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    Come coltivare e far crescere una stella di Natale

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    stella di natale

    Trascorso il periodo natalizio sono molti quelli che si occupano del recupero degli abeti usati come alberi di natale ma quasi nessuno pensa a recuperare le cosiddette “stelle di Natale”, le piante sicuramente più regalate nel periodo natalizio, ma nella maggior parte dei casi destinate a morire in due o tre mesi. In queste poche righe consiglio alcuni accorgimenti per recuperare le stelle di Natale, per farle diventare, anche a casa nostra, rigogliose piante da appartamento.

    Euphorbia pulcherrima

    Stella di NataleEuphorbia pulcherrima è il nome scientifico della pianta messicana che in Italia conosciamo come “Stella di Natale” ma che in altri Paesi è conosciuta come “rosa d’inverno”, “fiore di Ataturk”, “foglie di fuoco messicane” ecc. . Deve il suo nome di “stella” alle grandi brattee colorate (vessillari: per attirare gli animali impollinatori), bratee che circondano i piccoli fiori gialli raccolti in un ciazio (nome delle infiorescenze delle Euphorbiae). È una pianta ornamentale diffusa in tutto il mondo da quando, nel 1825, l’ambasciatore statunitense Poinsett la fece conoscere negli USA, per questo alcuni la chiamano anche “poinsettia”. È una specie del genere Euphorbia, molto studiata e coltivata per la sua variabilità: è possibile trovare stelle di Natale con colori che variano dal giallo al bianco, oltre al classico colore rosso. Qualche anno fa, all’esposizione Euroflora di Genova, vennero presentati esemplari con brattee di colore azzurro e blu, erano cultivar brevettati che però  non ebbero la fortuna di mercato che i loro creatori si aspettavano. La famiglia delle Euphorbiaceae raccoglie oltre 6.500 specie, quasi tutte originarie di zone calde e tropicali, ma una trentina di specie sono presenti in natura anche in Italia, compreso il Ricinus communis (il ricino). Circa cinquecento delle 6.500 specie sono succulente e si sono adattate a vivere in zone desertiche o semidesertiche del continente africano e americano. Le piante hanno forme estremamente variabili che spaziano dalle colonnari delle giovani E. eritrea (destinate a diventare dei veri alberi) alle sferiche E. obesa fino alle siepi di E.milii (più conosciute come “spina di Cristo”, o più raramente “corona di Cristo”). Tutte queste specie hanno in comune il tipo di linfa contenuto, che è lattiginoso (lattice),  spesso urticante, a volte addirittura velenoso. Sono poche le Euphorbiaceae commestibili, tra queste dobbiamo ricordarne una  particolarmente importante: la Manihot utilissima, “utilissima” di nome e di fatto, nota come Manioca, che produce il tubero da cui si ricava la Tapioca.

    Attenti al lattice!

    Anche il lattice della nostra stella di Natale è  velenoso per gli animali domestici e urticante per l’uomo, è quindi bene tenere le piante lontano dai percorsi dei nostri amici a quattro zampe e, come si dice, “fuori dalla portata dei bambini”.

    Come coltivare e far crescere una stella di Natale

    Se non ci riuscirete non sempre sarà colpa vostra

    Tecniche colturali estreme hanno permesso ai vivaisti di far crescere velocemente gli esemplari che troviamo in commercio, riducendone il prezzo a discapito della robustezza e della salute delle piante. Per evitare di illudervi e ricercare risultati impossibili, invito chi volesse cimentarsi nell’esperienza di salvare una stella di Natale, ad iniziare con l’accertarsi dello stato di salute della sua “stella”: basterà togliere delicatamente la pianta dal vaso, se le radici si presenteranno chiare, folte e ben distribuite potremo continuare, se invece saranno marroncine, rade e sottili, vi consiglio caldamente di cercarvi un altro esemplare. A questo punto dobbiamo decidere se desideriamo ottenere una bella pianta rigogliosa e abbastanza simile a quelle che si trovano in natura o se vogliamo che continui a fiorire e a produrre le brattee colorate. Già in altre occasioni ho avuto la possibilità di ricordare (in La fioritura nel mondo vegetale) come per le piante la riproduzione sessuata (quella che prevede fiori, impollinazione, frutti, semi) sia faticosa e, soprattutto, stimolata da uno stress. Per la nostra pianta lo stress è di tipo luminoso: la pianta inizia a fiorire quando le giornate si accorciano.

