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La conservazione degli orologi antichi del Quirinale

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orologi antichi

Ho cercato di spiegare l’importanza della conservazione e del lavoro svolto fino ad ora da Stefano Valbonesi e da Fabrizio Geronimo, i due orologiai che hanno lavorato negli ultimi 35 anni nel laboratorio di orologeria del Quirinale. Per onestà devo anche ricordare gli orologiai che li hanno preceduti, in particolare il padre di Fabrizio, Carlo Geronimo che ha contribuito alla formazione del figlio e Amedeo Beretta, probabilmente il primo degli orologiai di Palazzo. Sono stati loro ad inventarsi le tecniche di restauro e di conservazione, in anticipo di mezzo secolo sul codice di conservazione e restauro dei beni culturali del 2004. Sono state le loro esperienze e i loro lavori a far nascere all’interno del Quirinale la cultura del restauro degli orologi, sia conservativo che funzionale. Probabilmente hanno commesso qualche errore, ma hanno aperto la strada a un mondo di nuove conoscenze che hanno permesso di salvare capolavori ed opere d’arte. Il loro contributo è legato alle metodiche messe a punto per realizzare il proprio lavoro, nel loro caso il confronto con gli altri restauratori, con gli storici dell’arte, ha prodotto le schede tecniche, ma anche storiche ed artistiche che ora sono un patrimonio indispensabile per chi dovrà tornare a restaurare gli stessi pezzi. In questo hanno avuto un ruolo importante gli storici dell’arte che affiancano gli orologiai, sono loro il collegamento tra la ricerca, l’università, e le esperienze dirette. Sono convinto che l’attività di restauro e conservazione su un numero così elevato di pezzi, importanti, ha prodotto una conoscenza che è al momento il patrimonio del laboratorio, ma credo che sia destinata a diventare patrimonio pubblico. Il dottor Marco Lattanzi, lo storico dell’arte che segue il lavoro degli orologiai e che ha curato nel 2018 l’esposizione “Segnare le ore. Gli orologi del Quirinale”, di fatto ha mostrato le capacità del “laboratorio” di mantenere in funzione questi capolavori. Le qualità dei nostri supertecnici erano già note, ma le esposizioni sono un momento di conoscenza e di confronto, così a due anni di distanza il catalogo è diventato uno strumento di lavoro per gli esperti di pendoleria antica.  

Un nuovo laboratorio di orologeria?

Ho anticipato che proprio in questi giorni Stefano Valbonesi è andato in pensione, quindi ufficialmente l’unico tecnico dedicato alla conservazione degli orologi è Fabrizio Geronimo, ma ho constatato che la supervisione del dottor Marco Lattanzi non è solo di indirizzo. Lui sostiene che la sua attività è il normale lavoro di un curatore, ma ho avuto l’impressione che le sue “passioni” condizionino non poco il suo impegno. È evidente che il suo lavoro gli piace e che lo esegue con competenza e passione. Ho chiesto a Fabrizio Geronimo quali siano gli interventi più frequenti e soprattutto se tra i suoi “clienti” ce n’è qualcuno che predilige sugli altri, in pratica i suoi preferiti! Così ho scoperto che a lui piacciono tutti, che i suoi ricordi con gli orologi che ora ripara partono da quando era bambino e suo padre gli chiese aiuto per spostare l’orario a causa dell’ora legale. Ancora ricorda l’attenzione che mise in quelle semplici operazioni, e la soddisfazione che provò dopo aver terminato il suo compito: una sorta di “iniziazione”. Per gli acciacchi più frequenti invece mi ha confermato che sono le casse, soprattutto quelle in legno, ad aver bisogno di cure ancora più dei movimenti. Non ci sono tipologie particolari di guasti, i problemi sono quelli comuni alle pendole moderne.

Fabrizio Geronimo mi ha confermato che gli ebanisti del Quirinale sono veramente carichi di lavoro, egli stesso sta aspettando il ritorno (dal laboratorio di ebanisteria) di un paio di casse che avevano bisogno di un intervento di consolidamento e che sono in lista d’attesa per la sistemazione insieme con gli altri capolavori lignei. Ho assistito alla spedizione di una cassa di un orologio importante verso un laboratorio esterno di restauro che si trova ad Orvieto, una città dove ho abitato per quasi dieci anni e che in parte è responsabile della mia curiosità verso gli oggetti antichi e il restauro. Ho potuto ammirare la professionalità con cui le due restauratrici incaricate del trasporto hanno preparato il pezzo per il viaggio, naturalmente sotto lo sguardo vigile del dottor Marco Lattanzi. In questo caso sono convinto che l’appalto al laboratorio esterno sia il frutto di un attento calcolo dei curatori sui costi e i benefici, ma soprattutto la scelta ha permesso di non aumentare il carico, già elevato, del laboratorio di ebanisteria. 

