Home Stili di vita Cucinare Stampini in ceramica di Caltagirone

Stampini in ceramica di Caltagirone

1043
0
Stampini in ceramica di Caltagirone

Tra le città siciliane Caltagirone è famosa per la produzione di maioliche e terrecotte smaltate, questo anche per merito del museo della ceramica che documenta la tradizione locale a partire dal Quinto secolo avanti Cristo. Il museo, secondo solo a quello di Faenza, espone i manufatti antichi e i “capolavori” della migliore realizzazione artistica locale, derivante dalla grande produzione artigianale destinata all’uso quotidiano. I manufatti della zona sono estremamente vari e comprendono diverse tipologie di oggetti. Qualche settimana fa ho trovato, in un mercatino, alcune terrecotte vetrificate provenienti dalle fornaci di Caltagirone: degli strani stampini monocromatici che mi hanno incuriosito e che vi segnalo.

A cosa servivano gli stampini in ceramica di Caltagirone?

Ho scoperto che questi stampini sono quelli che ogni famiglia siciliana aveva e usava, fino a mezzo secolo fa, per far solidificare ed abbellire con forme originali la produzione stagionale di mostarda dolce, cotognata ed altro. In Sicilia la Cydonia oblonga, un albero della famiglia delle rosaceae, che produce la “mela cotogna”, era coltivata già all’epoca della Magna Grecia e veniva usata per delimitare i poderi, quindi ogni famiglia raccoglieva le proprie cotogne e produceva cotognata.

Ceramiche come testimonianze della cultura locale

Negli anni Settanta, in occasione di un mio lavoro sulle teiere e le tazze da tè, mi sono documentato sulla storia della produzione della ceramica italiana. L’artigianato italiano nel Medioevo aveva già raggiunto risultati eccelsi, soprattutto in Toscana, ma ogni regione aveva le sue produzioni.

Caltagirone, un crocicchio di culture

In Sicilia, la posizione centrale di Caltagirone l’ha destinata ad essere soggetta a diverse dominazioni e quindi all’incontro tra le varie popolazioni e culture che si sono succedute nel controllo dell’isola ed in particolare della piana Catanese. La cultura araba, assieme a quella spagnola, ha portato nel paese colori, forme ed abitudini caratteristiche di quei popoli e dei loro Paesi d’origine. Ancora oggi, dopo tanti secoli e soprattutto dopo un terremoto che nel gennaio del 1693 ha quasi raso al suolo il paese, si possono vedere le tracce di queste sovrapposizioni. Poi è intervenuta la “modernità” che ha cancellato molte delle antiche attività della zona portandone altre, questa volta legate al turismo. Così i mercatini si sono riempiti di cianfrusaglie e coccetti a basso costo realizzati per i turisti, ma anche di oggetti vintage, o di basso antiquariato (successivi al 1870), che fino a quaranta anni fa erano di uso comune e ora non lo sono più. Questi ultimi oggetti, più costosi e quasi sempre usati, a volte sono delle piccole opere d’arte ed è un peccato che vadano disperse. 

Stampini in ceramica di Caltagirone

Le cotognate

Nel secolo scorso, in tutta Italia, e quindi anche in Sicilia, erano in molti a coltivare le mele cotogne che venivano cotte per produrre una marmellata che veniva regalata agli amici ed in particolari giornate offerta ai poveri, ma anche venduta in cubetti nelle drogherie. A Caltagirone erano molte le famiglie che producevano cotognate, e le mettevano a solidificare dentro questi stampi vetrificati. Le abitudini locali prevedevano che queste produzioni venissero offerte alla chiesa o vendute durante i mercatini legati alle sagre paesane, quindi le forme degli stampini spesso si rifacevano a simbologie religiose. A seconda della destinazione le forme, e soprattutto le dimensioni degli stampini erano diverse. Le più grandi spesso riproducevano l’agnello pasquale o i santi protettori dei vari quartieri, da Sant’Agata a San Francesco. Dopo una breve ricerca ho scoperto che, per restare a quelle legate ai simboli religiosi, le più frequenti riproducono il Cristogramma IHS, ma anche le immagini della Sacra Famiglia, della Madonna, della Natività, e dei santi più importanti. Gli stampini più piccoli invece rappresentavano fiori, frutta, pesci, ma anche lettere dell’alfabeto, nomi di persona o scritte augurali.

