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Militello (OA): “L’Italia si conferma potenza olimpica”

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Calato il sipario sulle Olimpiadi di Rio 2016, è tempo di tirare le somme. Sul bilancio finale dell'Italia abbiamo intervistato Federico Militello (OA).

Si sono recentemente conclusi i Giochi Olimpici di Rio 2016 e la relativa rassegna paralimpica ed è ormai tempo di parlare di bilanci. A dispetto degli avversi pronostici, l’Italia ha confermato di poter competere con le altre potenze dello sport internazionale e di poter guardare con ottimismo al prossimo quadriennio che culminerà con le Olimpiadi di Tokyo 2020. Per tirare le somme del più grande evento sportivo contemporaneo e per fare il punto sull’andamento delle nostre rappresentative olimpiche, siamo andati a intervistare Federico Militello, fondatore e direttore della testata giornalistica Olimpia Azzurra nonché autore, insieme a Salvatore Napolitano, del libro Cantami Italia. Le leggende dello sport azzurro (Bolognese editore, 2015).  

Il bottino dell’Italia a Rio 2016 secondo Federico Militello

Federico, facciamo innanzitutto un punto sulle recenti Olimpiadi di Rio. Con molta fatica, la nostra Italia s’è confermata nella top ten del medagliere. In generale, attese rispettate o risultati clamorosi? Quali le conferme, le delusioni e le sorprese?

Direi che non ci sono stati dei risultati particolarmente clamorosi mentre, per quanto riguarda l’Italia, si può parlare certamente di risultati superiori alle aspettative. Il Presidente del Coni Malagò aveva fissato la soglia delle 25 medaglie e di restare nella top ten per il nostro Paese ed era già un obiettivo ambizioso rispetto ai pronostici di alcune riviste specializzate che davano l’Italia con sole 19 medaglie di cui 6 d’oro.

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Il direttore di Olimpia Azzurra Federico Militello

Non c’è dubbio, quindi, che le nostre rappresentative nazionali si siano superate e, anzi, c’è forse un pizzico di rammarico per il mancato oro nel volley maschile e per il traguardo dei 10 ori oggettivamente fattibile a un certo momento. Direi, quindi, che l’Italia si è pienamente confermata come una tra le principali potenze sia storiche che contemporanee dell’olimpismo mondiale. Tra le conferme c’è sicuramente la nostra scuola di Tiro a volo che ha centrato ben 5 medaglie in cinque gare grazie a Rossetti, alla Bacosi e alla Cainero, a Pellielo, a Innocenti e all’ormai leggenda Niccolò Campriani; la scherma azzurra, che ha portato un buon bottino finale anche se, questa volta, è stata inferiore alle attese; Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti, che hanno dato dimostrazione di essere protagonisti del nuoto internazionale; Elia Viviani, che ha confermato la sua costante crescita nell’omnium arrivando all’agognato oro. Tra le delusioni, minori rispetto a Londra 2012, c’è sicuramente Arianna Errigo, che ha pagato la tensione di partire come grande favorita; la nostra portabandiera Federica Pellegrini, da cui ci aspettavamo il grande risultato a coronamento di una luminosa carriera; il Fioretto maschile a squadre, che ha sancito la fine della generazione dei Cassarà e dei Baldini anche se, è bene ricordarlo, Daniele Garozzo è stato oro nell’individuale. Le sorprese più grandi sono venute senza dubbio dal judo con l’inaspettato trionfo di Fabio Basile e con l’argento della Giuffrida, tenendo conto anche del quinto posto di Marconcini nella sua categoria.

Si ha però l’impressione che lo sport in Italia si regga sulle imprese individuali dei nostri atleti e non tanto da una coerente politica di sistema, dalla promozione alla valorizzazione nelle varie discipline…

Se avessimo, ad esempio, l’organizzazione della Gran Bretagna faremmo certamente meglio ma non dimentichiamo che molti nostri risultati sono veri e propri miracoli all’italiana, frutto del merito di atleti e società che investono, spesso di tasca propria, ingenti risorse economiche. Sappiamo che in diverse zone del Paese mancano strutture di livello oppure sono fatiscenti mentre, laddove troviamo ottimi impianti, può capitare che manchino allenatori e preparatori all’altezza e non in grado di assistere alla crescita dei nostri talenti dalla fase junior a quella senior. Tuttavia, alle recenti Olimpiadi di Rio abbiamo assistito a un’inversione di tendenza e anche lo stesso Coni sta facendo la sua parte con investimenti mirati alle varie discipline sportive. Aggiungerei poi che il Presidente Malagò ha manifestato l’intenzione di non finanziare più a scatola chiusa ma di vincolare le risorse finanziarie a progetti concreti e all’ottenimento di risultati.

