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Badanti, un mestiere non riconosciuto

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badante che spinge carrozzella

Si parla e si scrive continuamente di lavoro, si discute sui dati Istat in merito alla disoccupazione, si controllano i dati forniti dall’Ocse sul cuneo fiscale dove l’Italia si è attestata al quinto posto per carico sul lavoro, si parla di voucher e di contratti di appalto, insomma il mondo del lavoro è in primo piano, ovunque, nei dibattiti dei media e dei bar, nella testa dei politici come in quella di Confindustria. Però poi ci si dimentica che esiste un lavoro diverso di cui non si parla affatto,  cui sembra non importare a nessuno, un lavoro dimenticato eppure determinante nel mondo odierno,  ed è il lavoro svolto tra le mura di casa, quello relativo all’assistenza agli anziani, ai disabili e ai nostri cari. Le famiglie italiane affidano  spesso i propri  genitori alle cosiddette “badanti” ma non ne parlano mai!

Perché? Cosa ci preoccupa? Perché non ne parliamo pubblicamente?

Si tratta di donne soprattutto dell’Est, spesso citate pubblicamente solo quelle volte in cui “rubano” nelle case o sposano qualche anziano o commettono reati minori, eppure parliamo di casi più che isolati, assolutamente nulli dinanzi all’importanza sociale della loro attività all’interno delle famiglie italiane. Stiamo parlando di circa 1,5 milioni di persone (dati Censis del 2015) che lavorano nelle nostre case. Di questo numero impressionante cresciuto a dismisura negli anni dal 2005 al 2013, il 76% circa è di cittadinanza straniera, con una netta predominanza della componente femminile. Lavorano molte ore (circa 50 ore settimanali di media) e guadagnando circa 800 euro mese, pari a 4 euro l’ora.  Ci sono badanti che hanno dichiarato di lavorare sette giorni su sette, e  una gran parte di loro (circa il 35%) dichiara di lavorare addirittura 60 ore settimanali, senza contare quelle che lavorano la notte per svolgere assistenza a persone non-autosufficienti (circa il 19%). Un popolo di donne che vive in casa e si occupa delle esigenze dei nostri anziani. In una indagine promossa dall’Acli qualche tempo fa il 60% dichiarava di occuparsi totalmente dell’assistenza altrui senza supporti da parte di figli o nuore.

Dal 2013 l’Inps ha rilevato una forte contrazione dei lavoratori domestici  regolari soprattutto di quelli stranieri pari al 12%. Questo non tanto perché siano aumentati gli italiani ma perché è più diffuso il rapporto irregolare. Si sono moltiplicate le richieste effettive ma ma sono diminuiti contratti stipulati. Questo sia perché in alcuni casi i voucher sono intervenuti a rendere più semplici le cose, sia   perché è semplicemente aumentato il  lavoro nero; sono aumentati anche i   clandestini (senza permesso di soggiorno) il più delle volte disposti a guadagnare cifre irrisorie mentre le irregolarità nei contratti stipulati sono sempre maggiori.

Quante badanti sono regolarizzate per un orario inferiore al reale? La maggior parte, purtroppo. Non abbiamo numeri precisi al momento ma molto spesso vengono contrattualizzate al minimo (20 ore settimanali) così da consentire alle stesse di poter rinnovare il permesso di soggiorno o vengono loro proposti contratti per 24 ore settimanali al solo scopo di usufruire di una riduzione contributiva. In entrambi i casi si tratta di donne che subiscono effetti negati relativamente al loro futuro: sul piano previdenziale poiché anche loro avrebbero diritto alla pensione e sul piano delle prestazioni assistenziali poiché con un numero di ore settimanali inferiori  a 25, non hanno diritto alla Naspi-disoccupazione.

A pensarci bene dunque soltanto una piccola parte di loro si trova nelle condizioni di completa regolarità e con gli anni della crisi  attraversata dal Paese è ulteriormente diminuita la disponibilità delle famiglie a stipulare contratti, ora con l’abolizione dei voucher è persino aumentato l’alibi nel non farlo.

Anche le badanti hanno i loro diritti! Chi si occuperà di loro? Dovranno tornare a vivere nel loro Paese magari dopo  una lunga permanenza in Italia?

In fondo lo sappiamo bene lo Stato ha abdicato da tempo sugli anziani, i disabili e i malati cronici. Questo tipo di Welfare è ormai nelle mani delle famiglie stesse, soltanto poche di esse riescono a percepire somme di indennità di accompagnamento dall’Inps (circa il 19%) e soltanto il 9% ottiene benefici fiscali legati alla deduzione prevista dal reddito (soltanto fino a 1549,37 euro di contributi).

La spesa che le famiglie italiane sostengono per badanti/colf è pari a circa il 30% del loro reddito e pertanto appare chiaro che in piena crisi economica non vi si riesca più a farne fronte con gravissime conseguenze.

 

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