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Ardito Desio: un secolo di scienza ed esplorazione

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ARDITO DESIO

Ardito Desio riuscì a rappresentare per decenni la genialità e la capacità di superare anche gli ostacoli più difficili in cui si riconoscono gli italiani e lo fece in differenti situazioni politiche. Riuscì ad essere d’ispirazione ed esempio per molti senza l’utilizzo dei “social”, senza imporre le sue idee, ma seguendo i suoi progetti di ricerca, specialmente sul campo, che per lui significavano l’intero mondo. 

Oggi dire che ci sono persone che riescono ad essere d’ispirazione ed esempio per molti è un’affermazione banale anche se misurabile in “like”. Ci sono gli “influencer” capaci di condizionare il mercato delle mode, poi ci sono i “potenti” che in una società dell’apparire sentenziano su tutto e tutti (in modo da permettere al largo stuolo dei propri seguaci decerebrati di avere la loro idea). Ci sono staff che riescono a dare un “servizio” che permette ai loro finanziatori di rimanere sulla cresta dell’onda. Grazie a radio e televisione, nelle case di tutti oggi ci sono “scienziati” presenzialisti: da un paio d’anni sono soprattutto consulenti del governo, tra loro prevalgono medici, virologi e grandi comunicatori, che non sempre riescono a resistere al desiderio di protagonismo e soprattutto a quello di dire la loro in tutti i notiziari, magari ricordandoci che, se la settimana prima avevano dato consigli diversi era perché al momento mancano le esperienze, ancora non ci sono studi adeguati! In pratica ammettendo che in questa situazione, mancando dati certi, uno scienziato serio non aprirebbe bocca.

Ardito Desio e la scienza

Come ha fatto uno studioso come lui, uno scienziato a tempo pieno a sopravvivere come ispiratore ed esempio in mezzo a tanta concorrenza? Dalla sua ha avuto almeno due punti di forza: il primo è stato il metodo scientifico, metodo che ha sostenuto, insegnato e praticato in una Italia in cui la scienza era valida solo se finalizzata ad ottenere dei vantaggi sulle altre nazioni, e gli scienziati ufficiali spesso erano dei ricchi autodidatti, completamente estranei al mondo accademico. Fu la Reale Accademia d’Italia, presieduta da Guglielmo Marconi, ad affidargli nel 1931 la spedizione scientifica nel deserto del Sahara libico e fu sempre Marconi come presidente dell’Accademia d’Italia a convocarlo a Roma per presentare all’Accademia e al Re il risultato delle sue ricerche, proprio il giorno successivo al suo matrimonio. 

Il secondo punto di forza è stata la sua predilezione per la ricerca sul campo, che considerava importante quanto il lavoro di laboratorio e lo studio del materiale raccolto. Questa sua attività, assieme al suo amore per la montagna, lo ha portato ad avere una vita avventurosa, che gli ha fatto sorvolare le montagne della Libia, dove ha scoperto un bacino idrico usato per irrigare i campi; sempre in Libia, la sua curiosità lo portò ad essere il primo a trovare il petrolio già nel 1938, come scrive il professor Desio nel suo lavoro del 1960 L’oro nero in Libia

Il suo amore per la scienza gli ha permesso di documentare con migliaia di foto e appunti una vita lunga e avventurosa; nel 2001, in occasione del suo centoquattresimo compleanno, il quotidiano La Repubblica pubblicò un bell’articolo di Massimo dell’Omo che lo intervistava, ne riporto una parte per farvi comprendere il personaggio:

