Robert Marchand, il ciclista centenario

Robert Marchand, il ciclista centenario ha girato il mondo e ha battuto ogni record.

Raffaella Lillini
Posted on Giugno 26, 2017, 3:43 pm
2 mins

Robert Marchand ha di che sorridere: alla tenera età di 105 anni è, infatti, un ciclista centenario, il più vecchio al mondo.

Robert Marchand, il ciclista centenario

Robert Marchand è nato in Francia nel 1911, in una casa che sarebbe poi stata a due passi dalla linea del fronte durante la prima Guerra Mondiale e si avvicina allo sport da giovanissimo. Inizia, spinto dal papà, con la boxe per poi passare alla ginnastica dove riesce anche a ottenere buoni risultati: nel 1925 compra, però, la sua prima bicicletta vincendo la sua prima gara a soli 14 anni. Nonostante l’evidente talento cambia presto interesse dedicandosi alle moto, sia su strada che su pista. La sua vita lavorativa lo porta ad essere un pompiere a Parigi e dopo essere stato prigioniero durante la seconda guerra mondiale, la vita poi lo porta lontano dalla sua Francia. Abbandona tutto e si trasferisce in Venezuela dove rimane per circa dieci anni dedicandosi ad una serie infinita di lavori tra cui autista di autocarri e piantatore di canna da zucchero. Trascorre qualche anno in Canada dove lavora nel settore del legname, e nel 1960 torna in patria e mentre è impiegato come venditore rappresentante di vino, ritrova il suo primo amore, quello per il ciclismo senza mai più abbandonarlo: totalizza così otto Bordeaux-Paris, quattro Parigi-Roubaix e dodici Ardechoise. Nel 2012, a 101 anni, stabilisce a Aigle, in Svizzera, il record dell’ora su pista in una categoria appositamente creata per lui dall’Unione Ciclistica Internazionale. Due anni dopo, presso il Velodromo di Saint Quentin en Yvelines, ci riprova riuscendo persino a migliorarlo: percorre, infatti, ben 26.925 km, circa due in più rispetto a quelli del precedente primato.

Una curiosità, il ciclista centenario è stato membro del partito comunista francese nonché membro del sindacato dei lavoratori prendendo parte ai numerosi scioperi del 1936.

Chissà se il “vecchietto” ci stupirà ancora!

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