti che vengono generati dalle industrie e dalle attività produttive. Questi scarti possono essere non pericolosi e quindi smaltiti come RSU, oppure pericolosi quando contengono sostanze tossiche.
  3. Rifiuti pericolosi (RP): tutti quei rifiuti che sono ritenuti pericolosi per l’uomo, gli animali e l’ambiente, sia nell’immediato che nel lungo termine. Nella maggior parte dei casi si tratta di scarti industriali che possono avere differenti caratteristiche: tossicità, infiammabilità, cancerogenicità, corrosività, infettabilità ed esplosività.

Quanti rifiuti produciamo?

La società contemporanea nella quale viviamo si regge su un sistema fortemente basato sulla produzione esponenziale di beni e sul loro consumo; siamo la “società dell’usa e getta”: produciamo, consumiamo e gettiamo.

Ma quanti sono effettivamente tutti questi beni che utilizziamo e dei quali velocemente ci disfiamo?

Dagli anni ’90 ad oggi la quantità di rifiuti che produciamo è cresciuta senza sosta, anche come conseguenza dell’aumento della ricchezza nei paesi occidentali e della conseguente adozione di uno stile di vita votato al consumismo e allo spreco. Nel corso del 2008, a seguito della crisi economica, c’è stato un rallentamento del trend, ma già dopo un paio di anni la tendenza è tornata a essere quella che tutt’oggi viviamo.

I prodotti che vengono maggiormente acquistati e poi scartati sono quelli elettronici: smartphones, tablet e altri prodotti tecnologici. Tutti questi oggetti sono sempre più presenti nelle nostre case e hanno vita molto breve, poiché dopo un paio di anni sono già considerati obsoleti e vengono sostituiti da nuovi modelli più all’avanguardia. Inoltre, questi beni sono altamente tossici e difficilmente possono essere riutilizzati e/o riciclati.

I dati pubblicati nel Rapporto Rifiuti Urbani 2016 dell’ISPRA sono chiari:

Nel 2015, la produzione nazionale dei rifiuti urbani è pari a circa 29,5 milioni di tonnellate, facendo rilevare una riduzione dello 0,4% rispetto al 2014. A seguito di tale riduzione, la produzione dell’ultimo anno si attesta al di sotto del valore rilevato nel 2013, con un calo complessivo, rispetto al 2011, di quasi 1,9 milioni di tonnellate (-5,9%).

Per quel che riguarda invece il Rapporto rifiuti speciali ISPRA 2016 i dati sono meno positivi: la quantità di rifiuti speciali prodotti è quattro volte superiore a quella dei rifiuti urbani, dati in crescita del 5% rispetto all’anno precedente.

In base ai dati forniti dall’ISPRA è possibile dire che il problema non è tanto relativo a quanti rifiuti produciamo, ma piuttosto è legato alla tipologia di rifiuto.

Le norme sui rifiuti in Italia

Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti il D.Lgs. 152/2006, c.d. Codice dell’Ambiente stabilisce delle specifiche modalità per “proteggere l’ambiente e la salute umana”, con l’obiettivo di ridurne e prevenirne i numerosi impatti negativi.

Più precisamente, la gestione dei rifiuti deve essere effettuata secondo una serie di modalità:

  • “senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora”
  • “senza causare inconvenienti da rumori o odori”
  • “senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente”

I principali criteri che, secondo tale normativa, devono essere seguiti da tutti i soggetti coinvolti nella produzione e gestione dei rifiuti sono quelli di prevenzione, cooperazione, sostenibilità e responsabilizzazione. Per risolvere tale problema è stata ideata la strategia “Rifiuti Zero”, alla quale a tutt’oggi hanno aderito 242 Comuni Italiani per un totale di 5.297.868 abitanti.

I punti principali della strategia sono dieci:

  1. Organizzazione della raccolta differenziata
  2. Raccolta differenziata porta a porta
  3. Realizzazione di un impianto di compostaggio
  4. Riciclo e recupero dei materiali
  5. Iniziative per la riduzione dei rifiuti
  6. Realizzazione di centri per il riuso e la riparazione
  7. Creazione di incentivi economici
  8. Recupero dei rifiuti sfuggiti nella raccolta differenziata
  9. Creare un centro di ricerca e progettazione
  10. Azzeramento dei rifiuti

7° PAA – Programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente fino al 2020

Nel novembre 2013, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea hanno adottato il settimo Programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente con l’obiettivo di proteggere il patrimonio naturale.

