Home Natura Le tartarughe in Cina: il calendario, la magia e l’origine della scrittura

    Le tartarughe in Cina: il calendario, la magia e l’origine della scrittura

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    carapace di tartaruga testuggine

    Avevo incominciato a raccontarvi la storia della tartaruga pescata nel fiume Lo e soprattutto del rapporto tra il quadrato magico “shu” inciso sul suo piastrone e la cosmogonia cinese.  Grazie alle mie ricerche sono stato in grado di mostrarvi le contaminazioni nella religione indù con lo “shu” e successivamente nel buddismo. Ricordo che nel buddismo cinese la tartaruga ha un ruolo positivo, anche se rispetto alla storia cinese il buddismo è un fenomeno relativamente recente, visto che i primi sutra vennero portati dall’India e tradotti nel 50 d.C. e otto secoli dopo, nel 844 d.C., ci fu una persecuzione che distrusse la maggior parte dei monasteri e luoghi sacri buddisti. La tartaruga ha aiutato i monaci che importarono i sutra dall’India ad attraversare i fiumi e a proteggere gli scritti sacri, a differenza del pesce, che nella tradizione buddista cinese è considerato egoista per non aver recuperato i libri caduti in acqua, e per questo il tamburo a forma di pesce viene percosso durante le processioni.

    Lo Shu e la rappresentazione magica della cosmogonia

    Se avete letto la prima parte di questo articolo sarete in grado di capire cosa volesse dire la signorina Lànhuā (la mia coltissima guida) quando parlava delle 9 stanze della Casa del Calendario, ogni stanza rappresentava una casella del quadrato magico (il numero 5 rappresentava la terra, il centro della terra, al centro di questa cosmogonia). Ora però mettetevi comodi perché la storia, intrecciata alla leggenda si complica molto e non intendo risparmiarvela. Continuando le mie ricerche ho scoperto che la costruzione del Ming Tang (la casa del calendario) è attribuita all’imperatore Ta Yu che lo fece costruire come una rappresentazione del cosmo e metafora del suo impero: nel terzo millennio prima di Cristo l’impero cinese era diviso in nove province. Al suo ritorno dal viaggio per conoscere e misurare tutta la terra il mitico imperatore ingegnere Ta Yu, ispirato dallo “shu” (il quadrato scritto sulla tartaruga), fece costruire la Casa del Calendario in cui l’impero era un’immagine del cosmo.

    Provo a darvi un’idea della simbologia così come aveva cercato di spiegarmela la signorina Orchidea (Lànhuā), ricordandovi che è roba da mal di testa. È molto importante anche ricordare i collegamenti tra i numeri delle caselle e il significato simbolico legato agli elementi rappresentati:

    1) ACQUA = inizio, libertà, nuove storie, ecc.

    2) TERRA = sentimento, percezione, accoglienza, ecc.

    3) TUONO = famiglia, ingerenza, intrusione, ecc.

    4) VENTO = felicità, armonia, progresso, ecc.

    5) CENTRO = propriocezione, energia vitale, ecc.

    6) CIELO = amicizia, interscambio, sostegno morale, ecc.

    7) LAGO = sesso, creatività nel rapporto, eccitazione, ecc.

    8) MONTAGNA = comunicazione con il mondo, coscienza di sé e degli altri, ecc.

    9) FUOCO = illuminazione, costruzione dell’armonia esterna e interna, ecc.

    Lo Shu e la rappresentazione magica della cosmogonia
    1. Lo Shu e la rappresentazione magica della cosmogonia

