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    Una nuova vipera italiana: la vipera walser

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    Da qualche mese è stata descritta una nuova specie di vipera italiana, la Vipera walser, probabilmente la più velenosa tra le vipere italiane. Come vedremo il problema della pericolosità del veleno per l’uomo è legato alla sua composizione, che come abbiamo più volte scritto, è diversa anche all’interno dello stesso gruppo di individui. La mia affermazione sulla pericolosità di questo particolare veleno deriva dal fatto che in queste vipere il mix tra i componenti citotossici e neurotossici ha  una composizione diversa rispetto alle altre vipere. Poi naturalmente vale quello che ho più volte detto,  se l’animale è in forze e adulto sarà molto più pericoloso di un individuo debole e giovane. Attenzione però: aver identificato un’altra specie di vipera in Italia non vuol certo dire che è aumentato il pericolo per gli escursionisti e gli amanti delle passeggiate nel verde, ma è solo un passo in più per la conoscenza dell’ambiente e della sua evoluzione.

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    Vipera walser anche qui la livrea è condizionata dall’ambiente, la V. walser è stata descritta nel 2016. La foto proviene da “Vipere italiane”

    Un ulteriore passo per la conoscenza ed il rispetto della biodiversità. La prima volta che ho sentito che nel 2016 era stata descritta una nuova vipera italiana, individuata nella Val d’Ossola e nelle prealpi biellesi, tra Alagna e Gressoney, ho pensato ad uno scherzo. Chi conosce la zona sa bene che in quelle cittadine sono molti i professionisti, in particolare gli avvocati, che hanno proprio lì la casa delle vacanze. Il paesaggio è bellissimo, siamo alle pendici del monte Rosa: è il territorio anticamente colonizzato dalle popolazioni Walser (contrazione del tedesco Walliser) che vuol dire vallesano.

    I Walser

    La popolazione Walser, di origine germanica, proveniente dal canton Vallese, arrivò in Italia alla fine del 1200 per sfuggire ai problemi originati dalla sovrappopolazione, e si stabilì nella valle grazie ad un clima favorevole ai nuovi insediamenti e alle agevolazioni concesse ai Walser dai signorotti locali che avevano interesse ad avere sui loro territori popolazioni ben organizzate e già strutturate socialmente.[the_ad id=”71571″]  Dicevo che mi sembrava uno scherzo perché in Piemonte gli avvocati sono paragonati alle vipere, ed io stesso ho potuto verificarne il morso velenoso.  In questo caso si tratta veramente di un rettile, prima di parlarvi delle “differenze che fanno la differenza” permettetemi due parole sulla composizione del veleno e sulla sua funzione.

    Il veleno delle vipere italiane

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    Una Vipera ursinii sta divorando un ortottero. La foto proviene da “Vipere italiane”

    Nel veleno delle vipere italiane prevalgono le citotossine e le emotossine che colpiscono l’apparato circolatorio, impedendo la coagulazione, causando la rottura dei vasi sanguigni e inducendo necrosi, e di fatto iniziando un processo digestivo. Tuttavia sono presenti in quantità diverse a con grande variabilità anche neurotossine che invece agiscono sul sistema nervoso, inducendo spasmi fino a paralizzare l’individuo morso. La funzione del veleno è sia offensiva, come strumento di caccia, che difensiva, proprio per questo la vipera ad ogni morso decide se e quanto veleno usare. Tutti sanno che la vipera ha due denti veleniferi ripiegati sul palato, meno persone sanno che può scegliere se mordere con un dente, con due, e se iniettare veleno oppure no. Gli erpetologi sostengono che almeno un 20% dei morsi siano a secco (ossia senza inoculazione del veleno).  Le caratteristiche del veleno, come le capacità di controllo della vipera, sono il risultato di secoli di evoluzione. È abbastanza comprensibile come un rettile che vive in un ambiente in cui ha la possibilità di nutrirsi di piccoli mammiferi sviluppi un veleno citotossico e particolarmente aromatico, in modo da poterne seguire la traccia olfattiva. Nel caso debba nutrirsi di lucertole e altri piccoli rettili, sarà invece importante riuscire a fermare questi prima che possano rintanarsi nelle loro irraggiungibili tane, ed allora servirà la componente neurotossica. La composizione del veleno può quindi cambiare anche a seconda della stagione e delle prede da cacciare.

