William Burroughs, il “cattivo” black rider

In copertina, un'intenso primo piano di William Burroughs. Nel libro di Marco Denti "The black rider", il grande scrittore americano viene riletto focalizzando l'attenzione sulla sua poliedrica personalità.

Posted on Marzo 07, 2017, 1:51 am
10 mins

Si, è proprio lui il misterioso personaggio che compare alla fine del video degli U2 Last night on earth nei panni dell’oscuro manovratore dell’abbagliante luce bianca che stordisce e confonde gli abitanti della Terra. È proprio lui, lo scrittore ossessionato dalle immagini, dalle parole e dal linguaggio passato alla storia della letteratura per quella particolare tecnica chiamata cut-up & fold in. Stiamo parlando di William Burroughs, uno dei più grandi autori della narrativa mondiale del secolo scorso. Uno dei volumi che meglio hanno descritto, in estrema sintesi e con grande capacità divulgativa, la persona e lo scrittore è il libro di Marco Denti William S. Burroughs. The black rider uscito nel 2005 per la collana I Cattivi di Bevivino editore dove vengono analizzati i caratteri principali della scrittura dell’autore statunitense parallelamente alle sue vicissitudini personali.

William Burroughs, una vita ai confini

Marco Denti evidenzia subito il fascino del lato misterioso di Burroughs sottolineando come fosse “sempre stato in movimento, come se stesse fuggendo da qualcuno o qualcosa, un bersaglio mobile inseguito da una terrificante metà oscura […] una presenza ombrosa, obliqua, ambigua […] nascosto in un sottorraneo, in una stanza a fissarsi i piedi, in una camera d’albergo a sbronzarsi mentre intorno si scatenava l’apocalisse, la rivoluzione, il caos. Un mistero”. È proprio il tratto del “mistero” che contraddistingue la vita di Burroughs. Nato nel 1914 nello stato del Missouri, sviluppò sin da giovane una particolare dimestichezza con le armi da fuoco e sperimentò ben presto varie tipologie di droghe. Nel 1943 conobbe Allen Ginsberg, con il quale instaurerà un sodalizio personale e artistico destinato a durare tutta la vita seppur tra alti e bassi.

Burroughs a Tangeri

A cavallo tra gli anni ’50 e ’60, Burroughs sbarcò a Tangeri, città costiera situata nel nord del Marocco e che diventò ben presto il punto di riferimento dei membri della Beat GenerationQuesta località fu considerata da Burroughs come “l’interzona” per eccellenza, “un microcosmo dove la circolazione libera della droga, la tolleranza nei confronti dell’omosessualità e il ruolo secondario dell’universo femminile, tenuto rigorosamente nascosto e in disparte, sembravano adattarsi perfettamente all’indole di Burroughs”. Tangeri rappresentò l’ambiente giusto per scrivere. E proprio durante la sua permanenza marocchina prese forma Il pasto nudo, uno dei capolavori dello scrittore statunitense.

Il pasto nudo

Ma se Il pasto nudo cominciò a vedere la luce fu per merito di Allen Ginsberg. Marco Denti ben sottolinea questo snodo fondamentale nella carriera artistica di Burroughs in quanto “il problema era il disordine della storia che rifletteva, né più né meno, quel caos umano che legava Burroughs a Tangeri, e viceversa”. C’era infatti bisogno di mettere ordine alla trama del libro, alle descrizioni ambientali e alle caratterizzazioni dei personaggi. Successivamente, Burroughs prese la via della Scandinavia e vi restò per circa un mese ed è qui che Il pasto nudo venne redatto nella sua forma pressoché definitiva. Successivamente, lo scrittore americano ritornò a Tangeri ma la città marocchina aveva ormai esaurito quella carica magica che ne aveva ispirato la scrittura. Burroughs decise di cambiare aria, destinazione Parigi. Durante il soggiorno nella capitale transalpina, il black rider assistette alle vicende successive alla pubblicazione del libro (edito in Francia nel 1959 e negli Usa nel 1962) mentre in America finì addirittura sotto processo per i suoi contenuti ritenuti osceni.

