Home Sport e Spettacolo Società Gli ultimi giorni di Mirko Andreoli, medaglia d’oro al valor militare

Gli ultimi giorni di Mirko Andreoli, medaglia d’oro al valor militare

339
1
Andreoli Mirko

In occasione del 25 aprile, la festa nazionale istituita per commemorare la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista, torno a parlare di mio zio Mirko Andreoli, fratello di mia madre, che fu ucciso a Villa Cadè il 9 febbraio 1945. Alcuni di voi avranno letto l’articolo che avevo già scritto su di lui il 18 aprile 2018: in quel pezzo, che è stato letto anche nelle scuole medie del comune di Sorbolo (vicino Parma), avevo scritto che mio zio era stato tradito da una donna filonazista che in paese indossava la divisa delle SS italiane. Ora è come se mia madre (la sorella di Mirko) fosse tornata per correggere la mia ricostruzione degli ultimi giorni di mio zio. 

Tutto parte da quell’articolo: il mese scorso ho ricevuto la telefonata del signor Francesco Andreoli che, dopo aver letto l’articolo, ha capito che eravamo parenti, mio nonno materno e suo nonno paterno erano fratelli, quindi suo padre e mia madre erano cugini di primo grado. Da lui ho saputo che mia madre, l’anno prima che io nascessi, aveva spedito una lettera agli zii e ai cugini per avvisarli della morte di suo fratello. Alla lettera aveva allegato alcune fotografie, tra cui una particolarmente dura di mio zio ancora non sepolto. Per me è stata una sorpresa, non conoscevo l’esistenza di questo scritto, avevo letto le lettere raccolte nel volume edito da Einaudi “Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana”, ma questa è un’altra cosa, ci sono le emozioni e il dolore, ma anche la compostezza di una famiglia colpita negli affetti più cari. Ve la ripropongo così come l’ho ricevuta e, ringraziando ancora una volta il mio nuovo cugino (ritrovato grazie a Greenious), aggiungo anche le due pagine in cui suo padre ha raccolto le fotografie che ci riguardano.  

La lettera della sorella di Mirko Andreoli

Carissimi zii e cugini

Da parecchi mesi siamo privi di Vostre notizie e penso sarà senz’altro altrettanto di Voi, mi auguro inoltre che nulla sia venuto a turbare la Vostra famiglia in questi mesi così sconvolgenti per tutti ed in particolar modo per la mia famiglia che la morte causata da mano assassina è venuta a toglierci uno degli affetti più cari. Mirko è morto. Questa parola trova ancora una profonda eco nel mio cervello perché ancora non mi pare possibile che al mondo esistano certe barbarità. Era partito da casa i primi di giugno del 1944 animato da una fede rinchiusa nel suo cuore giovane, ma tanto forte e sicuro di sé perché sprezzante di quanto era pericolo. In breve la sua intelligenza e la sua audacia lo faceva prima comandante di distaccamento poi commissario di Brigata quella 47ma Brigata Garibaldi che tanto sangue versò per la libertà della Patria. Era il terrore della montagna e l’amico di tutti era sempre lui che partiva per missioni pericolose e tornava dai suoi garibaldini accolto da manifestazioni di affetto anche dalla popolazione. Su di Lui fu messa una taglia che partì da 150 mila lire e aumentava favolosamente. A Natale aveva raggiunto il milione e 300 mila lire ma tutti quelli che lo circondavano gli volevano bene. Tante volte la morte lo sfiorò ed ebbe fortuna e la sua mano non sbagliò mai un colpo. Ma i primi di gennaio quando la bufera travolgeva i monti dopo diversi giorni di marcia per portare ordini veniva colto dal sonno. Quella sera aveva finito il suo lavoro di organizzazione ed era contento. Era stata presa una donna presunta spia ma seppe fingere e piangere che Mirko la lasciò libera e le diede 500 lire. Gli dissero di diffidare di quella donna e di allontanarsi dalla casa che in quei giorni soleva sostare, ma lui mise in salvo i documenti ricordò ai suoi amici la taglia dicendo loro che se avessero tardato a consegnarlo ai nemici avrebbe senz’altro costato meno perché il più importante per lui era in salvo, poi scriveva una lettera di saluto perché il mattino che seguiva doveva allontanarsi dal forte, ma come prima Vi dicevo veniva colto dal sonno e la spia da lui beneficiata operò. Venne preso mentre dormiva con due suoi amici. Questi cercarono di scappare e vennero uccisi; Mirko preso così di tradimento si dichiarò partigiano e commissario di Brigata, fu portato a Ciano d’Enza dove subì per circa 40 giorni le più atroci torture. Però non si perdeva di coraggio e sapeva cantare gli inni più belli anche mentre andava alle torture. Tornava sfinito e ai suoi compagni di prigione che cercavano di rianimarlo li pregava di non dare soddisfazione ai carnefici. Poi un giorno gli fecero un foglio di viaggio sembrava fossero inviati a Bolzano da dove infatti noi lo aspettavamo. Ma il 10 Febbraio assieme a 20 compagni venivano asportati dalle carceri per portarli alla morte. Legati mani e piedi, scalzi ad uno alla volta venivano uccisi da uno delle Brigate nere nelle prime ore del mattino. Io vivevo allora dei giorni di inferno perché sapevo che era stato preso avendo sempre seguito i suoi cambiamenti. Tonino quel mattino passava dopo un’ora dopo un’ora circa che erano stati uccisi sulla strada e si fermava con altre persone a vedere questi 21 martiri. Ma non riconosceva suo fratello, perché col viso rivolto a terra impiastrato di sangue, ma dopo dai connotati avuti dal prete di Villa Cadè, si ricordò di averlo visto, soltanto il 23 Maggio u.s. abbiamo avuto notizia della sua morte; un medico di Reggio E. di nascosto gli faceva una fotografia a tutti ed è dalla fotografia che lo abbiamo riconosciuto. Mio padre che era a Mezzano e non sapeva niente, soltanto quando è rientrato ho dovuto dirgli che era stato preso e portato a Bolzano; ma già la voce correva che fosse morto. Il dolore è grande e indescrivibile. Mio padre per diversi giorni ha pianto e si è disperato, ma bisogna essere forti anche quando il cuore sembra voglia uscire. È stato portato a Parma e per due giorni è stato esposto nella camera ardente dell’Ospedale Vecchio. I funerali si sono svolti il 26 Maggio. Vi manderò poi le fotografie anche da morto. Vi abbraccio con tanto affetto Vostra aff ma.  Cesarina

Non sapevo di aver avuto uno zio sul quale pendeva una taglia di ben un milione e trecentomila lire nel 1945! Spero che il racconto di mia madre possa far comprendere, soprattutto alle nuove generazioni, al di là della propaganda o del revisionismo storico, l’importanza della memoria e quindi l’importanza del 25 aprile.

Via Mirko Andreoli
Strada dedicata a Mirko Andreoli
Articolo precedenteIl clima urbano, il bilancio energetico della città
Articolo successivoFrutti dimenticati e antiche coltivazioni
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Lascia un commento!
Inserisci qui il tuo nome