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    Orchidee: la leggenda e la vera storia di Mr Cattley a confronto

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    cactleya-granulosa illustrazione botanica
    Anche questa orchidea è stata descritta da Lindl

    Cercherò, in queste poche righe, di introdurvi nell’affascinante mondo dei coltivatori di orchidee, dove troverete le storie più famose, e soprattutto per la prima volta in italiano, la vera biografia di Mr Cattley, confrontata con la sua leggenda.

    Sulle orchidee potremmo scrivere migliaia di articoli, anche senza essere grafomani. Per avere una fonte inesauribile di stimoli basterebbe avere il tempo di leggere gli indici degli articoli che si possono trovare mensilmente sui moltissimi notiziari prodotti dalle associazioni amatoriali, ma anche sulle decine di pubblicazioni scientifiche e parascientifiche edite dalle “Societas” nazionali, spesso curate dai dipartimenti di biologia vegetale dei principali atenei.  Negli ultimi quarant’anni sono state molte le scoperte (anche tecniche) fatte a favore degli orchideofili, vi risparmierò la storia della orchideofilia se non per due brevissimi cenni:

    Scarpetta-di-venere illustrazione lindl
    Scarpetta di venere ( Cipripedium calceolus).
    È un’orchidea selvatica facilmente visibile nel parco nazionale d’Abruzzo

    Le orchidee e il linguaggio dei fiori

    Nel linguaggio dei fiori, quella cosa nostalgica che ormai non conoscono più nemmeno i fiorai, regalare un’orchidea ad una ragazza, o ad un ragazzo, equivale a dire: “Sei unica, sei unico”; chi regala un fiore di orchidea regala l’idea di voler dedicarsi interamente  alla persona che riceve il regalo, e in parte è un messaggio che evoca, con il suo profumo, aspettative o gratitudine, per un approfondimento sensuale del rapporto. Naturalmente questo vale se regalerete un’orchidea a fiore singolo, non è certo la stessa cosa se invece regalate un fiore staccato da una spiga floreale, come quelli venduti nei supermercati, per esempio i fiori di  Cymbidium (orchidea asiatica con fiori multipli su spiga floreale): soprattutto quelli gialli sono specifici per festeggiare la festa della mamma. I fiori di Cymbidium sono i più economici tra quelli delle orchidee, non sono neppure profumati, ma non sono certo i più indicati per usarli nel linguaggio dei fiori. Nel linguaggio dei fiori (e dell’amore) gli spilorci non hanno grandi possibilità di successo, soprattutto considerando che oggi anche i fiori di orchidee più rare sono alla portata di tutti, compresi quelli profumatissimi di Cattleya (considerata la regina delle orchidee) o di  Paphiopedilum,  più carnosi ed espliciti sessualmente. Dovete sapere che il nome di questo genere deriva dalla città cipriota di “Paphos”, a cui la mitologia attribuisce la nascita di Afrodite e “pedilon”, ciabatta, poi addolcito in scarpetta, da cui “scarpetta di Venere”, anche se la vera “scarpetta di Venere” è la rara orchidea selvatica Cypripedium calceolus.  Più adatta ad un maschio di successo è l’orchidea nera, anche questa facilmente reperibile nel WEB, grazie ai tantissimi ibridi si trovano in vendita orchidee completamente nere, attenti sempre a regalare un fiore singolo e non una spiga floreale; l’orchidea nera ufficiale è la Coelogyne pandurata, ma ci sono anche delle specie del genere Maxillaria a fregiarsi di questo nome. Regalare un’orchidea nera evoca il fascino dell’irraggiungibile, del mistero, dell’impossibile, perciò care amiche fatene un uso oculato, qualcuno potrebbe montarsi la testa!

    Alla Cattleya  è  invece legata una storia che, pur essendo stata dichiarata falsa alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, ha contribuito e ancora contribuisce al fascino oscuro di suoi fiori, eccovi la storia.

    La fortuna e sfortuna di Mr Cattley di Barnet 

    cymbidium-schroederi illustrazione Lindl
    Cymbidium schroederi.
    Quello a fiori gialli è ideale per la “festa della mamma”