    La vipera walser

    Tornando alla Vipera walser, se non è stata individuata prima è a causa della sua grande somiglianza con la Vipera berus e anche perché la forma e il colore della pelle delle vipere è estremamente variabile, si va da forme con livrea concolor (a un solo colore) che in alcune specie va dall’albino al nero, passando per varie gradazioni di verde e di marrone, a forme con tre o più colori e livree molto elaborate, con disegni di varia forma, particolarmente adatti per mimetizzarsi tra le foglie secche e le rocce. Gli studi attenti degli erpetologi hanno permesso prima di individuare un certo numero di differenze anatomiche, che facevano prevedere che le origini delle Vipera berus e della Vipera walser  fossero diverse, in gergo si direbbe che il loro “clade” è differente, cioè che il gruppo di individui con un antenato in comune, tutti discendenti da lui, è differente.

    L’antico antenato

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    Vipera orsinii è una delle vipere Italiane con la livrea più bella, naturalmente anche per la V orsinii la livrea è molto variabile e condizionata dall’ambiente. La foto proviene da “Vipere italiane”

    Le successive analisi genetiche hanno permesso di individuare i differenti antenati tra la V. berus e la V. walser . Naturalmente, non parliamo di nonni o bisnonni ma di gruppi che si sono spostati dai luoghi di origine in periodi molto antichi, probabilmente nel Pliocene, quando condizioni climatiche estreme, ancora leggibili sui reperti fossili, hanno condizionato la migrazione e il reinsediamento in aree con condizioni climatiche migliori. Nel volume “Vipere italiane gli autori mettono a disposizione del lettore specialista l’intera definizione della specie ed anche le peculiarità delle altre specie presenti in Italia, ma contemporaneamente con un esteso glossario ne permettono la comprensione anche ai lettori non erpetologi. Personalmente sono affascinato dalle differenze, che come io dico: <fanno la differenza>, ossia permettono di riconoscere la specie. Tuttavia concordo pienamente con l’affermazione di C. Darwin che nell’ Origine della specie scrisse: <…io considero il termine specie come una definizione arbitraria che, per motivi di convenienza, serve a designare un gruppo di individui strettamente simili tra loro, per cui la specie non differisce granché dalla varietà, intendendosi con questo termine le forme meno distinte e più fluttuanti. Inoltre, anche il termine di varietà viene applicato arbitrariamente per pura praticità nei confronti delle semplici variazioni individuali.>. Fino alla fine del secolo scorso le nuove specie non avevano vita lunghissima, a volte venivano declassate a sottospecie o varietà della specie principale nel giro di pochi anni, oggi con la genetica molecolare la situazione è diversa: oltre alle osservazioni morfologiche (quelle che si rifanno ai caratteri esterni degli organismi) gli esami genetici mettono un sigillo di autenticità che prima non era disponibile. In pratica, se credete di aver visto dei signori che paracadutavano dagli elicotteri vipere sul vostro territorio, al di là della poca realizzabilità dell’evento, oggi basta un esame genetico per individuare senza possibilità di errore a quale clade appartengono gli esemplari che sostenete “alieni”. Dimenticavo di dirvi che quella delle vipere paracadutate sul territorio (da imprecisati ambientalisti) è una delle tante stupidaggini sulle vipere che hanno spazio nella nostra società “moderna”.

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    Il volume “Vipere italiane” da cui sono prese le foto e molte delle informazioni riportate dall’autore
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    Luciano Zambianchi
    Dopo aver chiuso alcune delle mie vite precedenti, quella sindacale (da Presidente FIARC Confesercenti a Roma), quella politica (membro effettivo Commissione Centrale Ruoli presso il Ministero del Lavoro), quella da redattore e autore nel mondo della carta stampata (Acquari & Natura, L’acquario ideale, Le mie prime venti Aloe, Piante Grasse), quella da tecnologo nell’elettronica industriale, quella da segretario nazionale dell’Associazione Italiana Amatori delle piante Succulente (AIAS), quella da libraio (Einaudi) a San Lorenzo a Roma, quella di formatore e consulente (master PNL), finalmente da alcuni anni posso dedicarmi alle mie passioni: lo studio e il restauro di orologi antichi (con lavori citati anche in Wikipedia), l’allevamento e lo studio di tartarughe terrestri, la coltivazione di qualche centinaio di piante, la partecipazione alle attività di associazioni naturaliste scientifiche (ERPISA, bibliotecario SRSN), l’alfabetizzazione del WEB con la lotta alle bufale e alle “credenze” prive di ogni fondamento che imperversano in rete, oltre allo studio e alla diffusione della cultura ambientale. luciano@einaudiroma.it

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