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Benessere e salute, Levico Terme ospita una mostra sull’acqua

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Levico Terme
Forte pura salubre Acqua, la mostra sul termalismo in Trentino in programma a Levico Terme

Tra le risorse naturali più importanti del territorio alpino ci sono senza dubbio le fonti di acqua sorgiva. E non solo per motivi puramente commerciali ma anche per ragioni legate al turismo, alla salute e al benessere grazie alla presenza di rinomate stazioni termali e alla salubrità del posto. È quanto accaduto a Levico Terme, cittadina della Provincia di Trento, trasformatasi nel corso degli ultimi due secoli da borgo a carattere rurale a moderno centro urbano in virtù di profonde trasformazioni urbanistiche legate allo sviluppo turistico e termale. Proprio per illustrare dettagliatamente tutti gli aspetti di questa parte del territorio nel periodo compreso fra gli anni settanta dell’Ottocento e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la Fondazione Museo storico del Trentino, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Levico Terme e i Servizi  Attività culturali e Conservazione della Natura e Valorizzazione ambientale della Provincia autonoma di Trento, ha organizzato la mostra Forte pura salubre Acqua, in programma a Levico Terme da oltre un anno e prorogata fino al prossimo 7 aprile 2015.

Levico Terme, tra sviluppo economico e rispetto dell’ambiente

A partire dal XVIII secolo, il progresso delle discipline mediche e la crescente valorizzazione dell’ambiente naturale contribuiscono a creare le condizioni per lo sviluppo di strutture atte al benessere personale e al recupero dalle malattie. Cominciano a rafforzarsi l’interesse nei confronti dell’idroterapia e della crenoterapia e a diffondersi le prime guide mediche in cui si promuovono le proprietà terapeutiche e curative delle fonti di acqua sorgiva.

Levico Terme
Uno scorcio di Levico Terme

In Trentino, le località di Vetriolo, Levico Terme e Roncegno in Valsugana, Comano nelle valli Giudicarie, Pejo e Rabbi in val di Sole conoscono un notevole aumento di popolarità e sono interessate da importanti processi di sviluppo edilizio. Si costruiscono in tal modo strutture di accoglienza dove ospitare la facoltosa clientela straniera, soprattutto mitteleuropea, e si disegnano nuovi parchi e spazi sociali. In alcuni casi (Levico Terme, Roncegno, Pejo e Rabbi) s’incrementa anche la commercializzazione delle acque minerali attivando moderni processi d’imbottigliamento industriale.

Lo sviluppo economico di Levico Terme

Dal punto di vista economico, il vero punto di svolta per la cittadina trentina fu determinato dalla creazione, l’11 marzo 1860, della Società balneare di Levico che ottenne la concessione della gestione delle acque minerali per un periodo di quarant’anni. Per potenziare al meglio le attività della società, fu intrapresa la costruzione dello stabilimento vicino al Rio Maggiore chiamato Grand Hotel Levico des Bains. Nel 1900, alla scadenza della concessione d’utilizzo, oltre alla Balneare, concorse per il rinnovo anche la neonata società Levico-Vetriolo-Heilquellen, fondata dall’imprenditore ungherese Julius Adrian Pollacsek che riuscì ad ottenere la gestione delle acque per i successivi quarant’anni. La nuova società rappresentò un crocevia decisivo per la storia di Levico Terme: intraprese la costruzione del nuovo stabilimento balneare Grand Hotel e del relativo parco, aumentò il commercio delle bottiglie di acqua minerale oltre a edificare il nuovo deposito per l’immagazzinamento. Il numero di bottiglie etichettate e vendute passò così dalle 25.542 del 1879 alle oltre 657.739 del 1913 permettendo alla commercializzazione delle acque di divenire una delle principali voci del bilancio della società Levico-Vetriolo-Heilquellen.

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Julius Adrian Pollacsek

Dopo la conclusione della Prima Guerra Mondiale, la società fu rilevata dal Comune di Levico Terme che ne risanò il bilancio tramite la creazione, nel 1919, dell’Azienda Fonti. Nel 1929 il Consiglio dei Ministri promosse la demanializzazione delle terme e il 6 marzo 1930 nacque la società Regie-Terme di Levico-Vetriolo. Nel 1952 le terme passarono dallo Stato italiano alla regione autonoma Trentino-Alto Adige e, successivamente, alla Provincia autonoma di Trento fino alla società privata Levicofin.

Le trasformazioni urbanistiche della cittadina trentina

Lo sviluppo degli impianti termali comportò radicali trasformazioni urbanistiche dell’abitato di Levico Terme. Nel 1910 l’architetto Emilio Paor presentò un progetto generale di piano regolatore per andare incontro alle esigenze di modernizzazione della cittadina trentina. Fra gli interventi compiuti, il macello comunale, lo stabilimento Salus, la rete fognaria, il collegamento elettrico e il nuovo edificio scolastico. Non c’è dubbio, tuttavia, che la realizzazione del Grand Hotel fu l’opera più importante costruita in questo periodo. Voluto dallo stesso Julius Adrian Pollacsek e progettato dall’architetto berlinese Otto Stahn, il Grand Hotel venne inaugurato il 16 giugno 1900 dopo soli otto mesi di lavorazione. L’albergo si compone di più piani, e, al tempo della sua inaugurazione, era dotato di cabine per le cure termali, una sala per la ginnastica, un reparto per bagni di luce ed elettroterapia, salotti medici, due ascensori, riscaldamento a vapore, illuminazione a luce elettrica, cento camere per alloggio e numerose sale di servizio con un padiglione che serviva da sala pranzo, sala feste e zona soggiorno. Un grande parco faceva poi da contorno ideale per l’imponente struttura. Progettato dal paesaggista Georg Ziehl, il parco era il luogo privilegiato dove passeggiare e praticare l’elioterapia. Più volte ristrutturato negli anni, il Grand Hotel di Levico Terme ha visto le ultime modifiche durante gli anni 1987-1993 con lavori di restauro realizzati dalla Provincia autonoma di Trento.

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