Diamo uno sguardo alle prospettive future: da una parte l’appuntamento di Tokyo 2020 e come vi arriverà lo sport italiano e, dall’altra, la tanto contestata organizzazione delle possibili Olimpiadi a Roma 2024. Quale il tuo pensiero in merito?

Rio 2016 doveva rappresentare un’Olimpiade di transizione per lo sport italiano ma, come abbiamo visto, gli azzurri hanno dimostrato carattere ottenendo ottimi risultati. Tokyo 2020 si profila con un orizzonte molto roseo ed è possibile puntare a 30 medaglie e a ben 10 ori totali. A Rio è emersa finalmente una nuova generazione di atleti come Rossetti, Paltrinieri e Basile che all’appuntamento nipponico arriveranno all’apice della carriera. Ma, in generale, le prospettive per l’Italia sono ottime in quanto scherma e tiro continueranno a essere le nostre punte nel medagliere e possiamo migliorare in alcune discipline deboli come atletica e canoa (pur se, in questa specialità, abbiamo visto emergere dei talenti come Tacchini e Manfredi Rizza). A Tokyo, poi, vedremo nuovi sport in programma e l’Italia può nutrire concrete speranze nello skateboard con Ivan Federico e l’italo-americano Alex Sorgente, nell’arrampicata con Stefano Ghisolfi e nel surf con Leonardo Fioravanti. Senza dimentica il Karate dove l’Italia può vantare una grande tradizione. Su Roma 2024, dico solo che è un peccato perché l’aspetto sportivo ha ceduto il passo a quello politico. Ho l’impressione che si tratti di un “No” precostituito senza una reale discussione e senza una vera motivazione in merito alla candidatura della Capitale. Le Olimpiadi non genererebbero solo grossi vantaggi economici e turistici ma anche sportivi se pensiamo alla promozione e sviluppo delle attività agonistiche per almeno due edizioni dei Giochi.

Un pensiero non possiamo non dedicarlo anche alle Paralimpiadi, un evento che Olimpia Azzurra sta seguendo molto assiduamente.

Non c’è alcun dubbio tantoché su OA c’eravamo prefissati l’intento di valorizzare al meglio l’evento paralimpico. Ci tengo a sottolineare che questi sono atleti a tutto tondo che hanno raggiunto dei successi eccezionali nelle loro discipline.

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Il logo di Olimpia Azzurra

E anche nei Giochi Paralimpici, l’Italia ha ottenuto risultati di tutto prestigio grazie a fuoriclasse come Zanardi, Mazzone, Morlacchi, CaironiLegnante e Beatrice “Bebe” Vio ottenendo 10 ori, 14 argenti e 15 bronzi ed entrando nella top ten in entrambe le edizioni dei Giochi.

Parliamo proprio della testata che dirigi. Vuoi raccontarci un po’ della nascita di Olimpia Azzurra? Quale l’idea alla base? C’è stata una precisa necessità per darle il via considerando il panorama dell’informazione sportiva italiana?

Siamo nati come blog nel novembre del 2011, diventati sito nel 2012 e poco dopo una testata giornalistica regolarmente registrata. Olimpia Azzurra parte dalla considerazione che tutti gli sport hanno pari dignità e cerchiamo, pertanto, di avere una copertura globale su tutte le discipline; questo perché lo sport deve essere vissuto 365 giorni l’anno e per tutto il quadriennio olimpico. Riteniamo che questo sia un modo per creare una cultura dello sport a 360° gradi e tentiamo di dare così un contributo alla crescita dello sport in Italia.

Per approfondimenti consultare il sito di Olimpia Azzurra www.oasport.it

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