Home Sport e Spettacolo Quiz e TV: da luogo di cultura a mera spazzatura?

Quiz e TV: da luogo di cultura a mera spazzatura?

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televisore verde d'epoca

“Evitavo telegiornali, dibattiti, film o fiction poliziesche. E nemmeno seguivo il calcio […] I miei programmi preferiti erano i quiz e quelli con cantanti, comici e ballerine […] Allora accendevo la televisione per spezzare il silenzio della solitudine, capace solo di scatenare ricordi”. Chissà se il popolare scrittore Massimo Carlotto nel suo L’oscura immensità della morte, s’è ispirato alla televisione contemporanea per tratteggiare il carattere di Stefano Contin, il personaggio principale del suo libro. Un interessante spunto letterario, quello dell’autore veneto, che spinge tutti noi a interrogarci sul ruolo della TV odierna, infarcita di programmi a quiz e trasmissioni spazzatura che penalizzano, in maniera inequivocabile, l’originaria vocazione del piccolo schermo, ossia quella di essere uno strumento di diffusione culturale.

Quiz, cultura o nozionismo?

Chiunque abbia letto dei libri sulla radio e la televisione nel nostro Paese nel dopoguerra (su tutti, l’ottimo volume del Professor Franco Monteleone edito da Marsilio), conosce l’origine del quiz come format televisivo: distrarre le popolazioni provate nell’animo dagli anni del conflitto mondiale e concedergli un momento di evasione dalla dura realtà del tempo. Nel 1955 Lascia o raddoppia? ebbe un successo clamoroso non solo per l’abilità alla conduzione di Mike Bongiorno ma anche per la sua capacità di entrare in connessione emotiva con l’umore degli italiani: il credere nella fortuna e il lieto fine condito da buoni sentimenti. Certo, era il periodo di grandi presentatori come Mike Bongiorno, appunto, ma anche di Mario Riva e, qualche anno più tardi, dell’indimenticato Corrado.

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Il conduttore Carlo Conti

La frenetica diffusione di questo tipo di programmi segue alcune logiche precise. Non si tratta solamente di acquisizione di share oppure di vendita di spazi pubblicitari. Tocca da vicino la sociologia di massa e le preferenze dei telespettatori. E così si viene a scoprire che i partecipanti a un quiz sono spesso assidui frequentatori di set televisivi; che obiettivo di questi programmi è indurre a un senso d’immedesimazione dell’uomo della strada con quanto sta accadendo in uno studio televisivo; che non si tratta tanto di rispondere in maniera corretta alle domande ma di tenere il pubblico incollato alla televisione per catturare sempre maggiori ascolti; e che, last but not the least, non si acquisisce alcuna valenza culturale nel seguire questi format bensì un confuso quanto vago nozionismo.

Cultura sempre più ai margini nella televisione contemporanea?

Non si può certo pretendere che, al termine di una dura giornata di lavoro, una persona abbia l’attenzione necessaria per seguire delle trasmissioni di approfondimento storico o politico.

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La “Cartolina” di Andrea Barbato

Tuttavia è da chiedersi se l’allestimento di un reale palinsesto di programmi di un certo spessore allontanerebbe dal piccolo schermo la famosa casalinga di Voghera così come anziani e pubblico “periferico”, ossia quel target di persone dotato di minori strumenti culturali per riconoscere e confutare determinati messaggi provenienti dall’etere. Fortunatamente, continuano a resistere Quark e La Grande Storia ma si sente una gran mancanza di personaggi della levatura di Enzo Biagi e delle sue famose interviste, di Andrea Barbato e delle sue proverbiali Cartoline e di Giovanni Minoli e i suoi approfondimenti con Mixer. Senza dimenticare la brillante satira di Corrado Guzzanti che, tra una risata e l’altra, ci faceva riflettere sugli accadimenti politici e sui personaggi pubblici a cavallo del nuovo secolo. Non è un caso che il compianto Giorgio Bocca definisse la trasmissione a quiz come la “roulette dei poveri” dove a dominare non era la cultura bensì il nozionismo fine a sé stesso. In quegli spazi televisivi, denunciava ancora il grande giornalista piemontese, l’Italia colta era la grande esclusa. Dove il palcoscenico era ed è tuttora lasciato alla conduzione di personaggi finti; dove le luci dei riflettori illuminano una realtà fittizia dominata da corpi di ballo e da comici di infimo ordine; e dove chiunque, rispondendo alle domande da casa, può avere l’illusione di acquisire delle conoscenze. Non c’è da stupirsi se il livello medio della cultura di un popolo si sia livellato verso il basso e gli anticorpi critici di una società si siano fortemente indeboliti.

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