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Trump, le origini del successo nel libro di Caldiron

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Il neopresidente degli Usa Donald Trump. Il giornalista Guido Caldiron, nel libro "Wasp", spiega perché la sua vittoria affonda le radici nell'America profonda.

La vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane può essere considerata una situazione particolare dovuta a delle circostanze eccezionali oppure è il frutto di un inquietante retroterra culturale che, carsicamente, riemerge nella società statunitense con violenta intensità? È quello che tenta di spiegare lo scrittore Guido Caldiron nel suo nuovo libro Wasp (Fandango, 2016), un’analisi approfondita di tutte le condizioni di carattere storico, economico, sociale e politico che hanno consentito il successo di Donald Trump.

Le ragioni del trionfo di Trump

Il giornalista de Il Manifesto inizia la sua riflessione partendo dalle origini della storia americana sostenendo che essa stessa si è formata e nutrita sulla discriminazione delle minoranze e sulla supremazia del ceppo bianco anglosassone. Con la guerra civile tra Nord e Sud si tocca uno degli apici dello scontro e l’esito del conflitto originerà negli Stati del Sud il famigerato Ku Klux Klan e consoliderà le tesi del nativismo e del suprematismo bianco. Ma ci sarà un’escalation in questo processo: mentre agli inizi, altre minoranze bianche come polacchi, italiani e slavi vengono puntualmente discriminate (si veda su tutti la vicenda di Sacco e Vanzetti), con il passare del tempo, queste vengono inglobate in una generica “solidarietà bianca” al fine di accentuare la discriminazione verso neri e ispanici provenienti dal Messico.

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La cover di “Wasp” di Guido Caldiron

Ma è con la stagione del movimento dei diritti civili che scoppiano le maggiori tensioni razziali. Le note vicende delle marce in Alabama, la figura del Governatore George Wallace e i tragici fatti di sangue che macchiarono gli Stati Uniti negli anni ’60 e ’70 portarono, tuttavia, a una progressiva integrazione dei neri nella vita sociale americana. Questo processo non comportò automaticamente il declino e la sconfitta del razzismo in quanto, nel corso dei decenni successivi, si assistette a una recrudescenza del fenomeno. La stessa elezione di Obama nel 2008 era stata salutata come l’era post razziale ma ha prodotto il risultato opposto: opposizione ideologica di destre di vario tipo e del partito repubblicano su tutte le proposte di legge portate avanti dalla nuova amministrazione democratica con il raggiungimento dell’apice con l’“Obama care” interpretato come il tentativo di portare il socialismo negli Usa. In questo clima hanno prosperato movimenti come il Tea party e la destra oltranzista di matrice religiosa. Gli Stati Uniti hanno poi visto sorgere una differente segregazione rispetto al passato che ha visto il ceto medio bianco andare ad abitare nei sobborghi allontanandosi dalle grandi città diventate in questo modo degli enormi ghetti neri. Si è così assistito al sorgere di una nuova marginalità urbana popolata di malavita e droga identificando il nero come un soggetto violento e pericoloso. A quest’agghiacciante panorama vanno quindi aggiunti i devastanti effetti della crisi economica che ha ridotto oltre il 15% della popolazione sotto la soglia di povertà, ha distrutto le aspettative economiche e sociali del ceto medio e ha prodotto una fortissima divaricazione tra ricchi e poveri. In questo contesto di crisi di identità culturale, Trump è stato percepito come un outsider slegato rispetto all’élite del potere politico di Washington, ritenuta la principale responsabile del declino del Paese.

E l’America profonda è tornata a identificarsi con le origini puritane dei cristiani pellegrini, gli Wasp bianchi e protestanti che hanno recuperato lo spazio pubblico grazie a un esplosivo mix di idee razziali e religiose che ha fatto breccia in quelle fette di popolazione che hanno sentito minacciata la propria condizione di vita. Nel generale clima di ripresa della tensione, non solo razziale ma anche antiabortista e anti-lgbt, Trump ha inserito la propria “narrazione” di uomo di successo e in grado di rilanciare gli Stati Uniti grazie al suo slogan Make America Great Again! Tedesco d’origine per via del nonno, il miliardario newyorchese ha dato un’immagine di sé diretta, senza mediazioni che ha catturato gradualmente l’attenzione dell’opinione pubblica grazie ai suoi slogan volutamente semplificati scalando così i gradini del GOP e conquistando la Presidenza degli Stati Uniti sconfiggendo la democratica Hillary Clinton. E ora che Donald Trump è il nuovo inquilino della Casa Bianca, cosa succederà? È l’interrogativo che moltissime persone si stanno ponendo dall’8 novembre.

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