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Aloe peglerae: una pianta “marziana”

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Aloe peglerae marziana
Effettivamente, chi vede l’Aloe peglerae fiorita in natura ha l’impressione di vedere un oggetto alieno, una palla dalla quale emerge uno stelo con un cappello rosso, non è casuale che gli indigeni la chiamino “Aloe fez”. Anche io rimasi colpito dalla sua forma a palla, ed è proprio questa la ragione per cui la acquistai. Nel 1985 avevo comprato l’intera collezione della rivista “Aloe”, sfogliandola scoprii diverse vignette, probabilmente usate per pubblicizzare la S.S.S.A. (Succulent Society of South Africa), l’associazione degli amatori delle piante succulente in Sudafrica.  Una vignetta in particolare mi colpì: l’incontro tra una creatura extraterrestre e una graziosissima Aloe, l’Aloe peglerae, ed è la vignetta che riporto in copertina. Da allora incominciai a cercare quella strana pianta che riuscii a trovare solo molto più tardi, a Verbania, nel 1991, in occasione di una mostra organizzata per ricordare i 50 anni dalla morte del botanico romano Emilio Chiovenda.  Purtroppo ho potuto verificare che coltivata a Roma e in terrazza, la pianta non prende la forma di una palla e devo aggiungere di non essere riuscito a farla fiorire, almeno negli anni in cui è rimasta viva.

Aloe peglerae una specie in pericolo

Anche se quest’Aloe in natura è distribuita in diversi areali, ho letto una relazione di ricercatori di Pretoria che la hanno inserita nella lista rossa delle specie che corrono pericolo di estinzione, secondo loro a causa della raccolta illegale.  Personalmente credo che il pericolo di estinzione lo corra soltanto in alcune zone del Sudafrica e, come al solito, la colpa è dell’urbanizzazione. Ho anche scoperto che un vivaista toscano sta allevando e vendendo migliaia di esemplari di Aloe peglerae da lui prodotti da seme, e sono molti gli amatori che in varie parti del mondo la coltivano. Quindi, come spesso succede, in natura la pianta diventa rara, ma grazie agli amatori e ai vivaisti la specie è salva. A questo punto sento di dovervi riparlare del “rango botanico”: il differente valore che gli esemplari hanno per i botanici, a seconda che provengano da cloni di piante utilizzate per descrivere la specie o dai loro semi (“clonotipi”), oppure da piante o da loro cloni o semi raccolti nei luoghi da cui provengono gli esemplari descritti (“topotipi”), o invece da semplici “cultivar”. Alcuni collezionisti di piante affermano che gli esemplari seminati senza garanzie (fuori o lontano dai luoghi di origine) creano dei problemi alla specie, che “evolverebbe” troppo velocemente rischiando di perdere alcune sue caratteristiche. È sicuramente importante evitare ibridazioni e usare semi ottenuti da esemplari selezionati, ma questa è ormai la regola seguita dai vivai specializzati, quindi non ci sono reali pericoli. A quest’ultima considerazione va aggiunto il fatto che (anche in natura e nel “locus tipicus” da cui provengono i topotipi) le specie evolvono, come tutte le specie viventi.

Il locus tipicus

Nel caso dell’Aloe peglerae i luoghi in cui era segnalata negli anni Settanta erano Pretoria e il Megaliesburg, ma questa è una localizzazione un po’ troppo generica: la catena del Megaliesburg divide il basso Veld e l’alto Veld e la specie è stata trovata fino ad un’altezza di 1250 m, tuttavia parliamo di territori molto vasti. Reynolds, descrivendo le località tipiche della specie, segnala Rocky Hill, appena fuori Rostemburg (nel Transvaal) a 1240 m d’altitudine, come il luogo dove la signorina Alice Pegler raccolse nel 1903 (nel giorno di ferragosto) l’esemplare di Aloe che appuntò sul suo diario di raccolta al numero 921 e che in suo onore le venne dedicata. Tutti questi particolari Reynolds li apprese direttamente dalla Pegler, che in tarda età (diventata quasi cieca) si dedicò ai funghi e ai licheni. Sempre Reynolds fa notare che Selmar Schönland (un suo collega tedesco che come lui lavorava e studiava in Sudafrica e che ha descritto molte Aloe) su una pubblicazione aveva scritto che un esemplare della stessa specie era stata trovata da Burtt-Davy nella Oristag Valley, ma che questo era un errore di Schönland, visto che, in quei luoghi, l’unica Aloe presente è l’A.aculeata. L
Aloe peglerae fiore
Aloe peglerae in fioritura

Caratteristiche della specie Aloe peglerae

  • Pianta tendenzialmente singola, solo raramente accestisce formando piccoli gruppi, al massimo composti da tre individui.
  • Gli esemplari della specie di solito sono privi di fusto, ma alcuni hanno un breve tronco, a volte decombente; la presenza e dimensione del tronco non dipende dall’età degli individui. In natura anche piante molto vecchie sono prive di fusto.
  • Le rosette sono composte da un folto ciuffo di foglie, fino a 30.
  • Le foglie sono arcuate, erette, incurvate verso l’interno all’apice. Formano una specie di palla verde.
  • Le foglie raggiungono i 25 cm di lunghezza e, alla base, sono larghe 7 cm.
  • La pagina superiore delle foglie, lanceolate – acuminate, è concava e liscia, con al margine spine dure appuntite, di colore bruno rossastro.
  • Il colore delle foglie è glauco, sulla prima metà del dorso è presente una fila di 6 – 7 spine scure, qualche volta sul dorso ci sono due file di spine scure.
  • Le spine, di colore marrone scuro alla punta, sono rossastre e alla base deltoidi, pungenti, hanno forma acuminata; a volte ricurve, lunghe 6 mm, sono distribuite uniformemente e distano tra loro circa 16 mm.
  • Le spighe floreali, singole, raramente due per rosetta, sono erette, alte 40 cm, e raramente la spiga si divide.
  • Il racemo floreale è densamente fiorito e forma una pannocchia lunga 25 cm e larga fino a 7 – 8 cm.
  • I fiori, rossi, diventano gialli sulle punte quando si aprono, formando degli effetti tricolore; sono lunghi 3 – 4 cm, uniti alla spiga da brevi pedicelli lunghi da 2 a 4 mm.
Nei luoghi tipici la pianta convive con altre specie di Aloe con cui ha formato ibridi naturali. Le specie sono l’Aloe marlothii Berger e l’A.davyana, oggi Aloe greatheadii Schönland var. davyana (Schönland) Glen & D.S.Hardy. Come ho più volte ricordato, spesso è difficile identificare una specie di Aloe senza vederla fiorita, in questo caso è facile riconoscere la pianta, se adulta, specialmente in natura.
Aloe peglerae
Aloe peglerae
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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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