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Gli utensili per preparare una buona tazza di tè

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utensili strumenti da tè

Anche in tema di utensili per la preparazione del tè è la Cina ad avere il ruolo principale, seguita dal Giappone che ora ha un numero di utensili tradizionali dedicati alle cerimonie del tè che in numero hanno superato quelli cinesi. Sembra sia proprio nel XVI secolo che un vasaio nella città di Yi-Hsing avesse costruito la prima teiera in porcellana.

Gli utensili per il tè: la nascita della teiera

Fino ad allora il tè si preparava nelle tazze, dopo aver scaldato l’acqua in un bollitore di terracotta. In Cina si usavano già recipienti che avevano un manico ed un becco, ma servivano come contenitori per il vino (che all’epoca si beveva caldo), questo giustifica la dimensione ridotta del contenitore, il becco era sottile e si sarebbe chiuso subito con le foglie del tè. Quindi la prima teiera è derivata dai contenitori per il vino, era piccola ma il becco era sufficientemente largo. Questo piccolo recipiente si diffuse in tutta la Cina e successivamente, come era già avvenuto per il tè, fu esportato in Giappone.  Quando, nei primi anni del 1600, le navi mercantili olandesi portarono in patria per la prima volta il tè, facendolo così conoscere a tutto il mondo occidentale, portarono anche le teiere cinesi.

Le teiere occidentali

L’Olanda era già famosa per la sua industria ceramica, tuttavia la tecnologia Cinese era all’avanguardia in questo settore, così i primi tentativi europei fallirono e solo mezzo secolo dopo le fabbriche olandesi di Deft misero in vendita le proprie teiere; esse avevano la forma e la dimensione identiche a quelle cinesi, ma erano grossolane e non certo paragonabili alle porcellane cinesi, però avevano il pregio di costare di meno. Da allora in poi questo strumento per il tè iniziò ad essere prodotto in Germania, Italia, Francia, Inghilterra in varie forme e dimensioni, ma soprattutto venne prodotto anche in materiali differenti come argento, peltro, ceramica e terracotta. Nel frattempo tutti i ceramisti europei stavano cercando di imitare la porcellana cinese, ma i cinesi custodivano gelosamente il segreto della porcellana che avevano iniziato a produrre intorno all’anno Mille (sono famose e ricercate le ceramiche della dinastia Tang). In Europa la porcellana era conosciuta da secoli, grazie a Marco Polo, fu lui infatti a dare il nome “porcellana” al materiale che aveva visto alla corte cinese e che a suo dire ricordava la superficie brillante e colorata di molte conchiglie, come le Cipree, che nei suoi viaggi aveva visto usate anche come monete. I primi che riuscirono a trovare un composto simile alla porcellana cinese furono alcuni artigiani che lavoravano a Firenze, nelle manifatture Medicee. Successivamente furono i tedeschi a realizzare un impasto bianco, traslucido, resistente agli urti e al calore.

Le tazze da tè occidentaliteiera strumenti del tè

Questi artigiani non cercavano di realizzare teiere, ma le tazze da tè, leggere, quasi trasparenti, in grado di mettere in risalto l’infuso contenuto. Le tazze europee erano più grandi di quelle cinesi (che potevano contenere circa 10 / 15 cl) e grazie al manico erano anche più comode da usare. Queste prime tazze erano dei capolavori, spesso realizzate in pochissimi esemplari e, prima che il tè diventasse una bevanda comune, cosa che promosse la produzione e la diffusione di servizi da tè, gli ospiti negli incontri mondani in cui era previsto anche il tè come bevanda esotica, portavano da casa il proprio cucchiaino, tazza e piattino. Le varie famiglie gareggiavano nello sfoggio del servizio personale più bello e prezioso. Con il tempo nacquero i sevizi da tè occidentali, con un numero di pezzi diverso rispetto a quelli cinesi.

I servizi da tè tradizionali

I servizi tradizionali cinesi per il tè sono costituiti da diversi utensili:

  • un braciere,
  • un porta bollitore,
  • un bollitore,
  • quattro tazzine, da 10 / 15 cl,
  • una teiera,
  • una coppia di bastoni di ferro per le braci,
  • il cucchiaino in bambù per raccogliere e mostrare il tè,
  • due bacchette per recuperare le foglie dalla teiera dopo aver fatto il tè,
  • due bacchette per reggere le tazze durante il lavaggio e il preriscaldamento e infine per servire il tè,
  • il recipiente per conservare l’acqua usata per lavare le tazzine,
  • un vassoio in bambù,
  • una scatola laccata per le foglie usate,
  • due scatole per conservare il tè verde e quello fermentato o semifermentato,

di solito il tutto raccolto in un piccolo armadietto, molto pratico e spartano.