“Se un giorno qualcuno avesse a chiedere chi è Ardito Desio forse bisognerebbe ricorrere alle memorabili parole di uno scrittore: «chiedete alla polvere». Chiedete alla polvere delle piste libiche chi è Ardito Desio. Chiedete alle nevi del Karakorum, alle sabbie del Sahara, alle ambe dell’Etiopia, ai ghiacciai dell’Antartide, alle rocce dell’Afghanistan, alle selve della Birmania. Per fondere insieme i suoi titoli accademici, le sue attività, i suoi interessi di geologo, topografo, paleontologo, geografo, alpinista, giornalista e scrittore; per definire con una sola parola questa singolare figura di esploratore scienziato, la figlia Mariela riassume tutto in una parola: curioso. «Mio padre – dice – è stato un curioso». E’ stato? La forza del luogo comune induce a pensare che un uomo arrivato all’ età di 104 anni – e Ardito Desio li compie oggi essendo nato a Palmanova in Friuli il 18 aprile 1897 – possa avere soltanto un passato, per quanto avventuroso e denso possa essere stato. Ma lui non è affatto voltato indietro. Al quinto piano della sua casa romana lo troviamo al tavolo di lavoro. Sta correggendo le bozze della quarta edizione di un libro (uno tra le sue quattrocento pubblicazioni): un trattato di geologia applicata all’ ingegneria. Giacca e cravatta, i capelli bianchi lisciati in una piega accurata, il busto eretto, sembra un piccolo rapace benigno sul quale gli anni hanno smesso di infierire da un pezzo. E di fronte al frequente sorriso che gli allaga gli occhi della luce di tutti i cieli visitati, appare impossibile credere a «quel caratteraccio stizzoso» a quella «personalità prepotente» di cui ci aveva parlato la figlia Mariela. Intorno, i cimeli. Lauree honoris causa, un martello d’ argento da geologo insieme al gemello da lavoro, foto con Deng Xiaophing prima dell’ ultima spedizione in Tibet, il sasso di un monte conquistato da una spedizione americana e a lui intitolato – Monte Desio – il telegramma spedito dopo la scalata del K2 («Victory dated thirty first july all well together at base camp»), una statua birmana, una bottiglia con dentro il primo petrolio scoperto in Libia (Tripoli, giugno1938)… Che vita, professore, viene da dirgli, quanti ricordi. Replica con la sua vocetta fioca: «Il mio lavoro scientifico è sempre stato anche il mio hobby e mi ha divertito assai più di altri passatempi. Ho avuto la buona ventura di scegliere la mia strada e ho sempre provato una grande gioia a seguirla». «E anche molta fortuna», aggiunge. Si alza e, da sotto il caminetto, tira fuori un lungo tubo di ferro di quelli che servono a custodire le carte geografiche. «Ecco – dice mostrando il foro di una pallottola – questo mi ha salvato la vita in Etiopia. Quella pallottola era diretta a me». Ma ripercorrere il passato, abbattere il bozzolo di riservatezza di Ardito Desio appare impresa simile a quelle da lui compiute. Come dire: cosa fatta, capo ha, inutile ritornarci sopra. Non resta che ripetere: che vita, professore, dai ghiacciai eterni alle sabbie bollenti del deserto. Si accende un piccolo lampo. «Andava così, tanto per fare un esempio. Nel 1926 arrivavo da solo, stanco e mezzo assiderato da una tempesta di neve, al Passo dello Stelvio, al termine di una brutta traversata e, fra la posta rinviatami da casa, trovai un telegramma della Reale società geografica italiana che m’ invitava a imbarcarmi a Napoli per la Libia cinque giorni dopo. E così, dai ghiacci, mi ritrovavo nello strano, scheletrico, desolato, abbagliante paesaggio sahariano, senza acqua, senza vita, senza ombre». Viaggi, spedizioni, assenze dall’ Italia di mesi e mesi e, contemporaneamente, l’attività di ricerca, l’insegnamento all’ università, un matrimonio, due figli. «Il matrimonio», sorride. «Avevamo fissato la cerimonia, che mio suocero volle in stile tradizionale con tanto di tight nero e cilindro per me, il pomeriggio del 30 gennaio 1932, a Milano. E, dal giorno dopo, il viaggio di nozze in Liguria con tutti gli alberghi già prenotati. La mattina del 30 ricevo un telegramma di Guglielmo Marconi, allora presidente della Reale accademia d’ Italia. Mi convocava per la mattina dopo in Campidoglio, a Roma, per una conferenza, alla presenza del Re: dovevo presentare la relazione della mia ultima spedizione in Africa. Riuscii in extremis a prenotare due cuccette sul treno che partiva la sera stessa per Roma. Così riuscii a sposarmi, subito dopo, di corsa, a prendere il treno e, la mattina seguente, a svolgere la conferenza. …”

Naturalmente la fortuna c’entra ma non è stata la fortuna a portarlo ad organizzare la spedizione sul K2, come non è stata la fortuna a portarlo tra i cofondatori del Comitato Scientifico Centrale del C.A.I. di cui nel 1931 fu il primo presidente. In questo è stato un precursore della “Citizen science” realizzando e promuovendo la collaborazione tra lo “scienziato”, il “divulgatore” e centinaia di naturalisti amanti della montagna e della geologia.

Oggi l’immensa opera dello scienziato con oltre 450 pubblicazioni, e soprattutto il suo archivio ricco di oltre 200.000 documenti e di centinaia di filmati, decine di migliaia di immagini, la famosa bottiglia di petrolio libico del 1938, sono custoditi ad Udine presso il Museo Friulano di Storia Naturale e grazie all’Associazione Ardito Desio vengono promossi studi e attività scientifiche che a quasi venti anni dalla morte rendono ancora la sua opera una fonte di ispirazione. Se vi ho incuriosito o se volete saperne di più, sabato 16 ottobre 2021(alle ore 17:00) nella sede della Società Romana di Scienze Naturali S.R.S.N. in via Fratelli Maristi 43, si terrà una cerimonia per la dedica ad Ardito Desio della collezione geomineralogica della Società. In quell’occasione si ricorderà l’opera e la figura dello scienziato, in presenza di rappresentanze della famiglia, dell’Associazione Ardito Desio e del mondo scientifico. Segnatevi l’appuntamento in agenda, siete tutti invitati!

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Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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