    La leggenda vuole che Mr Cattley fosse un oscuro fioraio importatore di piante che operava nella Londra vittoriana. Alla corte della regina Vittoria si faceva grande sfoggio di orchidee anche se in Europa non si sapeva proprio come coltivarle. Usualmente veniva armato un bastimento che partendo dall’Inghilterra andava in Brasile, la ciurma scendeva a terra e cercava le piante di orchidee, dopo averle trovate le estirpavano e le caricavano sulla nave. Arrivate in Inghilterra le piante vivevano quanto bastava per fiorire e poi miseramente morivano. I fiori erano venduti a carissimo prezzo e le piante erano normalmente bruciate. Accadde che qualcuno, conoscendo l’attività di fioraio di Mr. Cattley, gli regalasse un carico di piante destinate a morte certa e Mr Cattley le stivò in un suo locale di Soho (l’equivalente di Trastevere a Roma), un quartiere umido, con stradine strette e poco areate; miracolosamente l’anno successivo le piante fiorirono, Cattley vendette i fiori e fece un sacco di soldi. Lo stesso accadde anche l’anno successivo. La notizia ebbe clamore nel mondo della botanica e i più eminenti studiosi fecero visita a Cattley e studiarono i suoi metodi di coltivazione, non riuscendo però a capire nulla sulle reali ragioni del suo successo. Cattley, diventato un famoso imprenditore e non riuscendo più a tenere nel suo “sottoscala di Soho” tutte quelle piante, fece  costruire delle bellissime serre fuori Londra e vi trasferì tutte le sue piante, fece anche ridipingere il locale di Soho con l’intento di usarlo come punto vendita. Purtroppo tutte le piante morirono, Mr Cattley che si era indebitato per costruire le serre, sopraffatto dalla sfortuna si suicidò. Questa è la leggenda, come al solito la realtà è un po’ diversa. Mr William Cattley nato nel 1778 a Barnet (oggi uno dei quartieri a nord di Londra, parte della Londra esterna, ma all’epoca un paese a qualche ora di distanza dal centro), discendeva da una famiglia di mercanti e lui stesso era un ricco mercante che si dedicava soprattutto al lucroso affare dell’importazione del grano russo. Era un collezionista di piante e possedeva un personale e molto famoso orto botanico, specialmente dedicato alle felci arboree. Incuriosito dal fatto che non si riuscisse a far fiorire le orchidee in Inghilterra, nel 1819 acquistò un carico di piante brasiliane, prevalentemente orchidee e felci, le mise assieme nel suo orto botanico e le fece trattare allo stesso modo. L’anno dopo una delle piante, che doveva essere una felce, fece un fiore che nessun botanico riuscì a classificare, così dopo qualche tempo John Lindley, uno dei più importanti disegnatori botanici dell’Ottocento, ma anche ricercatore e studioso, che in quegli anni lavorava per Cattley, ebbe l’occasione di realizzare per primo un disegno del fiore e della pianta, con i suoi pseudobulbi, le sue radici e le caratteristiche salienti. Grazie al “pictotipo” (il disegno botanico che descriveva fedelmente la pianta) Lindley, che come dicevo stava lavorando nell’orto botanico di Cattley, descrisse la specie attribuendole il nome di Cattleya labiata. Naturalmente Mr Cattley ne fu onorato e finanziò generosamente la pubblicazione del lavoro di John Lindley sulla digitalis,  Digitalia Monographia, e in seguito, ma questo è più comprensibile, la pubblicazione  della collezione Botanica  (1821) e il catalogo della collezione di piante di William Cattley. Nel frattempo anche altri orti botanici britannici come quello di Glasgow avevano visto fiorire piante simili:

    cattleya-labiata illustrazione Lindl
    Cattleya labiata.
    Proprio quella disegnata e descritta da Lindl e dedicata a Mr. Cattley

    per le piante “esotiche” brasiliane avevano lo stesso fornitore di Cattley. Purtroppo nella descrizione del genere (e della specie) in Inghilterra nessuno conosceva il luogo di origine della pianta, si sapeva solo che “probabilmente” proveniva dal Brasile: il signor William Swainson che depredava (per lavoro) le foreste brasiliane rivendendo le piante in Europa, teneva segreti i suoi luoghi di raccolta, così ci vollero altri venti anni prima di scoprire altre piante uguali in Brasile vicino Rio de Janeiro. Ma non essere rigorosi sulle origini era “la regola” per quegli anni, anche se la “tassonomia” è ancora un luogo dove i botanici si scontrano e si divertono a destabilizzare le certezze degli amatori.  Sempre a Londra in quegli anni venne descritto il Cereus peruvianus mostruosus, che si chiamò così perché i botanici chiesero la provenienza della nave che aveva portato la pianta in Inghilterra, e la nave veniva da Lima, a sfavore della credibilità dei botanici londinesi, la pianta era stata trovata in Uruguay, infatti ora il nome è stato cambiato in Cereus uruguayanus mostruosus.  Pensate alla differenza tra le pianure esposte ai venti dell’oceano Atlantico dell’Uruguay rispetto alle Ande o ai deserti del sud del Perù, comunque esposti alle variazioni della corrente del golfo e alle nebbie provenienti dall’Oceano Pacifico. Tornando alla nostra storia, Mr Cattley morì a casa sua, a “Cattley Close” in Wood Street a Barnet l’8 agosto 1835; aveva avuto anche un tracollo finanziario, non per colpa delle orchidee, e non si è certi che sia morto suicida, non c’è un certificato di morte. Oggi una targa di colore blu ricorda che in quel palazzo visse e morì William Cattley ed è questa la vera storia, emersa un decennio fa, grazie ad un amatore inglese di orchidee.  A mettere in giro la leggenda deve essere stato un collega di Mr Cattley che in qualche modo voleva sminuirlo, rendendolo invece immortale. A seguito dell’esperienza di Mr Cattley con la scoperta della necessità dell’ambiente umido e ricco di funghi per alimentare le orchidee, finalmente si iniziò a coltivare le orchidee anche in Europa e partirono gli studi che illustrarono le prime esperienze di sociobiologia vegetale, come il “simbionte micotizzante”, ma questa è una storia che merita da sola un articolo, visto che la professoressa Sabine Riess, una delle mie insegnanti, ha scritto un libro sull’argomento. Un’ultima cosa devo dirla sull’illustrazione botanica: prima dell’arrivo della macchina fotografica (ma anche dopo) i disegni hanno la capacità di mostrare i particolari meglio delle fotografie e poi ci sono stati dei veri artisti a dare lustro al settore come ad esempio il Redouté (il Raffaello della botanica) che fino ad oggi è probabilmente stato il più importante tra i disegnatori botanici.

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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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