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La grotta di Tiberio a Sperlonga

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Villa di Tiberio a Sperlonga

Prima di ritirarsi nella maestosa e più nota villa Jovis di Capri, voltando sdegnosamente le spalle alla corte romana e ai suoi intrighi, l’imperatore Tiberio aveva un altro rifugio personale, molto più vicino a Roma, esattamente a Sperlonga.

La grotta di Tiberio, facile da raggiunge attraverso la via Flacca

Raggiungere la grotta di Tiberio d’altronde era facile: nel 184 a.C. era stata edificata la via Flacca – che prese il nome dal censore Lucio Valerio Flacco – che univa Terracina a Gaeta, costeggiando una parte della costa tirrenica, come quella di Sperlonga, ricca di ville d’ozio. Tiberio, molto probabilmente, edificò la sua residenza ristrutturando quella di epoca tardo repubblicana appartenuta al suo bisnonno materno Aufidio Lurco. Il luogo è tutt’oggi spettacolare: uno sperone montuoso coperto di macchia mediterranea giunge fino alla spiaggia di sabbia chiara e fine, abbracciando il paesaggio. E una grande grotta naturale aggiungeva fascino al posto, solleticando la creatività e i desideri dell’imperatore.

Davanti al mare, tra giochi d’acqua e decorazioni di marmo

La villa di Tiberio si estendeva fronte mare per circa 300 metri ed era un piccolo palazzo imperiale,

La grotta naturale, arredata come salone, nella villa di Tiberio a Sperlonga

tempio dell’amore che Tiberio nutriva per la natura. E, visti i tempi di trasporto dell’epoca, per quanto Sperlonga fosse ben collegata con l’Urbe, la villa doveva essere indipendente: negli ambienti di servizio oltre alle immancabili cisterne non mancavano attracchi privati, una fornace e un forno per la cottura del pane. Se gli ambienti residenziali erano un alternarsi senza sosta di marmi, mosaici, affreschi, terme e statue, il colpo di genio che rende la villa di Sperlonga unica tra tutte, è l’uso della grotta naturale.

La grotta, infatti, venne inserita architettonicamente nella villa e solo parzialmente corretta per esaltarne l’armonia. All’interno venne costituita una piscina circolare, collegata ad altre destinate all’itticolura. E al centro della vasca maggiore vi era un’isola artificiale, che fungeva da coenatio, insomma da scenografica sala da pranzo. Tutto intorno alla vasca rotonda – vale la pena citarne il diametro: 12 metri –  erano collocati gruppi marmorei che richiamavano il mito di Ulisse. Alcune di queste sculture risultano essere originali di epoca ellenistica e non copie romane,  probabilmente opera degli stessi artisti che scolpirono il Supplizio di Laocoonte oggi ospitato ai musei vaticani. La loro potenza è tale che, quando vennero portate alla luce durante la costruzione della moderna Flacca, fu la gente di Sperlonga a pretendere che rimanessero nel borgo amato di Tiberio e non venissero portati distanti, in qualche grande museo.

Il museo archeologico di Sperlonga

Polifemo al Museo archeologico di Sperlonga

Il museo archeologico di Sperlonga, quindi, ospita i gruppi marmorei che raccontano l’assalto di Scilla alla nave di Ulisse, l’accecamento di Polifemo, il ratto del Palladio e Ulisse che solleva il cadavere di Achille. Nonché decorazioni e suppellettili ritrovati negli scavi della villa, che testimoniano come l’edificio fu utilizzato fino ad età tardo-antica. Tutto questo materiale fa del museo archeologico di Sperlonga un luogo di cultura e meraviglia estremamente prezioso. Ma dobbiamo immaginare la villa di Tiberio, in particolare la grotta, al massimo del suo splendore, con piscine mosaicate che sfiorano il mare blu, l’ombra della grotta che svela e protegge le sculture e, al centro della piscina più grande, il triclinio dove l’imperatore amava mangiare, contemplando mare e cielo, le isole di fronte a sé e, a nord, il promontorio del Circeo, altro luogo dove Ulisse adorò perdersi.

Eppure della sua villa a Sperlonga Tiberio si disinnamorò in un attimo: nel 26 d.C. rischiò di morire a causa del crollo di alcune rocce durante un banchetto. Seiano, prefetto del pretorio e confidente dell’imperatore, lo salvò per un pelo. E Tiberio volse gli occhi al sud, verso Capri. Dopo la villa di Sperlonga, si immerse nei fasti di Villa Jovis.

Foto di articolo e copertina: Francesco Vacca

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