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“Sindrome assassina”, il nuovo thriller di Bruno Pronunzio

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Pronunzio copertina del libro sindrome assassina

Da Guglielma la Boema e la Milano del XIII secolo ad Ahmed detto “Er Saraceno” e la Civitavecchia negli anni ’70. Dal giovane Gugliemo dei giorni nostri, studente Erasmus a Parigi fino all’informatico veneto Stefano Zarri e il suo ambiguo rapporto con la misteriosa figura detta l’Eccellenza. Passando per tre omicidi con venature religiose e puntigliosi richiami alla musica classica. Sono solo alcuni dei personaggi e alcuni dei motivi narrativi che animano Sindrome assassina di Bruno Pronunzio (Leone editore, 2017), l’ultimo appassionante thriller dello scrittore laziale.

Pronunzio e il lato oscuro dell’uomo

Quello che colpisce della nuova opera di Pronunzio è la meticolosa ricostruzione di vari periodi storici, materia che, evidentemente, maneggia con consumata abilità. Prova evidente sono le descrizioni dei tre omicidi dietro ai quali gli inquirenti cercano di individuare un fil rouge in quanto, vicino ai corpi delle sfortunate vittime, il serial killer si premura di lasciare una chiavetta usb con dentro un’immagine e le informazioni su tre brani di musica classica. A prima vista, potrebbero sembrare tante tessere di un mosaico andato in pezzi ma che, passaggio dopo passaggio, si ricompone portando letteralmente il lettore alla naturale conclusione. Personaggio centrale in questa nuova fatica letteraria di Pronunzio è l’informatico Stefano Zarri che, dopo aver collaborato in passato nella risoluzione di alcuni casi oscuri, viene di nuovo tirato in ballo da un misterioso personaggio chiamato l’Eccellenza. Tuttavia, non si tratta solo di scoprire un misterioso assassino che semina il terrore in tutta la penisola ma anche di ricostruire un contesto particolarmente misterioso che affonda nella notte dei tempi. Emergono così tutta una serie di personaggi, circostanze e luoghi che Pronunzio racconta in maniera accurata, quasi fosse un reporter inviato sul posto. E così, nell’incedere delle pagine, elementi religiosi, eventi storici e questioni di potere si fondono rendendo alla perfezione lo stile dell’autore civitavecchiese: asciutto, appassionante e avvincente. Come poi abbiamo già accennato, notevole è la sua cultura musicale in quanto nel libro trovano spazio alcune tra le maggiori opere classiche come il Fidelio di Beethoven, Il Trovatore di Verdi o i capolavori di Wagner. E, arrivati alla conclusione di Sindrome Assassina, viene quasi spontaneo chiedersi se il protagonista principale di queste pagine, più che un personaggio specifico, non sia proprio l’ordito così abilmente cucito da Pronunzio fedele, in questo, alla frase che aleggia costantemente nel romanzo ossia “ciò che appare a volte inganna”.

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