Anche le confraternite e gli ordini religiosi avevano i loro stampini, con in negativo il nome della confraternita o dell’ordine: erano degli esempi di pubblicità unita ad una sorta di garanzia sul prodotto.  Le formelle più semplici, destinate alle famiglie più umili, erano invece comunemente vendute in tutto il paese nei mercati locali dai venditori di stoviglie. Come vi avevo anticipato gli stampini più belli sono conservati ed esposti nella “Casa Museo di Palazzolo Acreide” grazie al lavoro di raccolta e selezione dell’etnografo siciliano Antonino Uccello (1922-1979), che scrisse anche dei pezzi sulla “Cotognata dolce d’autunno”. La documentazione su questi oggetti e sul loro uso è però più antica (quella più vecchia risale al 1779) e anche i documenti sono esposti nel museo a Caltagirone, grazie al lavoro di ricerca e raccolta di Antonino Ragona (anch’egli etnologo ed esperto di arte ceramica) che per anni è stato l’organizzatore e poi il direttore del “Museo della Ceramica di Caltagirone”. Come dicevo il documento più antico tratta di una richiesta di intervento (una specie di ricorso) presentato al vescovo di Siracusa da un maestro maiolicaro di Caltagirone. Il maestro (Vito Blandini), nel documento datato 1779, si lamenta con il vescovo per il torto subito da un prete, Salvatore Panicia (sacerdote a Vittoria), che gli aveva commissionato le mattonelle per pavimentare la chiesa. Nel documento il maestro Blandini parla di una richiesta di pagamento, inevasa dal prete a causa di un numero eccessivo di mattonelle rotte dal muratore al quale il prete aveva commissionato la messa in opera del pavimento della chiesa. Secondo il Blandini le mattonelle si erano rotte per colpa dell’inesperienza del muratore e non per la loro scarsa qualità (come sosteneva il prete). Il maestro, nella sua richiesta, lamenta di aver subito un torto dal religioso, anche se era andato da lui con buone intenzioni, addirittura portando in dono “trenta forme di bianco”, cioè trenta formelle di stampi per cotogna smaltate in bianco. Questo documento è la sicura prova che nel 1779 gli stampini smaltati erano già di uso comune.

Stampini in ceramica di Caltagirone

Un consiglio prezioso

Per i più curiosi che volessero approfondire l’argomento, ho la possibilità di indicare un bellissimo volume realizzato nel 2011 da un altro maestro ceramista di Caltagirone (Vincenzo Forgia): “La formella maiolicata dal XVIII al XX secolo. Sacro e profano negli stampi per mostarde dolci di Caltagirone”. Ediz. Illustrata. Purtroppo il libro è costoso e stampato in un numero limitato di copie. Ho scoperto che è più facile ed economico acquistare una piccola collezione di formelle che il libro che ne parla. Ho acquistato, e vi ho segnalato, questi strani stampini perché sono sicuramente degli oggetti non comuni, che possono essere usati anche come regali “culturalmente importanti” ma a prezzi ragionevoli.

Acquistando questi oggetti avrete anche il merito di far conoscere una tradizione italiana ormai dimenticata, diventando, in qualche modo, dei “divulgatori” della nostra cultura. Come al solito voglio anche darvi un consiglio per evitare di trovarvi ad acquistare oggetti fatti solo per i turisti. Il mio consiglio è quello di acquistare, potendo scegliere, stampini usati, anche se danneggiati e più brutti. Non sperate di acquistare per pochi euro oggetti antichi di secoli, cercare di fare l’affare è l’atteggiamento che ci predispone ad essere imbrogliati.

Articolo precedenteLa lista delle città più inquinate del mondo e d’Italia
Articolo successivoAnthropocene, la mostra multimediale chiude con oltre 150.000 visitatori
Luciano Zambianchi
Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

LASCIA UN COMMENTO

Lascia un commento!
Inserisci qui il tuo nome