Home Cultura e Spettacolo Il Quirinale Arazzi e arazziere al Quirinale

Arazzi e arazziere al Quirinale

246
0
arazzi Quirinale

Nel Palazzo del Quirinale lo staff delle persone che si occupano degli arazzi, nella struttura del “Laboratorio per il restauro degli Arazzi”, fa capo al Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica e in particolare al dottor Francesco Colalucci, uno storico dell’arte che da molti anni si occupa dei tesori presenti a Palazzo, meraviglie di ogni genere che ha descritto in molte pubblicazioni. Fu il presidente Oscar Luigi Scalfaro a desiderare il Laboratorio, anche se in realtà è stata la figlia Marianna a impegnarsi perché il laboratorio nascesse. Fu lei a introdurre un nuovo modo di considerare gli arazzi della collezione, non più solo per il loro ruolo di complementi di arredo ma come opere d’arte; quindi il restauro e la conservazione non avrebbero dovuto limitarsi al ripristino dell’uso dei panni tessuti, ma avrebbero considerato gli arazzi come oggetti preziosi, unici e irripetibili. Ho scoperto anche che ogni Presidente della Repubblica ha arricchito le collezioni del Palazzo; ad esempio Carlo Azeglio Ciampi ha dato impulso al restauro e all’esposizione delle carrozze, mentre il Presidente Sergio Mattarella ha arricchito il Palazzo di una collezione di opere di artisti moderni e contemporanei.  Di fatto l’enorme quantità di opere d’arte e oggetti artistici esposti nel Quirinale e l’apertura al pubblico, con visite guidate ben cinque giorni su sette, ha equiparato il Palazzo a un vero e proprio museo. Proprio il Presidente Mattarella ha voluto aprire il Palazzo cinque giorni su sette per permettere ai cittadini sia di ammirare i capolavori artistici qui conservati, ma soprattutto per far sì che il Quirinale divenisse effettivamente la “Casa degli italiani” uno spazio condiviso da tutta la nazione.

Una anticipazione

Tra i collaboratori del dottor Colalucci c’è un altro storico dell’arte, il dottor Marco Lattanzi, funzionario nell’Area Tutela e Valorizzazione del Patrimonio Artistico del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica. Vi anticipo che Marco Lattanzi è tra le persone che avevo già deciso di presentarvi, che hanno dato un forte impulso alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico del Quirinale. Spero di potervene parlare, per il suo impegno profuso anche per altre collezioni che, come quella degli arazzi, raccolgono capolavori che hanno permesso la nascita di “laboratori” di restauro e conservazione; è il conservatore della Collezione delle carrozze del Quirinale, e ho saputo che in questo ruolo si è veramente impegnato anche nel restauro – e non solo nella conservazione – di esemplari unici, sperimentando nuove metodologie e coinvolgendo conoscitori e tecnici. Sempre Marco Lattanzi è stato il curatore della mostra “Segnare le ore. Gli orologi del Quirinale” che ho avuto il piacere di visitare e apprezzare nel 2018.

La storia per il laboratorio degli arazzi

Ho già ricordato che Maria Taboga ha il ruolo di coordinatrice del Laboratorio di restauro degli arazzi; con lei collaborano altre due persone, tutte colpite dalla stessa malattia: un grande amore per quello che fanno. Sono le restauratrici Anna Piva e Maria Grazia Izzo. Anna ha un particolare legame con gli arazzi, che sente parte del suo DNA, visto che una sua nonna era olandese; cerca di trasmettere alle numerose stagiste questo amore per gli arazzi, esortandole a vivere l’esperienza del contatto e del restauro come un contatto sensoriale, percependo l’aspetto materico e lasciandosi affascinare dai colori e dai disegni della trama, che è quello che fa lei stessa. La sua storia, che le ha permesso di scoprire le proprie abilità, inizia come restauratrice di tappeti, passando poi ai vecchi kilim anatolici (tessuti tecnicamente come gli arazzi) che le hanno insegnato, con la loro usura, a leggerne la storia: tappeti da preghiera, altre volte usati per trasportare merci o per il riposo dei nomadi che li possedevano. Anna, studiando la tecnica per il restauro dell’intreccio di trama e ordito, ha imparato a immedesimarsi con chi ha realizzato il tessuto, scoprendone le abilità. Passando agli arazzi ha aggiunto, a questa sensibilità, l’amore per il disegno. La terza esperta componente del “gruppo storico” è Maria Grazia Izzo, originaria di Napoli, ugualmente coinvolta nell’arte della conservazione e del restauro. Ho parlato di un gruppo storico perché, delle sei componenti iniziali del Centro, ne sono rimaste tre occupate a tempo pieno.  A questo gruppo è affidata oggi la cura della collezione degli arazzi del Quirinale.

La formazione

Una parte delle attività del Centro è dedicata alla formazione, e per questo alle “esperte” vengono affiancate le stagiste: uso il termine al femminile perché delle venti persone che hanno avuto la fortuna di poter svolgere un periodo della loro formazione nel laboratorio del Palazzo del Quirinale, solo una è di sesso maschile. Molte di queste studentesse provenivano dalla scuola di Botticino, un paese della provincia di Brescia sede di una delle più antiche scuole di formazione professionale ACLI (ENAIP), dedicata al restauro. Nel 2013 la scuola ha ottenuto i riconoscimenti ministeriali per il corso quinquennale di Restauratore di Beni Culturali e nel 2018 ha formato le prime quattro “laureate”. I corsi, finanziati dalla regione, ricalcano la formazione delle “gilde” professionali e portano gruppi di allievi selezionati a produrre le due classiche “tesi”, una pratica (il capolavoro) e una teorica. Per la ulteriore specializzazione nel restauro dei tessuti e degli arazzi, quest’anno dovrebbero completare il percorso i primi laureati (tra di loro vi è anche un ragazzo).  Il maggior numero delle specializzande proviene dalle più importanti Scuole di restauro di arazzi e tessuti presenti in Italia come l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dalla già citata Scuola di Botticino  una delle più antiche scuole di formazione professionale ACLI (ENAIP) e il Centro di Restauro de La Venaria Reale presso Torino. Come dicevo le restauratrici del Quirinale hanno collaborato alla progettazione della didattica e alla realizzazione di stage formativi.

