Willy Mairesse, una vita per i motori

Raffaella Lillini
Pubblicato il 03 agosto, 2017, 3:23 pm

Willy Mairesse non avrebbe voluto fare altro nella vita: solo correre su una quattro ruote alla ricerca spasmodica di sempre nuovi avversari e sempre nuove velocità.

Willy Mairesse, una vita per le corse automobilistiche

Nato a Momignies (Belgio) nel 1928, inizia la sua carriera alla fine degli anni ’50 nella categoria “Sport Prototipi” in piccole scuderie. Il suo duello automobilistico con Olivier Gendebier al Tour de France del 1959 viene, però, subito notato da Enzo Ferrari che, colpito dalla sua grande abilità, decide di ingaggiarlo. L’anno dopo è al debutto in Formula 1, proprio nel Gran Premio del Belgio, il suo paese: alla guida di una “Ferrari Dino 246” ingaggia, con il pilota inglese Chris Bristow, un vero e proprio duello per la conquista del secondo posto. Mentre sono al 20° giro, Bristow, nel tentativo di superare Mairesse, finisce fuori pista morendo sul colpo. Il giorno dopo la stampa ribattezza il belga “bad boy”, quasi a volergli riconoscere una forte responsabilità nel tragico incidente: Willy sa, però, che il rischio fa parte del loro lavoro e della loro quotidianità e riprende subito, quasi senza troppi contraccolpi, a gareggiare. Arrivano, così, altri due Gran Premi, a Reims in Francia, dove è costretto a ritirarsi per un problema alla trasmissione, e a Monza in Italia, dove arriva a conquistare l’ultimo podio subito dopo le Ferrari gemelle di Phil Hill e Richie Ginther.

La morte di Willy Mairesse, una scelta disperata

Nella sua vita fortunatamente non c’è, però, solo la Ferrari: le maggiori soddisfazioni arrivano, infatti, dalla Lotus e dalla categoria “Sport”: suo il Tour de France nel ’60 e ’61 e la Targa Florio nel ’62.

Sempre in questo anno altro brutto incidente ma questa volta a farne le spese è proprio lui: dopo uno scontro con la vettura di Trevor Taylor finisce fuori strada a più di 180 km orari riportando ustioni di 2° grado su tutto il corpo. Il belga ha, però, la pelle dura e così, dopo solo qualche mese di convalescenza, torna in pista: nel ’63 vince, sempre su Ferrari e in coppia con John Surtees, la mille chilometri del Nurburgring. Passa poco e arriva il terzo incidente: causa un maldestro rabbocco di benzina, la sua autovettura prende fuoco all’uscita dai box e Willy resta di nuovo gravemente ustionato. Torna al volante al Gran Premio di Germania ma, anche qui, la fortuna non sembra davvero assisterlo: ennesimo scontro con fratture multiple a braccia e gambe. Anche muscoli e nervi subiscono lesioni. Lo operano, recupera e torna di nuovo nella categoria “Sport Prototipi”: nel ’65 vince la 500 km di Spa, nel ’66 la Targa Florio. Arriva poi il ’68 e la 24 ore di Le Mans, la sua ultima corsa automobilistica. Dopo essere, infatti, partito a bordo di una Ford Gt 40, la portiera della sua vettura si apre improvvisamente facendolo finire, senza ormai più controllo, fuori pista: i danni riportati sono stavolta celebrali.Willy non tornerà mai più al volante e il 2 settembre del 1969 si toglierà la vita in una camera d’albergo a Ostenda: la sua vita senza motori non poteva essere più vita.

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