Aloe Camperi: molti la coltivano, spesso sotto falso nome

Luciano Zambianchi
Pubblicato il 11 agosto, 2018, 3:16 pm

Aloe camperi in vaso

Aloe camperi eru realizzata da Antonino Mulè

Gli esemplari di Aloe camperi che ho coltivato in terrazza avevano forme molto differenti tra loro; anche la loro provenienza (almeno quella dichiarata dai venditori) era diversa: alcune provenivano dall’Eritrea, altre dall’Etiopia. Gli ultimi esemplari arrivati mi sono stati donati da un amico carabiniere, che ha iniziato a coltivare piante succulente tantissimi anni fa dopo aver visto, negli anni Novanta, in RAI, nel corso di “Unomattina”, un mio intervento in televisione. In quella trasmissione io promettevo, a chiunque li richiedesse, semi di piante succulente e istruzioni per seminarli, il che ci fece ricevere circa 3000 telefonate documentate. Oggi il carabiniere, che simpaticamente mi incolpa della sua “passione”, coltiva in Sicilia diverse piante di Aloe camperi sotto il nome di Aloe eru (uno dei tanti sinonimi).

Nel 2016, durante un nostro incontro, mi portò ben tre talee di questa sua Aloe: da allora queste talee sono cresciute ma non hanno ancora l’aspetto classico dell’Aloe camperi. Il problema maggiore è che non è facile individuare con certezza esemplari di questa specie senza vederli adulti e con i fiori. Anche in questo caso non è semplicissimo, tanto è vero che esperti botanici hanno, nello stesso areale, individuato almeno tre differenti specie e molte forme legate alle diverse altitudini in cui gli esemplari vivevano. Il mio amico mi ha raccontato che le sue piante sono figlie di quelle che ad Agrigento sono nel giardino intorno alla tomba di Luigi Pirandello, su una scogliera a picco sul mare.

Aloe Camperi, tante forme per una stessa specie

Aloe Camperi

Aloe camperi  coltivata a villa Hanbury. Foto da Wikipedia

A.abyssinica (Schweinfurt), A. camperi (Schweinfurt), A. eru (Berger), oltre ad alcune varietà, sono le specie descritte nello stesso areale, ma dopo attenti esami si è scoperto che tutte le descrizioni in realtà si riferivano a forme diverse di individui della stessa specie. Tenendo conto della priorità di descrizione, l’Organizzazione Internazionale per lo studio delle piante Succulente (I.O.S.) ha deciso di usare per tutte il nome Aloe camperi. In Africa questa pianta è importante anche per il suo uso nella medicina tradizionale, soprattutto come lassativo, ma anche come antiossidante ed altro. Le popolazioni del “locus typicus” della specie hanno un nome per questa pianta: gli eritrei la chiamano “Errek”, mentre gli etiopi la chiamano “Iret”. Posso aggiungere, prima di dare le principali caratteristiche di questa specie, che, pur essendo una pianta descritta già nel 1894 da Schweinfurt e successivamente di nuovo descritta da Reynolds nel 1954, la principale letteratura ha preferito ignorarla (Jacobsen, A Handbook of Succulent Plants, UK, 1960) o chiamarla con uno dei suoi sinonimi (Sajeva & Costanzo, Succulents, The Illustrated Dictionary, UK, 1994). Ho anche scoperto, controllando la bibliografia presente nelle opere citate, che gli autori non avevano neppure consultato le opere da loro stessi elencate. Che volete farci: il lavoro era tanto (e forse da concludere in fretta) così un tedesco e due italiani hanno pubblicato libri per un editore inglese (il più importante del settore), senza leggere le pubblicazioni da loro considerate essenziali!

Carateristiche botaniche dell’Aloe camperi

Nella foto ripresa da Wikipedia viene mostrato un gruppo di Aloe camperi coltivate nel giardino di villa Hanbury a La Mortola (a Ventimiglia). In Africa le A.camperi si trovano in cespugli di 5 o 6 piante, da noi di solito sono esemplari singoli. Riporto le principali caratteristiche della specie in natura, ci tengo a sottolinearlo, poiché da noi in Italia sono caratteristiche che si osservano solo su esemplari vecchi (almeno in forza da fiore), coltivati in terra o in vasi sufficientemente grandi.

  • Ogni singola pianta può raggiungere il metro e mezzo di altezza.
  • Ha tronco breve, usualmente di 50 cm in altezza con 6 cm di diametro, ma sono stati scoperti rari esemplari con tronchi di 100 cm e 10 cm di diametro.
  • Il breve tronco sorregge un folto ciuffo rosolato (a rosetta) composto da 12/16 foglie.
  • La foglia in media è lunga da 50 a 60 cm, affusolata in punta e larga alla base da 8 a 12 cm, con sottili scanalature (canaliculata) e ricurvata.
  • La pagina superiore è liscia, verde scuro, con al margine spine dure di colore marrone. A volte sono presenti diversi spot lenticolari bianchi, più numerosi nella parte più larga della foglia.
  • Le spine, rossastre e pungenti, hanno la forma a delta, sono lunghe da 3 a 5 mm e distribuite uniformemente, distano tra loro da 10 a 20 mm.
  • Le spighe floreali, di solito più di una, sono erette, lunghe circa un metro e ramificate.
  • I racemi, densi di fiori lunghi due o tre centimetri, hanno dei ciuffi lunghi circa otto centimetri.
  • I fiori sono di colore arancione ma diventano gialli prima di appassire.

Aloe camperi di mia coltivazione.  Le talee delle piante sono di Antonino Mulè.

Come ho più volte ricordato, il problema di questa specie è che, pur essendo comune sul mercato amatoriale, le forme giovanili sono diverse dalle forme adulte, e ciò ha portato molti autori a commettere errori nella scelta delle immagini presentate. Gli esemplari di questa specie iniziano a fiorire (diventano adulti in forza da fiore) dopo aver raggiunto una massa vegetale congrua, diversa a seconda della zona di coltivazione. Il nome “camperi” fu dato alla specie dal botanico georgiano Georg August Schweinfurth in onore del suo amico Manfredo Camperio, un italiano che dopo aver partecipato alle Cinque Giornate di Milano, fu costretto all’esilio, divenne un esploratore e fondò la Società di Esplorazione Commerciale in Africa e la rivista L’Esploratore.

 

 

Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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