Sono oltre 20 gli utensili a cui è attribuito un nome, una funzione e una specifica simbologia, e già questi utensili erano in grado di trasformare la semplice preparazione di una bevanda in una vera cerimonia. Nel “Cha no yu”, cerimonia giapponese del tè, il numero degli utensili rituali è ulteriormente aumentato: ci sono almeno dieci pezzi in più, utilizzati per agitare il tè, contenere la spuma densa del tè, i vasi per i fiori e per tenere i mestoli e le bacchette, ma addirittura c’è un luogo dedicato, chiamato la “casa del tè”; ho già anticipato che la cerimonia cambia anche a seconda della stagione. La diversità tra i pezzi dei servizi da tè occidentali e orientali, deriva dal fatto che il ruolo della tazza di tè  era diverso nelle due civiltà. In  occidente il tè veniva utilizzato per aggregare e socializzare, e anche come moda, ma non certo per onorare o chiedere scusa. Da noi l’infuso è da sempre gustato in modo diverso, ad esempio con l’aggiunta di latte e zucchero, o del limone, proprio per questo nei servizi occidentali sono presenti anche un bricco per il latte e una zuccheriera, oltre alla teiera, alle tazzine, ai piattini e al solito vassoio. Nel diciottesimo secolo il tè era venduto in foglie sfuse, ed ecco che nascono (anche in occidente) le scatole per il tè, in ogni servizio serio  ce n’erano almeno due, una per il tè nero e una per il tè verde. Le scatole occidentali erano molto diverse da quelle cinesi o giapponesi: erano destinate a contenere il tè necessario per un solo giorno, ed avevano una serratura, per evitare che la servitù rubasse le foglie preziose. Erano le padrone di casa a conservare le chiavi delle scatole, considerate dei piccoli forzieri. Le scatole, finemente decorate e prodotte con materiali diversi, presero il nome di “caddy”, una parola che derivava dal termine cinese “catty”, una misura di peso usata per il tè. Nel Diciottesimo secolo queste scatole preziose erano realizzate in argento, madreperla, tartaruga, mogano, ecc.; nel Ventesimo secolo diventeranno dei comuni recipienti metallici smaltati o addirittura dei contenitori di plastica. Oggi gli utensili usati per preparare una buona tazza di tè, nel rispetto della tradizione, sono rimasti gli stessi, ma spesso sono cambiati i materiali con cui sono realizzati. L’acciaio e la plastica hanno semplificato l’utensileria delle nostre cucine, ma entrambi questi materiali non sono i migliori da usare a contatto con una sostanza come il tè. Posso aiutare i nostri lettori consigliandoli sui materiali da usare per gli utensili per il tè. Per le teiere il materiale migliore è da sempre la ceramica smaltata (cinese o giapponese) seguito dal vetro, dalla porcellana e dalla semplice terracotta. La terracotta funziona egregiamente, ma essendo porosa ha il problema di impregnarsi degli aromi dei tè usati, dovremmo avere una teiera di terracotta per ogni tipo di tè. Sconsiglio le teiere in metallo, anche se in argento hanno il problema di combinarsi chimicamente con le sostanze contenute, se proprio amate le teiere metalliche usate almeno quelle in metallo smaltato. Parlando dei bollitori in cui l’acqua viene scaldata i migliori sono quelli giapponesi in ghisa, per due motivi, intanto la ghisa mantiene a lungo la temperatura  dell’acqua, e poi la ghisa, combinandosi con il calcio dell’acqua lo fa precipitare migliorando la  qualità dell’acqua per l’infuso. Ho evitato di riportare i nomi di tutti gli strumenti rituali, sia per non complicarvi troppo la vita, sia perché, a mio parere, per gustare un buon tè bastano i nostri normali servizi da tè. Nel prossimo articolo inizierò a parlare di come preparare un buon tè, che è stato sempre l’obiettivo di tutti i miei sproloqui, inizierò parlandovi delle qualità dell’acqua che dovremo usare.

 

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Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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