Circular economy: il lato verde dell’economia

Può l’economia risollevare le sorti del Pianeta? La risposta dell'economia circolare

Marta Perinelli
Posted on Maggio 14, 2017, 10:04 pm
9 mins

L’economia sulla base della quale sono fondate le società contemporanee ha come concetti cardine quelli di produzione e consumo; all’interno di questo sistema i prodotti hanno un ciclo di vita molto breve. Produciamo, consumiamo e buttiamo a ritmi rapidissimi. L’uomo che abita la società contemporanea è costantemente bisognoso, la sua vita è regolata da seduzioni, capricci e desideri e l’economia sfrutta queste necessità per aumentare il suo profitto.

Creiamo la nostra identità in base a ciò che possediamo e questo implica un consumo senza freni delle risorse naturali, con tutte le conseguenze negative che questo comporta per l’ambiente. La circular economy nasce in risposta alla necessità di fermare questo ciclo e di risolvere problematiche quali la finitezza delle risorse naturali e il cambiamento climatico.

Cosa si intende per circular economy?

L’UNEP definisce circular economy:

un sistema di attività economiche legate alla produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi

che si traduce in un migliore benessere umano nel lungo periodo, per non esporre le generazioni

future a rischi ambientali significativi e alla scarsità ecologica.

Una ulteriore definizione di circular economy è data dalla Fondazione Ellen McArthur, una delle fondazioni più influenti degli Stati Uniti, che ha come fine ultimo quello di promuovere il passaggio a un’economia circolare. La fondazione definisce circular economy “un’economia industriale che è concettualmente rigenerativa e riproduce la natura nel migliorare e ottimizzare in modo attivo i sistemi mediante i quali opera”.

Per capire al meglio questo concetto è bene enunciare tutti gli aspetti che la caratterizzano.

Caratteristiche principali della circular economy

Le caratteristiche fondamentali che contraddistinguono una circular economy pura sono molteplici:

  • eliminare gli sprechi: i prodotti devono essere progettati in maniera tale da poter essere reinseriti nei cicli biologici e tecnici una volta che la loro utilità finisce. I materiali che li costituiscono devono necessariamente essere non tossici e quindi compostabili. Inoltre, è di fondamentale importanza che qualsiasi tipo di prodotto possa essere utilizzato nuovamente senza che vi sia un uso eccessivo di energia o una perdita per quanto riguarda le sue qualità principali;
  • uso di fonti rinnovabili: affinché l’economia possa concretamente eliminare sprechi e inquinamento, essa dovrebbe operare attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili e quindi abbandonare completamente le fonti fossili, altamente nocive per l’ambiente;
  • avere una visione di continuità: utilizzare materiali non tossici e quindi compostabili implica che essi possano essere utilizzati più volte. La caratteristica principale dei materiali biologici è proprio quella di avere un valore intrinseco che non viene perduto nel tempo, ma che permetta di poter riutilizzare quel prodotto in altri modi;
  • pensare in maniera sistemica: questo tipo di economia si fonda sulla capacità di leggere e comprendere le interconnessioni tra sistemi. Ogni parte è considerata in relazione al contesto ambientale e sociale e successivamente relazionata alle altre, le influenza e ne è influenzata;
  • creare resilienza attraverso la diversità: di fronte ai cambiamenti ai quali siamo sempre più soggetti nella società contemporanea, è necessario che i sistemi sui quali basiamo le nostre vite siano sistemi resilienti, in grado di rispondere positivamente al cambiamento e che riescano ad adattarsi ad esso.

Prendendo nuovamente come riferimento la Fondazione Ellen McArthur si può dire che in un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.

Il contesto Europeo

A seguito della crisi economica che ha investito i mercati europei, l’Unione Europea ha sviluppato la strategia Europa 2020 “un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse”  che ha tre obiettivi principali:

  1. crescita intelligente
  2. crescita sostenibile
  3. crescita inclusiva

Queste tre declinazioni di crescita sono tutte legate all’economia, nella prospettiva di riuscire a modificare il suo assetto e risolvere le problematiche che hanno portato a questa profonda crisi.