    Il centro del quadrato è occupato dal numero 5 che rappresenta il centro del cosmo (il centro della terra), il numero 6 rappresenta il cielo, infatti disponendo il Ming Tang al centro della configurazione del “Cielo Posteriore” vediamo che il 6 (1+5=6) corrisponde al trigramma (tre grafemi che identificano un fonema) “Chien”, Cielo (Figura 1). In altre parole, leggendo solo i significati: “l’inizio, la libertà” più “l’energia vitale, la propriocezione”  danno “lo spirituale, il sostegno morale, l’amicizia”. Forse vi siete accorti che siamo tornati all’inizio, dall’uomo al cielo, alla natura, è la circolarità o il continuum, è un classico nella cultura cinese, pensate che anche nell’arte della scrittura (in Cina tra le rappresentazioni più elevate dell’arte) conta la “continuità del tratto” che rappresenta la calligrafia. La circolarità degli eventi è anche un classico delle culture più antiche: il serpente che si morde la coda. Siamo a Uroburo  la rappresentazione egiziana della nascita e della morte, ma siamo anche ai rettili, e di nuovo alla rappresentazione del rapporto uomo e natura, roba da mal di testa, ma se siete veramente curiosi resistete, il bello deve ancora venire. (Figura 1) In questo quadrato magico sommando tre serie di numeri da ogni fila orizzontale, verticale o diagonale il risultato è sempre 15. I lati del Ming Tang (la casa del calendario, ma anche  quadrato magico) raffigurano i 4 pilastri corrispondenti alle 4 stagioni, ai lati esterni delle 9 stanze del Ming Tang sono situate 12 finestre (3 per ogni lato) che rappresentano i 12 mesi dell’anno rituale. Questa naturalmente è una lettura taoista, o meglio religiosa: le 12 finestre moltiplicate per 9, le stanze del Ming Tang, danno come risultato 108, una cifra ciclica che ricorre in molte tradizioni sacre taoiste legate al tempo. La disposizione della Casa del Calendario è stata condizionata dalla tartaruga (l’animale su cui è stato trovato il quadrato magico) che secondo i taoisti è uno dei “quattro animali favolosi” (unicorno, fenice, drago e tartaruga) ed è associata all’elemento acqua, alla stagione invernale, al colore nero (simbolo di purezza in Cina), allo Yin (lato in ombra della collina) e soprattutto al punto cardinale Nord (perciò il numero 1 dovrà indicare il nord). Le simbologie continuano anche per l’aspetto astronomico: il numero 15 come numero magico si riferisce ai 15 giorni tra plenilunio e novilunio su cui erano basate le 24 fasi dell’anno solare cinese. I numeri esterni del quadrato magico formano (partendo da 1 “l’inizio” e ruotando in senso antiorario) quattro coppie, 1-6 , 2-7 , 3-8 , 4-9 , tra queste i numeri forti sono 6-7-8-9 che sommati tra loro danno 30 mentre i deboli 1-2-3-4 sommati tra loro danno 10. Il numero 12 (i mesi dell’anno rituale) moltiplicato per 30 dà 360, un numero ancora legato all’anno rituale cinese, e quindi alla misurazione del tempo. Ricordo per l’ennesima volta che la somma lungo gli assi cartesiani e diagonali del quadrato magico dà il numero 15, ma 360 diviso 15 dà come risultato 24 che gli antichi cinesi attribuivano alle 24 fasi dell’anno solare chiamate chieh-ch’i. Da questo punto la cosa si fa ancora più ermetica per noi occidentali e la riporto come la ho trovata in un sito che spiega il calendario rituale, ricordate che il Ming Tang è un quadrato magico a base 3.

    Il rapporto tra lo Shu e gli elementi cina
    2. Il rapporto tra lo Shu e gli elementi

    Il ciclo delle 24 fasi del calendario rituale si divide in 8 chiehn e 16 ch’i. L’anno cinese è poi suddiviso in 72 hou ovvero 3 per ogni chiehn-ch’i. Infatti 24 x 3 = 72. Notiamo quindi che 72 x 3 = 216 (che è il doppio di 108 che erano le 12 posizioni moltiplicato per 9), mentre 72 x 2 = 144, dandosi il numero 3 associato al Cielo, il numero 2 associato alla Terra, così si potrà comprendere come un ciclo di hou lungo circa 5 giorni determini un numero rituale di 72 x 5 = 360 giorni nella composizione dei calendari astrologici. Ritroviamo questa suddivisione nel testo del Grande Trattato, cap.IX, par.4, relativo alla composizione degli esagrammi dell’I Ching : “I numeri che danno il Creativo sono 216; quelli che danno il Ricettivo sono 144, assieme 360; essi corrispondono ai giorni dell’anno rituale.” Il Creativo, esagramma composto da sei linee yang, intere è anche detto il Cielo, il Padre; il Ricettivo, esagramma composto da sei linee yin, spezzate, è anche detto la Terra , la Madre.

    Un esempio di scrittura su un antico piastrone di tartaruga
    3. Un esempio di scrittura su un antico piastrone di tartaruga