Il prestigio del Laboratorio del Quirinale è così grande da attrarre stagisti da tutte le parti del mondo, anche dalle nazioni (come la Francia) con una tradizione arazziera superiore alla nostra.

Il restauro, in Italia una professione importante

In Italia molte università propongono corsi di restauro; alcuni di questi hanno alle spalle una lunga storia, altri, più moderni, sono nati per rispondere alla enorme domanda nazionale di conservazione del patrimonio artistico. Anche nella libera professione i restauratori preparati sono ricercati dalle numerose società che hanno in appalto gli interventi conservativi sulle migliaia di opere d’arte presenti nel nostro Paese, oggetti che per sopravvivere hanno bisogno di loro. È ormai passato il tempo in cui le opere antiche venivano maneggiate e spostate da uomini di fatica. Oggi, anche per spostare un quadro o un arazzo, occorre essere consapevoli e capaci, e non solo robusti. Questo è comprensibile: nessuno di noi se la sentirebbe di affidare la “Venere di Milo” al trasportatore che ha curato il trasloco del proprio appartamento.

Tornando al Laboratorio degli arazzi, tutto nasce nel 1994 quando, sponsorizzato dalla BNL e a cura del professor Nello Forti Grazzini, viene pubblicato un volume con 235 schede di studio storico-artistico relative agli arazzi del patrimonio artistico del Quirinale.

Di cosa stiamo parlando

In realtà la collezione degli arazzi conta ora 261 pezzi; gli arazzi non censiti nel volume provengono dal museo di Capodimonte di Napoli (dove non erano esposti) che li ha ceduti come “prestito permanente” al Quirinale nel 1998. Per ogni arazzo è stata realizzata, a partire dal 1997, una schedatura tecnica/conservativa che indica in modo grafico i problemi rilevati ed evidenzia le parti su cui si pensa di intervenire, sia dal lato estetico che da quello materico. Vi ricordo che anche i pezzi conservati meglio sono, come minimo, coperti di polvere e (per colpa del clima romano) le fibre della trama sono spesso disidratate. Come dicevo, i restauri sui pezzi di questa collezione sono iniziati già nel 1997 con alcuni lavori veramente importanti, ma non tutti gli arazzi possono essere restaurati completamente, e si devono considerare i costi del restauro in relazione ai risultati ottenibili. Il restauratore non può ritessere un arazzo, ma deve cercare di migliorarne la “lettura” dopo averne garantito la conservazione. Ho letto che una delle ragioni che hanno portato alla realizzazione del Laboratorio è la possibilità di risparmiare, razionalizzando la gestione della collezione: restaurare un arazzo antico è estremamente costoso, e con il laboratorio e le tecnologie sviluppate espressamente si è riusciti a programmare gli interventi in base alle risorse. Soprattutto si è potuto creare un vero programma di lavoro. Dei 261 arazzi della collezione, un’ottantina circa stati dichiarati “affetti da problemi seri”, ossia sono panni che possono essere restaurati solo in modo conservativo, altri 40 potrebbero essere restaurati con costi elevatissimi, e tra l’altro il restauro non ne migliorerebbe in modo importante l’aspetto estetico. Maria Taboga mi ha spiegato che per alcuni di quei pezzi, non si conoscevano i problemi strutturali né il loro pessimo stato, così erano rimasti appesi anche in tempi relativamente recenti, ma grazie al lavoro dei conservatori ora questi panni sono stati salvati, e sono in attesa di un restauro, la diagnosi è quindi importantissima per il loro corretto mantenimento visto che gli arazzi hanno la capacità di svolgere il proprio compito fino al collasso totale. Sempre secondo la coordinatrice del Laboratorio con il tempo si riuscirà forse a realizzare un restauro conservativo per tutte le tele, e questo avverrà in base alle risorse disponibili e alla convenienza legata alla valorizzazione di alcune serie. Parlando con lei di restauri mi ha raccontato del lavoro più lungo fino ad ora realizzato dal Laboratorio, un restauro che è durato migliaia di ore. Un lavoro enorme, possibile solo grazie al fatto che il laboratorio di Manutenzione e Restauro esiste e non deve rispondere solo a regole commerciali, ma anche a considerazioni sul valore storico e artistico, quindi sull’importanza, del pezzo da restaurare. Nei prossimi articoli vorrei darvi delle indicazioni che vi permetteranno di conoscere alcune delle affascinanti operazioni realizzate nel Laboratorio e, sempre senza entrare nella descrizione delle serie di arazzi presenti nella collezione del Quirinale, vorrei parlare anche delle motivazioni delle antiche committenze e del lavoro di restauro e mantenimento, della sua programmazione, e del futuro del laboratorio per il restauro.

Articolo precedenteL’artigianato italiano: una “diversità” da proteggere
Articolo successivoThinkAbout: la start-up che valorizza lo spreco alimentare
Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

LASCIA UN COMMENTO

Lascia un commento!
Inserisci qui il tuo nome