Inoltre, nel dicembre del 2015 l’Unione Europea ha attuato “L’anello mancante: un piano d’azione europeo per l’economia circolare”, ovvero una strategia che mira ad apportare dei cambiamenti all’interno del sistema economico entro un determinato periodo di tempo.

Le principali aree in cui il piano vuole inserirsi sono:

  • adozione di modelli di consumo sostenibili
  • progettazione ecologica
  • gestione dei rifiuti
  • sviluppo dei mercati delle materie prime secondarie

Come conseguenza del piano Europa 2020, è nata la piattaforma EREP (European Resource Efficiency Platform) che fornisce indicazioni affinché vengano intraprese azioni comuni all’interno dell’Unione Europea e che si prefigge di muovere finanziamenti per modelli di business eco-efficienti, sia per quel che riguarda il settore dei privati che per quello pubblico.

Inoltre, nel 2016 il Consiglio dei Ministri europei dell’Ambiente ha adottato le conclusioni sul piano europeo per l’economia circolare per un impegno concreto a lungo termine che coinvolgerà tutti i governi degli stati membri.

Karmenu Vella, commissario per l’ambiente dell’Unione Europea, ha affermato che “se vogliamo essere competitivi dobbiamo trarre il massimo dalle nostre risorse, reimmettendole nel ciclo produttivo invece di collocarle in discarica come rifiuti”.

Circular economy in Italia

L’Italia, oltre a rispondere alle direttive dell’Unione Europea e delle sue strategie europee, ha creato attraverso il Ministero dell’Ambiente un suo piano di azione per la circular economy nel quale si prefigge una serie di obiettivi tra i quali:

  • rendere più facile per il consumatore la scelta di beni e servizi che siano sostenibili
  • incentivare l’eco-innovazione
  • promuovere la progettazione ecologica
  • migliorare l’uso delle risorse e rendere più facile lo scambio e il riutilizzo dei materiali tra pubblici e privati
  • potenziare il mercato dei materiali riciclati

Circular economy e cambiamento climatico

I livelli di crescita esponenziale alla quale siamo abituati, il capitalismo che caratterizza i paesi occidentali e la velocità alla quale stanno crescendo i paesi in via di sviluppo, sono le condizioni che hanno portato all’attuale condizione climatica.

Risolvere la questione ambientale implica un grande cambiamento sia dal punto di vista dei governi e quindi della collettività, che dal punto di vista del singolo individuo.

Bisogna imparare a distinguere tra crescita e progresso; non si tratta di fermare il progresso ma di portarlo avanti in maniera tale però che questo non comporti uno sfruttamento delle risorse tale da impedire alle generazioni future di poter avere le nostre stesse possibilità.

La circular economy può essere vista come un modello economico di sviluppo positivo basato sull’upcycling, ovvero sulla conversione degli scarti e dei rifiuti in nuovi prodotti che possano essere ulteriormente utilizzati; la Fondazione McArthur parla di “economia che si può rigenerare da sola”.

Il concetto di sviluppo non deve fondarsi sul concetto di crescita infinita, ma su quello di efficienza.

Secondo il paradigma della circular economy i beni vengono creati preservando le risorse naturali e ottimizzando i processi produttivi attraverso l’uso di tecniche innovative che permettano di creare prodotti il cui utilizzo possa essere prolungato nel tempo e successivamente trasformato e riutilizzato, operazione che permette di ridurne l’impatto ambientale.

Ad oggi, la transizione a un modello di economia circolare consentirebbe di compiere un primo passo verso uno stile di vita sostenibile e permetterebbe di apportare delle risoluzioni concrete per la tutela ambientale.

Marta Perinelli
Marta Perinelli vive a Roma ed è laureata in Sociologia. Ha sempre avuto una passione per la lettura e la scrittura. In questi ultimi anni ha sviluppato un interesse particolare per la tutela ambientale e la sostenibilità, per questa ragione sta seguendo un Master in gestione e comunicazione della sostenibilità a Brescia.

Leave a Reply

  • (not be published)