È facilmente comprensibile il perché e Marco Denti lo spiega con molta chiarezza: “Il pasto nudo sarà un vero e proprio choc culturale. Il coraggio di vedere e raccontare cosa stiamo mangiando, una visione nitida, brutale, persino crudele nella sua essenza […] si somma a una percezione proiettata nel futuro, lucida e metafisica nello stesso tempo”. Durante la sua stesura, Burroughs approfondì anche la sua tecnica di scrittura preferita, quella del cut-up & fold in (il taglio di vari pezzi letterari trasformati in frammenti narrativi e il successivo inserimento all’interno di essi di articoli di giornale, rapporti di polizia o referti medici al fine di dare vita a un linguaggio sperimentale e inedito) in quanto essa “non fu soltanto uno strumento artistico o intellettuale: fu una vera e propria evoluzione dei sensi che, non a caso, troverà le sue maggiori applicazioni in altre forme d’espressione rock’n’roll, cinema e televisione”. Tuttavia, la pubblicazione di Il pasto nudo fu contestuale ai primi attriti tra i componenti della Beat Generation mentre intorno a loro stavano avvenendo cambiamenti significativi. La stessa società americana stava mutando: il ricordo della seconda guerra mondiale andava sfumando, l’età del consumismo era entrata nel vivo e alle porte si profilava il conflitto del Vietnam.

La Nova Trilogy

Burroughs concepì allora un nuovo progetto, la Nova Trilogy che comprendeva tre romanzi: La macchina morbida (1961), Il biglietto che è esploso (1962) e Nova Express (1964). Qui Marco Denti sottolinea l’importanza culturale della nuova avventura letteraria di Burroughs: “La Nova Trilogy costituisce un tratto importante nel percorso narrativo di Burroughs: non ha la ferocia dichiarata del ‘Pasto nudo’, ma per tutta una serie di motivi sembra essere più accessibile, tanto da essere frequentemente citata come fonte d’ispirazione e/o di influenza. Nova […] è un’atmosfera, una malattia, un organismo che si moltiplica, che si nutre e si sviluppa con altri organismi”. Con Nova Trilogy, siamo nella fase più matura delle visioni di Burroughs perché cominciano le sue riflessioni paranoiche sulla macchinazione del linguaggio e del complotto: “La differenza maturò ancora di più in funzione dell’uso della parola a cui, come è noto, Burroughs era particolarmente sensibile e infatti arrivò a definire uno dei capisaldi della scientologia, la mente reattiva ‘un congegno ideato per limitare e rincretinire su vasta scala’”. L’esplosione del movimento del ’68, l’evoluzione della guerra del Vietnam e lo scandalo Watergate rivelarono che la realtà non si scostava di molto dalle intuizioni contenute nei libri di Burroughs. E gli anni ‘70 coincisero in larga parte con il periodo newyorchese dello scrittore del Missouri in cui “l’establishment del governo, dei servizi segreti, delle lobby, più o meno occulte, e della maggioranza silenziosa e quello dei desperados, degli artisti, dell’underground, dei diseredati, dei poeti e dei sognatori [costituiva] lo scenario adatto allo scontro: brulicava di tensione e il movimento sotterraneo cercava soltanto una figura in cui identificarsi, in cui riconoscersi”.

Gli ’80 e gli ultimi anni di Burroughs

Negli anni ’80, Burroughs coltivò numerosi interessi come la musica classica e il walzer in particolare. Studiò i maya, la pittura surrealista e l’antico Egitto. Anni di studio dove Burroughs continuò ad approfondire il virus del linguaggio e il potere della comunicazione cercando di coglierne l’essenza reale dietro la cortina fumogena dell’informazione. Tuttavia, furono anche anni in cui questo grande visionario cominciò ad apprezzare l’ordinaria amministrazione della vita, le cose normali e la routine della quotidianità. E quasi a compimento di una missione tra sodali, sia Allen Ginsberg che William Burroughs muoiono uno a poca distanza dall’altro. Il black rider spira il 2 agosto del 1997 a causa di una attacco cardiaco, poche settimane dopo aver partecipato al video degli U2 Last night on earth. Resterà per sempre – sottolinea in conclusione Marco Denti – nei libri di Burroughs la sua “ossessione per in controllo e per la censura che continuerà a essere il midollo dell’esperienza, esistenziale e letteraria, di William Burroughs, e la fuga costante verso l’immaginario, il fantasmagorico, l’onirico, verso l’irrealtà, o una realtà che era soltanto uno stato della mente”.

Leave a Reply

  • (not be published)