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Indagati tre francesi per aver sfamato i migranti

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sasso con scritta cooperazione

È notizia di qualche giorno fa che tre francesi sono stati denunciati – ed ora sono indagati – per aver dato cibo senza autorizzazione ad alcuni migranti. È successo a Ventimiglia, dove lo scorso agosto il sindaco aveva approvato un’ordinanza che vietava la somministrazione di cibo ai migranti presenti sul territorio cittadino da parte di soggetti non autorizzati.

Quali sono le motivazioni?

Alla base dell’ordinanza, vi sono motivazioni igienico-sanitarie. Infatti l’ordinanza, approvata in agosto, puntava l’attenzione sulle alte temperature della stagione estiva, che avrebbero potuto compromettere la qualità del cibo offerto causando conseguenze spiacevoli a chi lo avesse mangiato. Attualmente a Ventimiglia sono molti i migranti che non riescono a ricevere ospitalità all’interno delle strutture, poiché la più grande area attrezzata per l’accoglienza non ammette più ospiti da inizio anno a causa di lavori. Le mense delle associazioni, pur cercando di sopperire all’emergenza, non riescono sempre a sfamare tutti.

La vicenda dei tre francesi

Qualche giorno fa, tre francesi hanno distribuito generi alimentari ai migranti che sostano tuttora accampati in città nella speranza che venga riaperta la frontiera francese. I francesi sono stati fermati dalle forze dell’ordine che hanno immediatamente provveduto a multarli; uno di loro si è rifiutato di firmare il verbale di denuncia, poiché non vi era nessuno che traducesse in francese ciò che stava accadendo. Successivamente arriva la notizia: “saranno indagati per la loro azione; hanno distribuito cibo ai migranti contrariamente a ciò che dice l’ordinanza del sindaco”.

Le possibili conseguenze

Le reazioni a questo atto, il primo da quando l’ordinanza è entrata in vigore, sono molteplici e tendenzialmente in opposizione con l’azione legale intrapresa. Molti esponenti delle associazioni che si occupano di migranti riconoscono l’impossibilità di sfamare tutte le persone presenti sul territorio cittadino e ritengono fondamentale la partecipazione di chi, spontaneamente, decide attuare gesti di piccola solidarietà. La denuncia dei tre francesi potrebbe aprire la strada ad altre azioni punitive volte a scoraggiare coloro che vorrebbero solo essere di supporto verso una realtà che sta diventando di difficile gestione. C’è chi invoca la Costituzione Italiana, che con l’Art. 2, ribadisce l’importanza di compiere azioni di solidarietà sociale, sottolineando che non può essere valida una norma minore che affermi il contrario.

Al di là degli aspetti puramente legali, la vicenda apre le porte ad una molteplicità di fattori. Sofocle sosteneva che “l’opera umana più bella è di essere di aiuto al prossimo”. Si può essere d’accordo o meno con questa affermazione, non tutti devono essere disponibili ed interessati al volontariato o a compiere azioni di solidarietà, ma può essere pericoloso vietarlo a coloro che decidono spontaneamente di fare qualcosa per un’altra persona. La criminalizzazione di gesti di solidarietà può scatenare timore, poiché anche la persona armata delle migliori intenzioni potrebbe fare un passo indietro se messa di fronte al rischio di ripercussioni penali.

È davvero corretto chiedere a chi è già impegnato in un gesto di solidarietà, di esporsi ad eventuali denunce o multe? Penso proprio di no. È davvero etico costringere a scegliere tra legalità e solidarietà? Il problema potrebbe essere anche più ampio: l’ordinanza vieta di dare cibo ai migranti. Quindi un senzatetto italiano può essere aiutato da un cittadino privato? Chi vuole aiutare qualcuno dovrebbe prima informarsi sul suo stato documentale? Forse questa vicenda aprirà la strada ad un dialogo costruttivo, con la speranza che sia possibile restituire bellezza e importanza a semplici gesti di altruismo che possano migliorare la vita di altre persone.

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