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    Le Stromatoliti e le prime forme di vita sulla terra

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    forme di vita fossile

    Scoprire cosa “viene prima” è uno dei compiti a cui la scienza si è dedicata da molti secoli, almeno da quando ha preso piede la visione “evoluzionistica”.  Ancora oggi biologi e paleontologi fanno a gara fra loro per meglio definire i capitoli iniziali della storia della vita sul nostro pianeta. In questa specie di gara che ricorda in parte quella tra storici ed archeologi ora c’è un punto d’accordo: le prime forme di vita sono stati i batteri!

    stromatolite Un aggiornamento per chi ha più di venti anni

    Fino a una ventina di anni fa nelle nostre scuole si insegnava che le prime cellule vive si erano formate nell’acqua, in un globo, forse originato da una scheggia di stella, in cui pressioni e temperature elevate creavano un brodo primordiale che stava pian piano raffreddandosi. Alcuni ricercatori di allora sostenevano che queste prime cellule erano state portate nel ghiaccio dei frammenti di una cometa, altri parlavano di fenomeni chimico-fisici eccezionali, ma comunque erano tutti d’accordo che era nell’acqua che questa prima cellula si era sviluppata. Quindi la prima forma di vita doveva essere di un animale unicellulare, probabilmente un’ameba. Non era venuto in mente a nessuno che  la prima forma di vita sul pianeta potesse essere vegetale.

    L’osservazione dei fossili 

    I paleontologi, osservando i fossili e il terreno, sono giunti a classificare lo sviluppo della vita anche nelle ere più antiche, come se ogni periodo ed ogni forma di vita  avessero lasciato un segno su una specie di lavagna che è la superficie terrestre. Dalle impronte di meduse del Precambriano fino ai nostri giorni, da oltre seicento milioni di anni fa alla comparsa dell’uomo. Certo c’erano anche fossili di vegetali, alghe, foglie, tronchi e poco più, ma questi venivano considerati come coevi o successivi  allo sviluppo animale. Pochi tra i fossili vegetali suscitavano qualche interesse, anni fa mi emozionò la vista del fossile carbonizzato di una rosacea e mi feci anche regalare un pezzo di un tronco pietrificato proveniente dagli Stati Uniti. Nel 2016, alla mostra mercato di mineralogia organizzata a Roma (presso l’Hotel Ergife) c’è stata la riscoperta di questi nuovi fossili, le Stromatoliti, residui calcari fossili di sedimenti che tanto nuovi non erano, visto che erano già noti da tanti anni, ma che non erano mai stati presi molto in considerazione, se non dagli specialisti. Una delle ragioni del disinteresse era ed è la difficoltà di distinguere le Stromatoliti di origine biologica da quelle, che pure esistono, ma che non  hanno origine biologica. Tra l’altro, come fossili di sedimenti, sono scarsamente appariscenti e quindi emarginati.

    Le Stromatoliti

    Stromatoliti
    Stromatolite del Marocco

    Questi sedimenti erano già noti come tracce di colonie di batteri, spesso ciano-batteri, che per milioni di anni sono stati responsabili, assieme alle alghe, della produzione dell’ossigeno libero nell’atmosfera:  quell’ossigeno che poi ha permesso la vita terrestre.  Delle antiche alghe unicellulari non ci sono grandi testimonianze fossili, ma di Stromatoliti  è pieno il mondo. Cosa era successo di nuovo che le aveva riportate in prima fila in una esposizione? Qualche anno prima (nel 2008) alcuni ricercatori avevano scritto sulla rivista scientifica “Nature Geoscience” di aver trovato delle Stromatoliti in Australia databili due miliardi e settecento milioni di anni fa, scatenando una specie di caccia al pezzo più antico; così nel 2016 sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature” comparve un articolo che annunciava la scoperta in Groenlandia di tracce di strutture di vita risalenti addirittura a tre miliardi e settecento milioni di anni fa.

    Le prime forme di vita sulla terra, c’era la prova

    C’era la prova che per oltre tre miliardi di anni questi organismi avevano preparato l’ambiente che poi, a partire dal Paleozoico, aveva permesso alle prime forme di vita di avventurarsi sulle terre emerse.  Insomma, quella vita batterica (organizzata) è responsabile dell’esplosione delle specie animali e vegetali sul nostro pianeta: considerate che, prima della scoperta, il periodo più antico del Paleozoico, “il Cambriano”, era il periodo in cui si identificava la nascita della vita, e il Cambriano parte da cinquecentoquarantuno milioni di anni fa.  Ricordo che il Paleozoico finisce con la più  grande estinzione di massa che si conosca: intorno a duecentocinquantadue milioni di anni fa, di colpo, si estinsero oltre il 90% delle specie animali e vegetali presenti sul nostro pianeta, ci vollero trenta milioni di anni perché la vita ricominciasse a svilupparsi, a partire dalle specie sopravvissute. Del Precambriano  poco si sapeva se non che era servito a preparare l’esplosione di vita del Cambriano, oggi grazie ai nuovi studi si sta ipotizzando anche la presenza di forme di vita prepaleozoica che non ci hanno lasciato tracce, ma che possiamo ipotizzare dal fatto che in alcuni periodi e per qualche milione di anni le Stromatoliti si erano ridotte, si è ipotizzato che queste forme di vita potessero cibarsi dei ciano-batteri.

    Testimoni della presenza di vita extraterrestre

    Nell’ultimo decennio, sulla spinta delle nuove scoperte, anche la NASA ha confermato sia la presenza di Stromatoliti all’interno di alcune meteoriti di origine marziana, sia l’individuazione del vulcano marziano che può essere all’origine di queste meteoriti. Queste rocce sono i resti del materiale scagliato verso lo spazio dall’impatto di grandi meteore sul suolo marziano. Per la NASA l’informazione serve a confermare l’antica presenza di vita sul pianeta rosso, naturalmente questa informazione non ci autorizza a credere negli omini verdi, ma se i ciano-batteri hanno potuto lavorare anche su Marte per miliardi di anni, forse hanno prodotto anche lì la premessa per un’era Paleoizoica marziana che, come la nostra, è terminata con eventi catastrofici che hanno distrutto tutto.

    Dopo quanto vi ho illustrato dovreste essere più tolleranti con il vostro prossimo, in fin dei conti sono solo un paio di milioni di anni che gli ominidi cercano di arrabattarsi, speriamo che i nostri contemporanei ci lascino il tempo di fare qualche altro milione di anni di esperienze.

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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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