Nel testo si legge:

Nel 2050 vivremo bene nel rispetto dei limiti ecologici del nostro pianeta. Prosperità e ambiente sano saranno basati su un’economia circolare senza sprechi, in cui le risorse naturali sono gestite in modo sostenibile e la biodiversità è protetta, valorizzata e ripristinata in modo tale da rafforzare la resilienza della nostra società. La nostra crescita sarà caratterizzata da emissioni ridotte di carbonio e sarà da tempo sganciata dall’uso delle risorse, scandendo così il ritmo di una società globale sicura e sostenibile.

Quindi, gli obiettivi principali sono tre:

  1. proteggere e preservare il capitale ambientale
  2. cambiare il sistema economico attuale con un modello di economia circolare
  3. proteggere i cittadini dai rischi e pericoli legati all’inquinamento

Per quel che riguarda i rifiuti, il programma si pone come scopo quello di prevenire, riutilizzare e riciclare il più possibile, evitando di utilizzare discariche e simili.

Secondo uno studio condotto dalla Commissione stessa se questo piano sui rifiuti venisse attuato in maniera efficiente si riuscirebbero a risparmiare 72 miliardi di euro l’anno, aumentare il fatturato annuo dell’Unione di 42 miliardi di euro nel settore della gestione e del riciclaggio dei rifiuti e creare oltre 400 000 posti di lavoro entro il 2020.

Rifiuti e conseguenze ambientali

La produzione dei rifiuti è strettamente legata alla questione ambientale; i rifiuti che produciamo hanno numerosi effetti diretti sull’ambiente:

  • uso delle risorse naturali e conseguente impoverimento
  • inquinamento di acqua, aria, suolo
  • perdita di biodiversità
  • cambiamenti climatici

Ogni singola fase della produzione comporta la generazione di rifiuti, non solo per quel che riguarda la materia prima necessaria per la produzione stessa, ma anche per ciò che concerne l’uso dell’energia per la lavorazione, il combustibile consumato per trasportarla e tutti i passaggi che sono necessari affinché un certo prodotto arrivi nei negozi.

Possibili soluzioni allo scenario attuale

L’economia contemporanea poggia su un sistema che per sopravvivere necessita di sfruttare ininterrottamente le risorse naturali per produrre beni e servizi. Con il passare del tempo e visti i ritmi ai quali queste risorse vengono sfruttate, il Pianeta comincia a scarseggiare di fonti facilmente reperibili, fattore che comporta anche un aumento del prezzo di quelle ancora esistenti.

Tutto ciò non comporta solo un elevato depauperamento e inquinamento dell’ecosistema, ma determina anche una scarsa competitività economica. Per riuscire a  preservare questa competitività e continuare a prosperare, è necessario modificare non solo le modalità di consumo alle quali siamo abituati, ma anche e soprattutto il sistema economico odierno; la risposta a questa problematica è data dall’economia circolare.

Piuttosto che pensare a come gestire i rifiuti, è necessario ripensare gli oggetti progettandoli in maniera tale che siano eco-compatibili; proprio per questa ragione è fondamentale che vengano fatti investimenti in direzione di una forte innovazione dal punto di vista dei beni stessi.

Bisogna creare beni che siano durevoli, che non richiedano un uso smodato di risorse naturali ed energetiche per la produzione, che non comportino alte emissioni di gas nocivi e inquinanti, che siano riutilizzabili e/riciclabili, quindi che possano avere una seconda vita.

Altro aspetto rilevante è quello che riguarda i nostri stili di vita e il nostro modo di acquistare; bisogna rieducare il soggetto al consumo affinché torni a essere un atto consapevole e dettato dalla necessità piuttosto che dal capriccio; il punto chiave è responsabilizzare l’uomo.

Tutto ciò non gioverebbe unicamente alla nostra salute e a quella del Pianeta, ma anche all’economia, che diverrebbe molto più produttiva e competitiva.

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