Stefano Valbonesi aveva un suo preferito

Stefano Valbonesi, l’orologiaio ormai in pensione, un preferito lo aveva! Mi ha raccontato di avere un rapporto privilegiato con uno dei pezzi che nel novembre del 1988 ha restaurato, non solo dal punto di vista meccanico, ma anche estetico. 

Si tratta di un orologio astronomico molto bello, così interessante che la sua immagine è stata usata per la copertina del catalogo della mostra “SEGNARE LE ORE, gli orologi del Quirinale”. Ho già ricordato che la mostra e il catalogo edito da De Luca nel 2018 sono stati curati dal dottor Marco Lattanzi. La descrizione dell’orologio, secondo la scheda di Stefano Valbonesi è:

… Orologio con cassa in alabastro (bianco n.d.r.), alta 43 cm, di forma cilindrica e quadrante posto circa al centro, contornato da perle in alabastro. Quadrante in smalto bianco a fascia con numeri arabi, parte centrale in guilloché dorato con placca riportante la firma “Courvoisier & C.”. Nella parte superiore dell’orologio vi è un meccanismo a planetario con la Terra, la Luna e il Sole, questo è contornato da una fascia d’ottone dorato e traforato con dodici placche in smalto con i segni dello zodiaco. Sopra a questa fascia gira un’altra fascia in argento con l’indicazione dei mesi. Tutto l’orologio è protetto da una campana di vetro di forma cilindrica e tetto piano.

PARTICOLARITA’: Orologio con meccanismo planetario comandato dalla molla che aziona il movimento dell’ora. Il meccanismo planetario fornisce le seguenti indicazioni: posizione della Terra rispetto al Sole e alle costellazioni dello zodiaco nell’arco dell’anno, fase e posizione lunare rispetto alla Terra, rotazione della Terra, rivoluzione della Terra, eclittica lunare, calendario perpetuo che tiene conto dell’anno bisestile. Il meccanismo dell’orologio fornisce poi l’indicazione dell’ora, dei minuti e con la suoneria, su due campane, indica le ore e i quarti di ora al passaggio. La suoneria funziona su un’unica cremagliera ed un unico partitore. Nel caso specifico la macchina presenta anche un barile del meccanismo di dimensioni maggiorate e una ruota di centro che con la ruota media lavorano all’esterno della piastra anteriore e tutte le leve della suoneria sono posizionate sulla piastra posteriore insieme al sistema di rimessa e trasmissione al meccanismo astronomico. …

Ho avuto in dono da Stefano Valbonesi copia della scheda tecnica dell’intervento del 1988 e dei suoi appunti che mostrano le sue ricerche sul pezzo e lo studio dei ruotismi e delle funzioni di ogni singolo ingranaggio e potrete ammirare le immagini allegate. Grazie al suo lavoro quell’orologio ora potrà essere riparato da qualsiasi meccanico orologiaio, pur essendo un meccanismo complesso e sicuramente unico. Per quelli che non riescono a comprendere il valore artistico del pezzo, segnalo che un orologio simile, ma di produzione svizzera e meno antico, è stato venduto in un’asta a un collezionista americano per un importo superiore al milione di dollari. Considerando l’origine del pezzo e il suo stato di conservazione ritengo che quell’orologio, in un’asta, potrebbe raggiungere e superare i 4 milioni di dollari. Riporto come immagini solo due pagine tra le decine legate alle ricerche di Stefano Valbonesi. Dai suoi disegni traspare l’arte di famiglia, e la sua frequentazione dell’Armellini. 

Spero, nelle prossime pagine, di farvi conoscere meglio Fabrizio Geronimo con la sua predilezione per gli antichi meccanismi inglesi, e  lo storico dell’arte Marco Lattanzi, che in questi giorni ha seguito il restauro e la presentazione al pubblico (nella tenuta di Castel Porziano) di un’altra delle carrozze della raccolta di Palazzo. 

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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