    Se tutto questo vi sembra sensato siete diventati cinesi, o taoisti, o almeno maestri nell’arte dei Ching; in realtà gli scienziati che esaminarono i simboli della tartaruga (lo “shu“) trovato nel fiume Lo, cercarono di dare un significato magico in chiave religiosa, di rapporti tra Yin e Yang. Una ulteriore interpretazione associa i numeri pari dello shu al principio femminile (Yin) e i dispari al principio maschile (Yang), al centro il numero 5 che appartiene a tutte le diagonali sarebbe la Terra. Sui lati esterni dello shu sono rappresentati i quattro elementi principali: metalli, fuoco, acqua, legno (figura 2). Basta crederci! Direte voi. Vi sembrerà strano ma il calendario che vi ho appena tentato di spiegare è ancora in vigore per i cinesi, con un tocco “esotico” introdotto da un bestiario di origine buddista: avrete sentito che il 2017 è l’anno del gallo,   mentre il 2016 era l’anno della scimmia, e precedentemente avevamo avuto l’anno della capra 2015 e del cavallo 2014. Per chiudere il ciclo dei dodici animali i prossimi anni saranno in ordine il 2018 l’anno del cane,  il 2019 l’anno del maiale, poi ci saranno l’anno del topo, l’anno del bue, della tigre, del coniglio, del drago, seguito da quello del serpente. Quest’ordine è indicato in un racconto in cui si parla del Budda morente, di fatto è l’ordine con cui gli animali vennero ad omaggiare il Budda, con una serie di aneddoti e racconti che illustrano il “carattere” di questi animali. Eccoci all’oroscopo: gli animali sono l’equivalente dei simboli zodiacali occidentali. Ricordo che il buddismo arrivò in Cina dall’India intorno al 50 d.C. e a differenza che in altre parti del mondo non si scontrò con le religioni locali ma ne assorbì molti usi e credenze, almeno fino all’ 844 d.C. . Ancora oggi, dicevo, mentre il nostro calendario pone sempre l’inizio dell’anno al primo giorno di gennaio (secondo il ciclo solare), nel calendario cinese l’inizio dipende dalla Luna: l’anno cinese, come tutti i mesi del loro calendario, è il primo giorno di Luna nuova (nel 2017 il 27 gennaio), inoltre l’anno ha inizio con la primavera e non con l’inverno. Ma non basta, c’è anche un’altra storia che si intreccia con quella che vi ho raccontato: quando tornai dalla Cina invitai il professor Paolo Matthiae e una sinologa mia amica a tenere una conferenza sull’archeologia cinese nella sala del mio ufficio, il tutto condito da una scelta tra le mie oltre 1200 diapositive, che dovevano servire da filo conduttore. Il prof. Matthiae aveva da poco scoperto la biblioteca di Ebla che spostava indietro l’inizio della storia (allora si credeva di oltre mille anni, ora si sa, pur senza nulla togliere al valore della scoperta, che lo scostamento è di molto meno); Paolo Matthiae aveva appena pubblicato il suo primo libro su “Ebla. Un impero ritrovato” per la Casa Editrice Einaudi.

    scrittura cinese ideogramma
    4. Un esempio di scrittura: questi segni non sono più solo rappresentazioni grafiche ma simboli che sottintendono delle generalizzazioni

    Tra le mie diapositive c’era anche l’immagine dello “shu” ma non mi venne in mente di mostrarla, non la considerai pertinente. Oggi, grazie ai nuovi ritrovamenti e agli studi sui simboli incisi sui piastroni delle tartarughe si è scoperto che quelli sono gli ideogrammi più antichi (figura 3), la base dei simboli della antica scrittura cinese, simboli e pezzi di tartaruga che hanno spostato la storia ad un periodo molto più antico di quello in cui Ebla prosperava, compreso tra 8000 e 5000 anni prima di Cristo. La storia e la lingua sono intimamente connesse: senza la lingua scritta non c’è storia, ma solo racconto orale, mancano i “documenti” scritti; capirete l’importanza della scoperta che conferma  i simboli sulle ossa oracolari come l’inizio della lingua scritta.

    Ho letto un articolo del dott. Marco Miccarelli sul mensile Civiltà (agosto 2010) da cui ho appreso che dal 2003 nuove scoperte hanno portato a credere che furono i cinesi i veri inventori della scrittura (figura 04),

    e qui qualcuno potrebbe uscirsene con un “Chi se ne …” ma attenti tutto è collegato, sempre dall’articolo ho appreso che le iscrizioni sono state scoperte su ossa e su piastroni di tartaruga, erano ossa oracolari (figura 05a) che venivano usate per la divinazione e probabilmente anche il piastrone della tartaruga del fiume Lo era un osso oracolare e come dicevo i più antichi tra questi reperti sono databili intorno al 7000 a.C. . Se prima ero affascinato dalle tartarughe, confesso di esserne un entusiasta allevatore, ora mi sento di doverle ringraziare per averci accompagnato, mettendoci a disposizione proprio tutto (ossa comprese) in questi ultimi 9000 anni.

    piastrone tartaruga ideogrammi cinesi
    5. Un piastrone usato come osso oracolare su cui è probabilmente incisa una profezia

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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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