    Di solito, se la pianta è sana e non la facciamo ammalare con troppa acqua o esponendola a correnti d’aria, fino a tutto aprile la potremo tenere in casa senza che ne soffra molto, dovrà avere il pane di terra costantemente umido (ma non troppo) e dovrà essere messa in un locale molto luminoso. Probabilmente perderà qualche foglia e soprattutto i fiori e le foglie colorate (le brattee). A maggio la pianta tornerà a vegetare e la potremo portare all’esterno abituandola lentamente al sole (per evitare scottature). Sempre a maggio  potremo intervenire con una cimatura, ma solo se ci sentiamo sicuri del fatto nostro e usando una lama estremamente affilata e non una forbice (per evitare di schiacciare i rami). Ricordo che il lattice dell’Euphorbia è urticante, perciò non dovremo toccarlo, sarà anche utile per ogni taglio cicatrizzare la ferita con un mastice fungicida o con polvere fungicida, o almeno con cenere.

    Sempre in questo mese potremo spostare la pianta in un vaso più grande (di due o tre centimetri) togliendo parte del terreno vecchio e aggiungendone di nuovo. Il terreno dovrà essere ricco di torba e possibilmente privo di polvere, andrà bene una miscela composta dal 30% di torba scura, 30% di terra da giardino, 40% di lapillo nero o rosso di granulometria non superiore ai due o tre millimetri. Le annaffiature dovranno seguire la solita regola: aspettare che il pane si asciughi prima di tornare a bagnare, ed evitare che ci sia acqua stagnante a contatto con le radici. Dovremo anche concimare, poco ma spesso, usando concime ricco di fosforo e potassio (quello per i pomodori andrà benissimo). Continueremo ad usare queste cure anche nei mesi estivi, evitando scottature fogliari e aumentando l’acqua per evitare gli appassimenti.Stelle di Natale

    Fioritura o solo crescita?

    Settembre

    A settembre dovremo decidere se forzare la pianta a fiorire riducendo le ore di luce o se invece vorremo averla grande e rigogliosa. Se non ci interessa la fioritura potremo trovarle un posto luminoso in casa, dove continuare a bagnarla e a concimarla per tutto l’anno: la pianta crescerà, resterà verde e si guarderà bene dal fiorire. Se la vogliamo costringere a fiorire dovremo fare in modo di oscurare la pianta spostandola in un luogo dove ci sia grande luminosità ma per un breve periodo, oppure (se la abbiamo già messa in un luogo luminoso) potremo “forzarla” coprendola con un telo nero per alcune ore.

    Ottobre

    A ottobre potremo intervenire con una potatura che ridurrà il numero dei rami laterali (ricordo di non toccare il lattice) lasciando solo i principali. I rami tagliati potranno essere usati per fare talee: messe a radicare in acqua e poi poste a dimora in piccoli vasi. Dovremo anche ridurre le ore di luce e le annaffiature e sospendere la concimazione.

    Novembre

    A novembre dovremo occuparci di evitare sbalzi di temperatura e continuare a ridurre fino a solo sei o sette ore la durata del periodo di luce (che però dovrà essere intensa) lasciando la pianta al buio per le restanti ore.

    Dicembre

    A dicembre la pianta dovrebbe essere bella, rossa e fiorita.

    Ho avuto la possibilità di vedere che anche in un ufficio, dietro una finestra sempre chiusa, la pianta può raggiungere dimensioni notevoli, soprattutto stupirà i vostri amici che (tutta verde) difficilmente la riconosceranno per la pianta che vi avevano regalato. E questa sarà una bella soddisfazione per voi.

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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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